Si al crocifisso nelle scuole!
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Contro la sentenza ingiusta di Strasburgo, per il crocifisso nelle scuole!

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Ansa 3 Novembre

No a crocifisso in classe Strasburgo: lede libertà

STRASBURGO - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.

Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione.

La sentenza emessa oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo sul ricorso presentato da Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese, contro l'esposizione dei crocefissi nelle scuole ha previsto che il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza, rende noto l'ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

Il governo italiano ricorrera' contro la sentenza emessa oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo relativa al caso dei crocifissi nelle aule scolastiche. Lo ha dichiarato all'ANSA il giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo. Se la Corte accoglierà il ricorso del governo italiano, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Qualora il ricorso del governo non dovesse essere accolto, la sentenza emessa oggi diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni legate alla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche.

"Per noi è una novità. Prenderemo visione della sentenza poi la scuola prenderà una decisione": questa la posizione espressa dalla dirigenza della scuola media "Vittorino da Feltre", ad Abano Terme (Padova), di fronte al pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla vicenda dei crocifissi nelle classi. Una questione sollevata nel 2002 da Soile Lautsi, una donna finlandese ma residente e sposata in Italia da una ventina d'anni, i cui figli frequentavano all'epoca l'istituto padovano. "Chiaramente - dicono ancora dalla scuola - i figli della signora non sono più qui. Speriamo che adesso siano all'Università. In ogni caso abbiamo tenuto sempre ferma la disponibilità alle decisioni di legge che sono state prese sulla vicenda sollevata dalla madre degli alunni". Un iter giudiziario che il consiglio di Stato nel 2006 aveva in qualche modo chiuso con una sentenza che indicava il valore di simbolo del crocifisso anche su un piano di valori civili.

NO COMMENT DAL VATICANO, PER LA CEI DECISIONE 'IRRESPONSABILE'

Il Vaticano vuole leggere la motivazione, prima di pronunciarsi sulla sentenza oggi della Corte europea di Strasburgo che ha condannato la presenza dei crocifissi nelle aule come una "violazione" delle convinzioni religiose dei genitori. "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, durante una conferenza stampa per presentare un prossimo convegno sull'immigrazione. Anche mons. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti, presente in conferenza stampa, si è unito alla linea di padre Federico Lombardi. "Preferisco non parlare della questione del crocifisso perché sono cose che mi danno molto fastidio", ha detto di fronte alle insistenze dei giornalisti. Prima di commentare la sentenza della corte di Strasburgo, mons. Veglio' ha premesso che ''e' una fortuna vivere in un mondo multiculturale'' e che la convivenza tra diverse religioni ''e' una ricchezza''. Tuttavia a proposito del 'no' europeo al crocifisso nelle aule italiane il presule ha ribadito che la sentenza ''e' un po' forte'' e lo infastidisce perche' ''l'identita' nostra bisogna pure conservarla''. Pur affermando di rispettare comunque le decisioni della giustizia, ha aggiunto di sperare che si trovi una soluzione per preservare la cultura di un Paese.

Il crocifisso rappresenta "una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è davvero irresponsabile voler cancellare". Lo ha affermato in un'intervista alla Radio Vaticana, mons. Vincenzo Paglia, responsabile della commissione Cei per il dialogo interculturale, commentando la sentenza della Corte europea di Strasburgo. "A me pare - ha aggiunto mons. Paglia a proposito della sentenza - che parta da un presupposto di una debolezza umanistica oltre che religiosa del tutto evidente: perché la laicità - ha spiegato - non è l'assenza di simboli religiosi ma la capacità di accoglierli e di sostenerli di fronte al vuoto etico e morale che spesso noi vediamo anche nei nostri ragazzi". "Pensare di venire in loro aiuto facendo tabula rasa di tutto - ha proseguito - mi pare davvero miope anche perché presuppone una concezione di cultura che è libera solo nella misura in cui non ha nulla o ha solo quello che rimane sradicando da ogni storia, tradizione, patrimonio". Il presule ha ricordato che i luoghi pubblici italiani sono stracolmi di crocefissi: "non credo - ha osservato - che ci sia nessuno che pretenda di distruggere i simboli religiosi nelle strade e nelle piazze italiane perché levano la libertà di religione". Mons. Paglia, responsabile Cei per il dialogo interreligioso (e non interculturale come scritto precedentemente), ha respinto l'argomentazione secondo cui il crocifisso nelle aule scolastiche rappresenti un'imposizione. "Non lo credo - ha spiegato -. E' un ricordo di che cosa accade all'uomo quando la giustizia non viene rispettata e da cui emerge un valore di gratuità di cui tutti abbiamo bisogno a qualunque fede appartiamo". "In questo senso - ha concluso - c'é una dimensione anche di peso culturale ed educativo che è irresponsabile davvero voler cancellare".

