SALVIAMO I NEGOZI DI DISCHI

per sensibilizzare e mobilitare gli appassionati di tutta Italia
Arrangør:
Kategori:
Nettverk:
Globalt
Dato:
18. april 2009
Tid:
09:00 - 23:00
Sted:
Italia

Beskrivelse

"Salviamo i negozi di dischi", organizzata dal M.E.I e da AudioCoop, con l'appoggio conivolgente
di Toast Records.

Una campagna di sensibilizzazione che si è allargata molto velocemente, stimolando un movimento
d'opinione inaspettato.

Lo slogan del movimento: "non lasciamo morire i piccoli negozi!! Luoghi che possono ancora
diffondere cultura e comunicazione: non virtuale, ma reale!”

E con queste parole d'ordine, Giulio Tedeschi (Toast Records, AudioCoop) ha lanciato a livello
nazionale l'idea di organizzare in tutta Italia, il 18 aprile (data di "Salviamo i negozi di dischi"),
una serie di micro eventi live direttamente nei punti vendita, affiancandoli, se possibile, con
incontri e dibattiti.

Hanno risposto all'appello svariate decine di negozi in tutta Italia: numero apparentemente
poco rilevante, ma che indica una tendenza da non sottovalutare.

A Torino, lo storico Rock & Folk che dalle 16,15 del 18 aprile ha ospitato MAO &
SANTABARBA, il chitarrista Marcello CAPRA, il combo di jazz-ska JAMBALAYA, i
ROOTS DECAY e gli ANTIMUSICA. Brevi interventi di Giulio TEDESCHI e di Domenico
MUNGO. Un pomeriggio sereno che si è chiuso alle 19,30. Da ripetersi il prima possibile.

A Prato gran bel risultato presso la Casa Musicale Niccoli con performance live tutto il giorno.

E poi alla Casa del Disco di Faenza (che ha organizzato un evento che si lega al Festival dell'Arte
Contemporanea).

Il minuscolo Pat Record di Castellamonte (To) ha proposto sconti particolari.

Cosa che ha fatto anche la Fonoteca Outlet a Napoli, vendendo tutto a 5 euro.
O Kandiski Shop a Brescia, con proposte speciali per tutta la giornata.

A Roma Hellnation Store, abituale meta di punk, rockers e mod, ha invitato tutti in negozio
alle ore 18 per un party "a base di birra e chinotto”. Bello il reportage fotografico che testimonia
l'evento. Link in questa pagina.

I FLEURS DU MAL hanno condiviso l'evento proponendo al Bar Celestino di Roma
un set-acustico.

Nel contempo hanno dato la loro disponibilità quasi un centinaio di band emergenti ed
indipendenti e svariati operatori e realtà produttive ed organizzative del settore, tra cui Ernesto
DE PASCALE, RECORDS KICKS, Nicola VANNINI (Audioglobe), Roberta BARBERINI
(M.E.I), Federico GUGLIELMI (Il Mucchio), Claudio TROTTA, Cristiana AFFA (redazione
DEMO Rai), Roberta DI GLORIA (Primo Maggio Tutto L'anno), KEEP ON, Giovanni NASKA
Deidda (Statuto), BARRICADA CONCERTI, MIRAFIORI KIDZ, MARTElive Bologna,
METRODORA Booking, Massimo TORINO (Grigio Torino), Franco BERTACCINI
(Rock & Folk/Torino), Daniel C. MARCOCCIA (Rocksound), Gianni VERNETTI, Giordano
SANGIORGI (M.E.I), Giancarlo BERTELLE (EPolis Torino), STATUTO, Francesco
MULASSANO (Ultrasonica), RTI Piemonte, Gianluca POLVERARI (Radio Città Aperta/Roma),
Enrico DEREGIBUS, Goran KUZMINAC, Marco CIARI (Musica in Piemonte), Christian
AMADEO (Torino Sette), Giacomo CARUSO (Karmablue), Luca FRANCESCHI (Figli di
Guttuso), Davide BLAU (Blaugrana), ART FLEURY, Mirko SASSOLINI Rudy RUZZA (Raiser
Production), AARCTIC HYSTERIA, ANTENNA UNO, MARIPOSA DISCHI Milano,
BIBLIOTECA DAMS Torino, COLLETTIVO FABRICA, Umberto PALAZZO, Johnson
RIGHEIRA, UNITEDCOMMUNICATION, Franco Lys DIMAURO (Rumore),
RISERVAindie, Fabio GALLO (L’Altoparlante/Asti), Valerio MICHETTI (Lisergia), CABARET
SAUVAGE, CHIAZZETTA (il punkautore/Roma), Tony LAWSON (IMIsound/Catania), Giuseppe
GALASSINI (Pieverock Festival), Federico GENTA (La Stampa), DOMINGO (RadioAlternative),
TROUBLEZINE, Maurizio NAPOLITANO Grigio Torino), Stefano Iguana (FLEURS DU MAL),
Giancarlo PASSARELLA (MusicalNews), Salvatore URSUS D'Urso (No Strange), Fulvio PINTO
(Punkadeca), Fabrizio VESPA (La Stampa), Stefano VETTORETTI (Radio Base), Moreno SPIROGI
(Avvoltoi)

