«La diffusione incontrollata delle gastronomie etniche è un problema urgente, sentito e grave. La loro presenza è esplosa non solo nelle zone a più alto tasso d’immigrazione ma in tutta la città. I kebab sono luoghi di incontro e di aggregazione problematica, dove si spaccia, c’è degrado e anche immigrazione clandestina». Così il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, della Lega Nord, ha lanciato la crociata anti-kebab. Il gruppo consiliare regionale della Lega Nord ha presentato due progetti di legge. Uno chiede di equiparare i laboratori artigianali ai pubblici esercizi, l'altro progetto chiede che le attività commerciali si integrino sul territorio «ad esempio - si legge - fast food, ristoranti cinesi, kebab, sexy shop sono generi di attività commerciali che stonano pesantemente all’interno di un millenario borgo storico», anche se stupisce che un kebab venga equiparato a un sexy shop.
Questo, in realtà, è il secondo attacco alle attività imprenditoriali gestite in maggioranza da stranieri, dopo la rigorosissima legge regionale anti- phone center (dichiarata poi illegittima).
Il gruppo nasce a sostegno dei kebab e, più in generale, contro le generalizzazioni razziste di cui siamo vittime da dieci anni questa parte.
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