GELMINI, RAPPRESENTA TRADIZIONI

"La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione". Lo ha affermato il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini in relazione alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla presenza del crocifisso nelle classi.

CORO DI NO DAL CENTRODESTRA

"In attesa di conoscere le motivazioni attraverso le quali la Corte di Strasburgo ha deciso che i crocifissi offenderebbero la sensibilità dei non cristiani, non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica". Così il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia interviene in merito alla notizia della sentenza della Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo sui crocefissi nelle scuole. "Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l'Europa. Che destino paradossale: proprio coloro che dovrebbero tutelare il senso comune si danno da fare per scardinare la nostra civiltà. Si vergognino!".

''Trovo assurda e gravissima la sentenza della Corte di Strasburgo contro la presenza del crocefisso nelle scuole italiane. Gia' il Tar ed il Consiglio di Stato si erano pronunciati sulla vicenda rigettando le richieste della cittadina finlandese e dichiarando che: 'il crocifisso e' il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell'identita' del Paese, ed e' il simbolo dei principi di eguaglianza, liberta' e tolleranza e del secolarismo dello Stato.' Un pronunciamento ineccepibile che viene completamente sovvertito dalla Corte europea''. E' quanto dice Gabriella Carlucci, vice Presidente della Commissione Bicamerale per l'Infanzia. ''Ancora una volta un organismo europeo, entra a gamba tesa nelle questioni interne del nostro Paese, calpestando valori e principi su cui si fondano la nostra societa', la nostra cultura, la nostra identita'. Lo Stato italiano deve opporsi in giudizio a questo pericolosissimo precedente'', conclude.

''La Corte europea dei diritti dell'uomo, con questa sentenza, ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori. In ogni caso, i crocifissi da noi resteranno sulle pareti delle nostre scuole, dove sono sempre stati, cosi' come continueremo ad avere i presepi o a festeggiare il Natale. Perche' siamo orgogliosi di questi nostri simboli e del loro significato e perche' fanno parte di ognuno di noi''. Lo afferma Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Legislativa commentando la sentenza della Corte europea di Strasburgo.

CASINI, CONSEGUENZA PAVIDITA' UE

"La scelta della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di bocciare la presenza del crocifisso nelle scuole è la prima conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione Europea". Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini in un'intervista al Tg2. "Comunque, nessun crocifisso nelle aule scolastiche ha mai violato la nostra libertà religiosa, né la crescita e la libera professione delle fedi religiose. Quel simbolo - conclude - è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e anche dell'Europa".

MURA (IDV), ADEGUARE SCUOLA A SOCIETA' MULTIETNICA

"La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo può legittimamente suscitare reazioni di segno profondamente diverso motivate da un lato dalla tradizione, dalla storia e dalla cultura del nostro paese, dall'altro invece da una sentenza, approvata all'unanimità, da un autorevole tribunale europeo. Ma la cosa più sbagliata che si può fare è quella di dar vita ad una accesa battaglia tra chi vuole il crocifisso nelle aule e chi non lo vuole, perché non è questo il vero problema da risolvere nella scuola italiana". Lo dichiara Silvana Mura, deputata di Idv. "La questione fondamentale invece riguarda una scuola destinata ad avere studenti che sempre di più saranno di etnie e culture diverse. L'offesa nei confronti di studenti di religioni diverse da quella cattolica non credo sia rappresentata tanto da un crocifisso appeso al muro, ma piuttosto da programmi che non si pongano il problema di conciliare le caratteristiche fondamentali che l'insegnamento di stato deve avere con la nuova realtà multiculturale e multietnica che in futuro sarà rappresentata dagli studenti della scuola italiana", conclude.