E Renato MARENGO (DEMO di Radio1 RAI) che ha scritto su Facebook: "credo
sia importante che qualcuno possa divulgare la musica che tanti talenti producono
soprattutto perchè ascoltandola possiamo condividere i loro migliori stati di grazia.
Salviamo i negozi di dischi"

E Roberto CALABRO’ che su Repubblica.it ha firmato un bell’articolo sull’argomento, che chiude
con queste parole: “il Record Store Day” ... la giornata di chi non si rassegna alla scomparsa non solo
di un oggetto che suona, ma di una cultura che ha segnato profondamente intere generazioni di
appassionati dal dopoguerra fino a oggi”.

E Paolo FERRARI che sull'edizione torinese del quotidiano La STAMPA del 18 aprile ha scritto
"una mobilitazione che punta sull'atmosfera del piccolo negozio".

E Mauro MISSANA che durante la serata del 18 aprile ha preparato uno special radiofonico
sull'argomento da Radio Onde Furlane (e la prossima settimana farà il bis dagli storici microfoni
di Radio Capodistria).

Un invito finale: ammiriamo insieme "The wall of sound" il muro di vinile di Ernesto DE PASCALE,
che gentilmente ci ha concesso in visione fotografica, in occasione di "Salviamo i negozi di dischi".
Lo troverete in questa pagina.

Qui di seguito, invece, sempre di Ernesto, consigli per compilare
un "disco". Inimmaginabile. Veramente un bel regalo e
questa è l'occasione giusta per parlarne ...


COME "COMPORRE" UN DISCO IDEALE!
di Ernesto De Pascale

Compyling an album
-a real true art form-
by Ernesto de Pascale

Fare una buona sequenza è una vera e propria arte affidata nel ondo a esperti del settore

Innanzitutto –come regola generale- quando si compila un disco si deve essere consapevoli che il tempo di attenzione della gente-oggidì-è limitato.

Il posto in progressione che un brano occupa deve avere e sempre ha un perchè

Per compilare bene un disco è indispensabile avere:
-cognizione delle tonalità dei singoli brani ( importantissima!)

Ugualmente importanti sono:
-cognizione dei modi musicali usati
-cognizione dei tempi e delle scanzioni ritmiche
-brani strumentali
-brani con strumentazioni sostanzialmente differenti fra di loro(es:no drums,un pezzo tutto acustico,uno tutto elettronico)

Comiciamo con l’apertura del disco

L’inizio di un disco colpisce l’immaginario più di tutto il resto del disco.Fra venti anni di un disco ci ricorderemo solo dell’inizio e poco del resto

Ci si può ispirare ad alcuni grandi incipit:

-Primo dei Led Zeppelin
-London Calling dei Clash
-Who’s next degli who
-l’incipit della quinta di beethoven

In un grande disco ci si “gioca”il disco nei primi 4 pezzi,se il quinto è anche quello bello vuol dire che un disco è un capolavoro( prendiamo sempre i led Zeppelin e i loro primi 4 album: il primo,secondo e terzo hanno 9 brani discposti 4 sulla prima facciata e 5 sulla seconda,il quarto album ne ha 8 di brani(4/4).Qui la tendenza a disporre i brani in modo teatrale –prima parte più lunga della seconda – è sovvertita per assicurare quel senso di “tight but loose”che rende i lati a dei loro primi quatro album imperdibili,intramontabili,insuperabili(questo esempio vale nolto bene anche per i dischi dei Beatles ma in molti di essi la musica e le composizioni sono più frammentate...)

“Giocarsi”il disco in 4 pezzi è un termine preso dal baseball: nel gergo dei compilatori il quarto brano si chiama –come nel baseball-“homerun” è quello,insomma,con cui porti a casa il risultato definitivo

Quando il disco è partito bene è più facile andare avanti.

Nel compilare un grande disco tutti i trucchi sono permessi(il più frequente ancora oggi è alzare di +3db le prime note del brano successivo e poi ritornare al livello standard di masterizzazione –un pò come la pubblicità in tv che parte sempre più alta di volume del programma in corso ma poi si rilivella da sola!

Il secondo brano deve affondare un pò di più il colpo.Come un assassino che sferra il primo colpo a fondo-the first cut is the deepest cantava cat stevens-il secondo-come cantava graham parker serve a girare dentro la lama(i due parlavano d’amore ma il discorso si può mutuare bene....)

Se il primo brano non parte troppo veloce-ed è un bene-può essere ok un secondo brano un pò più accentuato –dopo avere tenuto conto dei parametri iniziali di tonalità,modo etc...-o dal ritmo un pò differente che tiri su l’attenzione genrale-seguire bene la scaletta de il grande ritmo dei treni neri che,a norma di chi scrive è un piccolo capolavoro!- e invogli ad ascoltare

Attenzione:oggi nell’era di MTV :no brani lunghi a meno che non sei una jam band o un gruppo basato sul virtuosismo(blues...)o sei un solista(steve ray vaughan).Non siamo più nell’era del pro!.

Vale la pena di ripassare il primo disco di Jimi hendrix per vedere come il compilatore seppe sfuggire dal farsi incastrare dal virtuosismo del chitarrista prediligendo i brani agli assoli

Prima di andare avanti conviene anche sottolineare che può funzionare –se l’artista ha confidenza nelle proprie arti- iniziare l’album con un pezzo di anti climax – vedi l’inizio di Watcher of the skies in Foxtrot dei Genesis .Noi abbiamo,ad esempio,iniziato l’abum tributo a un famoso jazzista nero,arrangiatore per big band(il tributo a Oliver Nelson)con un solo di piano.

Il cosidetto pezzo anticlimax deve essere un pezzo e non una –più o meno lunga intro di rumori o efx (king Crimson 1 oppure disco esordio dei Roxy Music...).Quelle sono ambientazioni,landscape sonori per far entrare l’ascoltatore nel mood. Ma dopo l’avvento di MTV non funzionano più.
Oppure funzionanano se il disco si chiama dark side of the moon!!!e tu sei i pink floyd.....

Anche se non è una regola fissa gli artisti hanno le proprie tonalità preferite e certe musiche hanno tonalità più appropriate di altre –il funk si suona in MI maggiore,ad esempio,essendo musica della gente ed essendo il mi maggiore la tonalità del popolo....oppure il folk si suona in do o in fa o in sol che sono le migliori posizioni per chi suona canzoni sulla chitarra-ma è anche vero che può diventare stucchevole compilare dischi con troppe ripetizioni di tonalità o,addirittra, scrivere dischi con troppi brani nella stessa tonalità.
Hanno, nel 2003 ovviato,i danesi The Raveonettes,un gruppo di psychobilly surf che hanno espressamente sottolineato sulla prima di copertina di aver fatto un disco tutto in ntonalità di sib minore(“recorded in glorious Bb minor”) ma,sopratutto,in queste piccoli deviazioni bisogna sapere leggere:essi sono più che altro meccanismi di hyper media(che a volte nascondono la pochezza di alcuni,The Raveonettes ad esempio,anche proprio per il genere che suonano,non hanno di che allargarsi motlo come musicalità!...).”Blues jam at chess”dei Fleetwood Mac, del gennaio 1969,con il meglio del blues nero di Chicago, registrato in casa loro, era un lp di quattro facciate,suddivese in quattro tonalità differenti ogni singola facciata.
Il compilatore per dare-probabilmente-uniformità agli stili del chiacago blues optò per questa scelta(ma è solo una supposizione...).