FRANCO (PD), E' RISPETTO LIBERTA' RELIGIOSA

"Il crocifisso non è e non può essere considerato unicamente espressione delle tradizioni italiane, come sostiene il ministro Gelmini, a meno di non voler svalutare questo simbolo religioso. Certo, fa parte della nostra storia. Ma di fronte a questa sentenza è chiaro che occorre riflettere sui modi migliori di promuovere la convivenza civile tra la molteciplicità di culture e religioni che caratterizzano attualmente la popolazione che vive in Italia". Lo dice la senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd. "Invece di arroccarsi nella difesa e nella conservazione - prosegue Vittoria Franco - la vera riflessione da promuovere è come arrivare a favorire ancora meglio, nelle nostre scuole che ospitano da tempo bambini portatori di molteplici culture e religioni, la convivenza pacifica e il rispetto. Mi sorprende dunque il ministro Gelmini, che si preoccupa delle tradizioni anziché pensare al fatto che le classi italiane sono multietniche da tempo. La Corte europea - ha concluso Vittoria Franco - ha semplicemente richiesto allo Stato italiano il rispetto della libertà religiosa e non mi pare che questo sia in contrasto con la nostra Costituzione come sostiene il ministro Gelmini".

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/11/03/visualizza_new.html_993253327.html
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Non si sono ancora spente le polemiche suscitate dalla recente decisione del Tar del Lazio sui professori di religione e già una decisione ancor più importante sta per essere presa, in questi giorni, in totale sordina.


- Il Foglio, 20 agosto 2009

Davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo è attualmente pendente un giudizio sulla compatibilità tra le norme dell’ordinamento italiano che prevedono l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950. Il giudizio è stato promosso da una signora che già nel 2002 aveva fatto ricorso al Tar del Veneto per ottenere la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche frequentate dai figli. Il Tar aveva rigettato il ricorso e la sua decisione era stata impugnata, senza esito, dinanzi al Consiglio di stato. Anche quest’ultimo aveva ritenuto legittime le norme che obbligano a esporre il crocifisso, osservando che, se per i credenti esso può rivestire un significato religioso, non assume comunque valore discriminatorio per i non credenti: il crocifisso, infatti, rappresenta e richiama "in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile".
La signora veneta non si è arresa, e nel luglio 2006 ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, lamentando da parte dell’Italia una violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
In particolare, ha denunciato una lesione della libertà di pensiero, coscienza e religione e una discriminazione nei confronti propri e dei figli rispetto ai cittadini appartenenti alla religione cattolica, come anche la violazione del diritto ad assicurare ai figli un’educazione conforme alle proprie convinzioni religiose e filosofiche. La Corte europea ha posto al governo italiano alcune domande, tra cui quella relativa alle conseguenze per i professori che decidessero di non esporre o rimuovere il crocifisso e quella relativa alla possibilità di esporre accanto al crocifisso simboli di altre religioni.
La questione all’esame della Corte europea è assai delicata. E’ da auspicare che la Corte non ceda alla lusinga di una deriva laicista che non manca, purtroppo, di sostenitori, ma che non ha nulla a che vedere con un corretto rapporto tra potere pubblico e religione, quale quello che si desume, tra l’altro, dalla Costituzione italiana. Secondo quest’ultima, è bene ricordarlo, i poteri pubblici non sono indifferenti verso il fenomeno religioso, bensì, pur riconoscendo l’importanza della religione nella realtà sociale, si dichiarano incompetenti a disciplinarla direttamente e affidano, invece, tale disciplina agli accordi con le diverse confessioni religiose. Inoltre, la decisione della Corte europea potrebbe avere conseguenze particolarmente significative non solo per l’Italia, ma anche per gli ordinamenti degli altri numerosi paesi che hanno sottoscritto la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3254
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Via crocifisso, scuola contro prof
Terni, gli alunni chiedono di lasciarlo