E’ importante che il primo singolo da un album sia il brano posizionato in seconda posizione.Avere i singoli in apertura del disco è un modus operandi degli anni sessanta, quando i lp erano una raccolta di singoli.
Oggi un singolo forte regge anche la terza posizione.
In questo caso sarà forse che il vs singolo d’esordo è un pò differente dal resto dell’album(o l’unico pezzo bello che avevate...) e per non far impaurire quei poveri bischeri che hanno speso 21 euro per ilo vs disco allora lo mettete nel mezzo perso fra materiale di scarsa levatura? Accade anche questo al mondo d’oggi,d’altronde è anche un modo per tenere un teen ager incollato su un disco un pò di più mentre aspetta la canzone vista in tv.....

Il primo singolo di un disco deve avere un ruolo rassicuramente ed è logica della musica pop italiana indirizzare un ascoltatore a recepire un singolo usando verso un brano in tonalità maggiore.

Questa regola è una regola esclusivamente italiana e indica-in generale-una poca fiducia nell’ascoltatore medio.Negli Stati Uniti dove i brani in minori non sono discriminati – essi sono la base della cultura nera rythm & blues e soul nell’era moderna!-il problema non sussiste.Negli anni settanta la musica americana sviluppò in pieno il meccanismo di grandi canzoni in tonalità minore.esse sono proprio un sound nel sound di certa musica di quel decennio

Negli ottanta in Italia ci sono stati compositori che bandivano passaggi in tonalità minore nei loro brani avendo paura di perdere quel senso di “portamento”,sicurezza”(che piace tanto ai network radiofonici) ed “epicità”che certe sequenze maggiori hanno insite.

Fatte queste premesse sul primo singolo torniamo alla scaletta dell’album che state compilando.

E’ sul terzo brano, che si deve puntare il dito per muoversi in differenti direzioni:

a.) è il primo singolo dell’album
b.) è il brano su cui si può meglio adoperare una radicale scelta di cambi di modo per spostare l’innaginario dell’ascoltatore.
Sull’ascoltatore adulto ciò funziona molto bene.

Se aveve un disco tutto in tonalità maggiore con un solo pezzo in minore,benne, piazzate il pezzo minore in terza posizione ma non diteci che poi quello è anche il primo singolo dall’album,sareste dei coraggiosi,o forse solo dei veri musicisti che amano la propria musica!.....

E se dovesse essere che si compila un album con due singoli il secondo singolo dove lo metto?

Se il vs album è pensato sui singoli allora è buona cosa piazzare il secondo singolo in prima posizione-ai ragazini sarà più facile identificarlo, almeno fino a lì ci sono arrivati!-se pensate l’album nella sua interezza dipenderà se ravvedete nel disco un ulteriore terzo singolo.Cmq, nell’era dei compact ci si può spingere a piazzare un singolo anche in settima posizione.( Per molti la scansione dei numeri dispari è scaramantica)

A questo punto è anche importante dire e ricordare che man mano si va avanti nella operazione di comnpilare un disco si deve sempre tenere presente l’interezza di esso e non perderne la visione globale.

L’uso delle varie tonalità che compongono un disco vanno anche pensate in questa ottica affinche le tonalità possano- a proprio volere,naturalmente-susseguersi per movimenti ( per quarte,per terze,per seste,per quinte)dando così al disco una alternanza strutturale forte e una solidità importante.

L’operazione descritta resterà solo appannaggio del compilatore e diffcilmente potrà essere spiegata a altri.

Auguratevi quindi che il vs disco entri nella storia del rock e avrete così qualcosa da aggiungere che solo un analista musicologo avrà potuto scovare e riportare alla luce( e voi potrete comunque ricusarlo che è solo un pazzo visionario....)