Un professore dell'istituto professionale per il commercio Alessandro Casagrande di Terni toglie il crocifisso dall'aula durante le sue lezioni di italiano e storia, ma gli studenti gli chiedono di lasciarlo al suo posto. Della vicenda sono stati informati anche il consiglio d'istituto e il preside, che hanno espresso dissenso per l'iniziativa del docente, chiedendo l'intervento dell'ufficio scolastico regionale e della magistratura.

La vicenda ha interessato la classe terza A dell'istituto professionale. Dell'episodio parla oggi il Corriere dell'Umbria. Il docente, Franco Coppoli, è in servizio alla scuola ternana dal settembre scorso. Al Casagrande insegna in quattro classi e l'unica aula dove è posizionato il crocifisso e la terza A. Al suo arrivo il professore toglie l'immagine sacra dal muro e la ripone nel cassetto della cattedra per poi ricollocarla al termine della sua docenza.

Gli studenti, sedici fra italiani e stranieri, si sono però più volte riuniti in assemblea chiedendo che il crocifisso sia lasciato esposto anche durante le lezioni di Coppoli.

Tratto da http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo435070.shtml#anchorCommenti

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Studenti contro la prof: "Ha preso il crocifisso e l'ha buttato nell'armadio"


Grezzana (Verona) - Come se nulla fosse la professoressa ha tolto il crocifisso dalla parete e l'ha buttato come un legno vecchio tra le tempere, gli stracci sporchi di vernice e chissà cos'altro ancora in quel polveroso armadietto dell'aula di educazione artistica. Quando gli studenti, una ventina della 3ª B, sono andati a chiederle ragioni, lei ha detto di non saperne nulla e ha rimandato tutti ai loro posti. Grezzana, paese di cinquemila anime alle porte di Verona, si sveglia così con l'anno nuovo. Ammazzate le feste, viene buttato via il Cristo. Tanto che il sindaco Mauro Bellamoli stamattina alle 8 sarà già davanti ai cancelli della scuola. Quattro sezioni, 31 professori, un 25% di allievi extracomunitari. Stavolta però i problemi non arrivano dall'integrazione ma da chi mal tollera i simboli del cristianesimo. Il sindaco andrà a parlare con gli studenti, le prof, la dirigente del comprensorio, Maria Luisa Aguiari: «Se davvero è andata così - afferma Bellamoli - solleciterò un intervento del ministero affinché sia accertata la verità». E così parte una vera e propria verifica, seppure soft, del primo cittadino su un episodio che determinerà comunque delle iniziative. Già domani il sindaco deciderà infatti quali passi formali intraprendere: «Se le cose sono andate davvero - aggiunge - come raccontano gli studenti è chiaro che si offende non solo la cultura cristiana locale ma anche l'intera nazione perché ci sono delle legge e vanno rispettate».

Nel suo ufficio un'icona della Madonna, e un piccolo e visibilissimo crocefisso alla parete. Nell' aula «artistica» delle medie Giovanni Pascoli, invece, tre grandi tavoli per i lavori collettivi, disegni dei vigili del fuoco da ultimare, fotografie di Praga alle pareti, disegni di fantasia. Persino le locandine della mostra di Picasso a palazzo Grassi. E, tanto per concludere, sempre affisso un vademecum comportamentale per l'atteso discepolo modello. Norme che meritano un inciso. In pillole, la disciplina alla Pascoli di Grezzana. Articolo numero uno «Si rimane sempre seduti al proprio posto». Ancora: «Si parla ai compagni sottovoce». Infine, giusto per capire il rapporto con gli studenti, «Non si deve scrivere o incidere sui tavoli». Su incendi e saccheggi, invece, nessuna osservanza. Del crocefisso, infine, nemmeno l'ombra. E nelle altre aule? Scendiamo a piano terra, 2ª B, aula riunioni. Tutte con il Cristo sempre al suo posto. Al centro della parete, sopra la lavagna. Ma esattamente cosa è accaduto? Difficile dirlo. Gli studenti si dividono in due gruppi. Chi non vuole parlare. Temendo qualche problema in classe o per quieto vivere. Dei 20 studenti, almeno un terzo non ha riferito nulla ai genitori. Gli altri sostengono che la prof abbia nascosto il crocefisso. Altri si spingono oltre. Aggiungono addirittura che abbia rotto la croce di propria volontà, affermando di essere «atea».