In quarta posizione del disco è necessario, ed anche storica abitudine, posizionare il capolavoro del disco stesso.

“...se non ne avete uno incidetelo oppure risparmiatevi di pubblicare l’album!”(Peter Grant,manager dei Led Zeppelin).

Beh!....,non aveva tutti i torti l’ex giocatore di wrestling inglese a dire così!.Se non altro per la posizione di”Starway to Heaven”nel quarto disco dei sui pupilli ma per tutto il know how collezionato in duri anni di gavetta assieme all’amico produttore Mickie Most.

Per spiegare di cosa è questo capolavoro diciamo che esso sarà il brano che durerà di più nel tempo, il più ricco di significato, il più profondo, quello che si snoderà più a lungo nel lato,il brano che forse non potrà mai diventare un singolo-anche se “Starway to heaven”lo divenne a tutti gli effetti nelle radio fm americane dei settanta!-ma di certo Il Brano con cui voi volete essere ascoltati e valutati con attenzione.

I programmatori radio di album oriented rock,middle of the road, adult oriented rock, compongono scalette proprio partendo da questi brani. Osservano la song list e individuano subito quel disco già dalla stesura della scaletta e dalla durata del brano,pur senza aver ascoltato il disco in questione.

Questo sarà anche il brano con il titolo più azzeccato(non che gli altri non lo devono essere!)magari immaginifico.Sarà anche il brano che permette un pò di sperimentazione,qualunque genere voi facciate.

Nell’epoca dei trentatre giri il quarto brano portava-spesso-alla chiusura del lato a.

L’operazione cambiare lato al disco ,di alzarsi, andare a cambiare il lato del disco,adoperandosi intorno al giradischi permetteva all’ascoltatore di ripercorrere mentalmente ciò che aveva ascoltato

Per questo motivo si consiglia, ancora oggi, dopo un brano importante di inserire una pausa leggermente più lunga delle precedenti.

Il meccanismo delle pause deve essere a questo punto spiegato esaurientemente.

Le pause,i silenzi valgono quanto e – a volte- più della musica.

Sono moltissimi, e da sempre, gli artisti che affidano a importanti dj questo onere.L’esempio più celebre è quello di Alan Freed,colui il quale è considerato essere stato l’inventore del termine rock & roll.

Accusato della dubbia usanza che aveva di pretendere di co firmare i brani degli artisti che suonava per radio(Chuck Berry è l’esempio più lampante) ,accusato,così si difese” Un buon titolo di una canzone vale almeno il 50% della canzone stessa.Una scaletta fatta bene un altro 50 % del disco. Cosa resta ? Una buona canzone? Tutti siamo in grado di scrivere buone canzoni, esse sono nell’aria.Il mio mestiere è prenderle al volo....”

Anedottica a parte, dagli anni di George Martin con i Beatles in poi,e proprio grazie al produttore die Fab Four si cominciò a porre molta attenzione alle pause fra un brano e un altro arrivanbdo al parossismo nel 1980 quando Walter Becker e Donald Fagen(Steely Dan) vollero per il disco “Gaucho” pause del silenzio “calibrato” fra di loro, impegando quasi un mese ad analizzare il nastro blank(vuoto).Pur nella diffcoltà e nella astrazione del gesto la logica dei due era ferrea: “così come si masterizza la musica su un disco-affermarono- noi vogliamo masterizzare anche le pause poichè il nastro vuoto produce cmq certe frequenze.Vogliamo-aggiunsero-cioè che il nostro ascoltatore non esca mai dal mood che gli prepariamo”.encomiabile, ma costoso!

Martin insegnò l’arte di pauseggiare ai Beatles(così come ai suoi tecnic quella, già accennata in precedenza di alzare l’inzio del brano successivo).

Usualmente la pausa la si prende dalla divisione ritmica del brano appena terminato.Si continua cioè a battere il tempo del pezzo finito andando a contare dove meglio, o più ritmicamente,il successivo deve partire,tenendo conto delle differenze fin ora espresse.