Qualcuno aggiunge che l'insegnante ha tolto il Cristo dal chiodo spiegando che si era rotto. Ma poi andando a controllare nell' armadietto gli studenti avrebbero trovato il crocefisso intatto senza danni. Di sicuro tutti gli studenti accusano la loro insegnante. In un attimo è partito il tam tam tra i genitori. E non solo della sezione ma dell'intera scuola media. Sono stati così interessati della vicenda i rappresentanti di classe, qualcuno ha chiesto loro lumi e chiarimenti. Persino ai sacerdoti è arrivata la voce: «Cercherò di sapere - afferma il curato - esattamente come è andata. Certi fatti sono gravi e inspiegabili». E su fino all'ufficio del sindaco. «Se questa professoressa ha sbagliato - assicura il primo cittadino - andrò sino in fondo». Lei, la prof del crocefisso rotto, non si trova a scuola. Dopo le lezioni, è tornata a Verona dove vive. Stamattina passerà altre tre ore con i suoi allievi. Senza far riferimento a quanto accaduto. Non è necessario. Chi invece cerca di smorzare le inevitabili polemiche è la dirigente Aguiari. A chi l’ha sentita ha smentito «che qualsiasi professore abbia mai tolto il crocefisso dalle aule». Mai? «Dice così - si fa coraggio una ragazzina - perché lei in classe non c'era, non ha visto quello che abbiamo visto noi». La scelta della prof ha infatti provocato stupori e più di un malumore tra gli studenti. L'indomani alcuni sono arrivati in classe con in tasca immagini sacre, come a sostegno della propria fede, altri invece hanno riferito ai genitori. Per ora gli studenti della terza B ancora non si sono rincontrati con la prof. Maalle prossime due ore di lezione d'arte è sicuro che si parlerà anche di religione. E magari oltre al dovere di rimanere «sempre seduti al proprio posto », qualcuno reclamerà qualche diritto.

Tratto da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=149546
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Respinto il ricorso di una cittadina finlandese
«Il crocifisso deve restare nelle aule»
Sentenza del Consiglio di Stato: resti in quanto
«è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili»

ROMA - Una sentenza che farà discutere. Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perchè sia un «suppellettile» o un «oggetto di culto», ma perchè «è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili» (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc...) che hanno un'origine religiosa, ma «che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato». Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, con un'importante e articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme (Padova).
SENTENZA - La donna aveva già fatto ricorso al Tar del Veneto che prima di darle torto aveva sollevato una questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, nel dicembre del 2004, avevano dichiarato inammissibile la questione (e quindi non erano entrati nel merito) perchè l'affissione del crocifisso nelle scuole non era prevista da una legge, bensì da due regolamenti del 1924 e del 1927 sugli arredi scolastici sui quali il giudice delle leggi non poteva sindacare. A risolvere la delicata questione sono stati i supremi giudici amministrativi della sesta sezione. Nella sentenza di 19 pagine del Consiglio di Stato vengono posti importanti paletti. Innanzitutto - è scritto - «la laicità, benchè presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi, ma, pur all'interno della medesima civiltà», è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com'è al divenire di questa organizzazione». Insomma, diversa è il principio laico britannico da quello francese, statunitense e italiano.
LAICITA' - Premesso ciò, il Consiglio di Stato lascia alle dispute dottrinarie la definizione astratta di «laicità»: «in questa sede giurisdizionale - si legge nella sentenza numero 556 - si tratta in concreto e più semplicemente di verificare se l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche sia lesiva dei contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma e sostanza al principio di laicità che connota oggi lo Stato italiano, e al quale ha fatto più volge riferimento» la Corte Costituzionale. «È evidente - affermano i giudici di Palazzo Spada - che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto». Se in un luogo di culto «è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso», «in una sede non religiosa, come la scuola, destinata all'educazione dei giovani, il crocifisso - prosegue la sentenza - potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti». Si tratta di «quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. In tal senso - sottolinea il Consiglio di Stato - il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte 'laicò, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni».
15 febbraio 2006

Tratto da http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/02_Febbraio/15/crocifisso.shtml
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Tar Veneto: il crocifisso nelle scuole segno per tutti

IL CROCIFISSO NELLE SCUOLE,
VERO SIMBOLO DELLA LAICITA’ DELLO STATO
Il crocifisso, inteso come simbolo di una particolare storia, cultura ed identità nazionale ...oltre che espressione di alcuni principi laici della comunità ...può essere legittimamente collocato nelle aule della scuola pubblica, in quanto non solo non contrastante ma addirittura affermativo e confermativo del principio della laicità dello Stato repubblicano. Così ha stabilito il Tar del Veneto (sentenza n. 1110 del 22 marzo 2005) con una lunga ed articolata decisione. Innanzi tutto, ricordano i giudici amministrativi, l’esposizione del crocifisso nelle scuole è espressamente prevista e resa obbligatoria da due regi decreti del 1924 e del 1928, tuttora in vigore, inerenti gli arredi scolastici. Ma per il Tar del Veneto l’esposizione del crocifisso non si basa solo su un obbligo giuridico ma anche e soprattutto su motivazioni storiche e culturali, partendo proprio dal concetto della laicità dello Stato e del crocifisso come simbolo. Esso rappresenta infatti il percorso storico e culturale caratteristico del nostro Paese e in generale dell’Europa intera e ne costituisce un’efficace sintesi (cd. simbolo storico e culturale) ed in esso vi si possono identificare numerose confessioni religiose che si rifanno alla figura del Cristo (cd. simbolo religioso). Da queste considerazioni, quindi, la sentenza continua con una approfondita indagine su come il Cristianesimo, così rappresentato dal crocifisso, si ponga rispetto ad alcuni valori giuridicamente sanciti dalla Costituzione repubblicana, anche per valutare la compatibilità della collocazione di un simbolo cristiano in una scuola pubblica. Il Tar del Veneto, partendo dall’ebraismo di Mosè fino ai lavori della Costituente, formula pertanto la conclusione che ...il crocifisso debba essere considerato non solo come simbolo di un’evoluzione storica e culturale, e quindi dell’identità del nostro popolo, ma quale simbolo altresì di un sistema di valori di libertà, uguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato, principi questi che innervano la nostra Carta Costituzionale, ed anzi in questo senso assume anche una precisa valenza formativa per i giovani. All’obiezione che nelle aule scolastiche vi possano essere anche alunni di fedi diverse, come la figlia dei ricorrenti nel caso esaminato dal Tar, i Giudici rispondono che ...il meccanismo logico dell’esclusione dell’infedele è insito in ogni credo religioso ... con la sola eccezione del cristianesimo. Il simbolo del cristianesimo – la croce – non può quindi escludere nessuno senza negare sé stessa; anzi essa costituisce, in un certo senso, il segno universale dell’accettazione e del rispetto per ogni essere umano in quanto tale, indipendentemente da ogni sua credenza, religiosa o meno. Quanto a lasciare la scelta ad ogni scuola – conclude poi la sentenza – a parte che il dato normativo non lo consente, appare dubbio che in siffatta materia, che coinvolge le libertà individuali, possa essere la maggioranza a decidere. Con questa sentenza si è consolidato pertanto l’orientamento giurisprudenziale che riconosce il valore del fatto cristiano, origine dell’identità culturale europea ed italiana, ed il valore dell’autentica laicità dello Stato che non può essere confessionale in senso laicistico.
(a cura degli Avvocati Marco Masi e Gianluigi Pagani)

Tratto da http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=2370