Ci sono, meglio, c’erano delle convenzioni come quella – nata alla RCA americana- che fra un brano e un altro passassero 3 secondi ma questa convenzione, con la nascita delle radio fm underground e l’abituare l’ascoltatore radio ai dischi miscelati, svanì presto. Chi vuole ancora la usa e sa di non sbagliare.

3 secondi fra un brano e un altro sono una eternità.Li puoi usare se ti trovi poi davanti a un capolavoro, se vuoi che il tuo ascoltatore prenda fiato perchè sta per ascoltare qualche cosa di pazzesco e con quei 3 secondi tu gli dici –col silenzio-di stare pronto a qualcosa di grande.

Oggi le pause hanno maggiore aderenza ai tempi ritmici del disco stesso o sono usate in controtempo-pesare l’inzio del secondo pezzo della seconda faciata del secondo disco dei led zeppelin(Living loving maid)-per scuotare l’ascoltatore.

Ma sempre più frequentemente le pause sono sostituite – grazie agli skip dei cd- da sfumature incrociate o sovapposizioni che danno più spessore e profondità al disco in questione.

Bello anche l’uso dell’accostamento in senso più stretto del termine ( finisce la eco dell’ultima nota del brano prima,inizia usbito quello dopo-sistema questo che per anni ha dato problemi ai vecchi lettori cd per il tempo troppo sottile di pausa fra un brano e un altro.L’accostamento funziona bene quando i due brani sono davvero differenti fra di loro.

Nell’epoca del cd molti si sono dimenticati delle dinamiche –ben più complesse ed argomentate- dell’amato trentatre giri.

Abbiamo già accenato all’atto di alzarsi, recarsi al giradischi,recuperare la puntina,portarla indietro sull’apposito reggibraccio,prendere fra le mani il vinaile e girarlo e,proprio in quell’attimo che dura il batito di una palpebra,essere attraversati dal dubbio se girare o non girare la facciata.

Da una parte attratti dalla curiosità,dall’altra dal dubbio famelico di aver assorbito per intero la musica ascoltata molti amanti della buona musica hanno studiiato nei migliori anni della loro giovinezza sistemi di vario genere.

Si sono perciò susseguiti sistemi matematici( x volte la facciat a,x volte la facciata b,poi via via scemando fino ad ascoltare di fila le due facciate quando il disco era oramai cosa vecchia),sistemi casuali(ad occhi chiusi),sistemi di fantasia(lascio il disco sul piatto, ricomincio da dove lo ho lasciato ieri) e molti altri altri ancora che voi stessi potete nominare( mi imparo un intero lato a memoria poi passo a impararmi l’altro).

Certo è che all’epoca dei trentatre giri la questione di cosa mettere sul lato due era questione annosa e di grande importanza per la stessa storia e per la vita di un gruppo.

Mettiamo che Voi site George Harrison e per la prima volta dopo anni vi è “concesso2 di inserire un brano in un disco del gruppo e vi ritrovate in seconda facciata ,cosa pensate? Vi sentite presi per il culo?

Oppure mettiamo che siete John Bonham e-dopo molto chiasso vi permettono di inserire nel disco il vostro brano di punta – un assolo di batteria, niente di più, a dire il vero-che i vostri colleghi hanno denominato “Pat ‘s Delight”(Pat è vostra moglie!) e scoprite che è il penultimo brano del secondo lato del disco e che dopo di quello per di più viene un piccolo capolavoro di misura e intensità(“Bring it on home”)voi cosa fate?vi è permesso incazzarsi?

Ecco questi sono solo due degli esempi più vistosi di come era( e in certi casi è rimasto difficile)trattare bene un lato b di un album.

Le cose si facevano ancora più difficili per artisti come quelli dell’area del progressive ,molto intelligenti ma poco disposti alle discussioni tranquille. Dagli Yes ai Gentle Giant,le loro songlist erano cosa difficile da vivere e complessa da gestire,valga su tutti il disco “Octopus”dei Giant,ispirato dalle “Variazioni”del compositore inglese Elgar e come quelle variazioni ognuno dei brani dedicato a una specifica persona.

Per l’ascoltatore a casa il problema di che brani inserire in un disco e di dove posizionare ognuno di essi non si pone.

Questa problematica oggi praticamente non sussiste più con il proliferare di bonus tracks, brani fantasma, cd lunga durata e così via. Una volta il problema poteva minare la vita di un artista.

Bravo ra il produttore che sapeva far ragionare l’artista e inculcare in quello il principio del LESS IS MORE .

Provate a riflettere sulle ristampe di tanti album degli anni sessanta e settanta. Queste vengono messe sul mercato con,a volte, decine, di bonus tracks.

Questi sono i brani che gruppo aveva scartato e che-d’accordo, ci auguriamo noi, con il produttore, vennero scartati per dare al disco un senso compiuto.

Oggi,pur di collezionare il numero più alto di vendite ( e di secondi acquisti da parte dei cosidetti completisti) ci troviamo davanti a piccoli capolavori di 35 minuti(“Mr Tambourine Man”dei Byrds) tramuati in pedisseque sequenze di brani dalle false partenze o piene di tentativi mai portati a termini.

Se queste registrazioni possono servire a capire il mudus operandi di un artista esse sono deleteree in quanto non formano nel giovane ascoltatore il senso di compattezza,di unità, di determinazione che un grande album ha.

Un grande album ha,insomma, un inizio e una fine.

Avvicinandosi al termine del disco e scorrendo la seconda facciata l’ultima occasione importante per giocarsi il gradimento e l’interesse è il secondo brano del secondo lato ( o il corrispettivo di esso – numero 6/7 nella scaletta di un cd ).

A questo punto del disco avrete dovuto comunque costruire la scaletta con il vestire il brano precedente di alcune precauzioni affinchè il brano in questione suoni veramente speciale

Si tratta allora- si chiederà qualcuno-di usare-per aprire l’ipotetico secondo lato di un ipotetico album- un brano minore ? o posizionare lì un brano debole per favorire il brano successivo, quello che abbiamo chiamato de “l’ultima occasione! ?

Queste sono decisioni che si lasciano volentieri al compilatore di un disco e il frangente è quello tipico che giustifica un professionista esperto, un esterno, piuttosto che una interminabile diatriba all’interno di un gruppo.

Intorno al settimo,ottavo brano del disco le vostre orecchie saranno già sature.

Se qualcosa c’era da dire è stato detto, se qualcosa si voleva dire è già stata detta

Troppo frequentemente il seguito dei dischi-sopratutto oggi che con il supporto cd si può arrivare a 80 minuti di musica-è oggi riempito da brani poco interessanti, quasi composti per occupare spazio e giustificare l’alto costo del supporto.

I grandi album-come già specificato- non superavamo mai i nove,dieci brani e i 40 minuti di musica.

Nell’era delle promozioni e dei finti sconti il motto 80 minuti di musica, 18 brani deve essere considerato un campanello d’allarme per un amante della buona musica.

Nessuno nega l’impeto creativo di un artista ma è anche vero che una volta con 18 brani si compilavano 2 dischi. I discografici pongono oramai poca attenzione ai contenuti e andati sono i tempi in cui direttori artistici passavno le notti in piedi con i propri artisti e gli in house producer a ragionare su questo o quel brano

Spesso e volentieri si assistono a gloriose dichiarazioni di guerra contro i pirati della musica ma nessuno mette mai in questione la qualità dei prodotti di oggi. Nessuno ha mai il coraggio di affermare che la musica di oggi è scadente, non rispettosa del pubblico, aggressiva e distante dagli ascoltatori.Le distanze si possono ancora colmare.
La buona compilazione della sequenza d’ascolto è un grande atto d’amore dell’artista verso il proprio pubblico, un atto non apparente ma che fa la differenza e che resta nel tempo come nel cinema fa la differenza una sequenza di montaggio piuttosto che un altra o in un libro il posizionamento di un capitolo a sostituzione di un altro.

Così come della Divina Commedia si ricorderà questo o quel canto di un grande disco si ricorderanno sequenze e ogni volta che si risuonerà il disco in questione l’emotività tornerà in circolo.

Sarà così assolto il grande compito della musica.

Ernesto de Pascale
Firenze 28.04.03

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