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- Common Interest - Beliefs & Causes
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- Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
Per espletare il servizio militare (non ancora prestato), nel 1985 ha partecipato al Concorso pubblico a 200 posti di Vice Commissario in prova della Polizia di Stato.
Superato il concorso e classificatosi ai primi posti della graduatoria, ha svolto nei primi mesi dall’immissione in ruolo l’incarico di insegnamento di discipline giuridiche nelle scuole di Polizia.
Trasferito a Palermo nel 1987, ha da allora ricoperto diversi incarichi presso gli uffici della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici della Polizia di Stato di Palermo.
Nel 1988 – per volontà del Capo della Polizia Vincenzo Parisi – è stata affidata al dr. Gioacchino Genchi (quando aveva ancora la qualifica di Vice Commissario), la Direzione della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale di Palermo, già diretta da un funzionario "Dirigente" della Polizia di Stato, promosso "Dirigente superiore ad onorem" e collocato a riposo per raggiunti limiti d'età.
Si noti la particolarità ed il livello dell'incarico conferito, di qualificato rango dirigenziale, identificandosi la "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" quale ufficio periferico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dotato di propria autonomia, (amministrativa, finanziaria, disciplinare, organizzativa etc), al pari delle Questure, dei Compartimenti di Polizia Stradale, Ferroviaria etc, e con competenza interprovinciale nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
Anche presso la sede di servizio di Palermo, unitamente alla direzione degli uffici ricoperti, il dr. Gioacchino Genchi ha ininterrottamente mantenuto l'incarico di docente di materie giuridiche (Diritto penale, Diritto processuale penale e Leggi di Pubblica Sicurezza) presso gli Istituti di istruzione della Polizia di Stato.
Nel corso dell'anno 1989 ha frequentato e superato il corso di formazione del Ministero dell'Interno per il conseguimento della specializzazione in "Informatica".
Nel novembre del 1989 ha svolto, per conto del Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la relazione ufficiale sul tema: "La valenza del supporto informatico nelle indagini di polizia" al Convegno nazionale sul tema: "L'informatica nella lotta alla criminalità organizzata", organizzato dall'Università degli Studi di Palermo con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La relazione del dottor Gioacchino Genchi ha riscontrato vivo apprezzamento fra gli studiosi e le Autorità intervenute al Convegno ed i relativi atti sono stati integralmente pubblicati nella rivista di criminologia e psicopatologia forense (n. 2 dell'anno 1990), edita a cura dell'Istituto di Antropologia criminale dell'Università di Palermo (pubblicazione iscritta al n. 17/85 nel registro dei periodici del Tribunale di Palermo).
Ha partecipato a decine e decine di convegni, seminari, corsi di studio ed altre iniziative culturali ed universitarie.
Nel quadriennio di Direzione della "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" (maggio 1988 - maggio 1992) il dr. Gioacchino Genchi ha costantemente collaborato con diversi uffici investigativi – e direttamente con il Capo della Squadra Mobile dell’epoca, dr. Arnaldo La Barbera - nello svolgimento di particolari e riservate indagini di polizia criminale, per le quali ha curato la sperimentazione e la proficua utilizzazione di sofisticate tecnologie ed impianti informatici, radioelettrici e di telecomunicazioni.
In quegli anni, per il tramite del dr. Arnaldo La Barbera, ha collaborato con vari magistrati, fra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, assistendo pure l’Autorità Giudiziaria dell’epoca nelle indagini sul fallito attentato della “Addaura”.
Ha partecipato in prima persona ed ha varato le più importanti tecniche di indagine, che hanno portato, fra gli altri, all’individuazione del covo di Totuccio Contorno a San Nicola l’Arena, dove il mafioso pentito è stato arrestato unitamente ad altri suoi sodali, con il contestuale sequestro di un vero e proprio arsenale.
In quel periodo ha messo a frutto delle originali tecniche d’indagine – quando si era ancora agli albori delle nuove tecnologie elettroniche – per l’installazione di una rete mobile di intercettazioni, utilizzata dall’Autorità Giudiziaria, con risultati di immediata e straordinaria eccezionalità, nella cattura del boss mafioso Pietro Vernengo, evaso tempo prima da una comoda detenzione ospedaliera in un nosocomio palermitano, a cui era stato ammesso prima di darsi alla macchia.
Si omettono di riportare gli ulteriori e numerosi risultati investigativi ed operativi al cui conseguimento ha contribuito l’attività svolta dal dr. Genchi, nell’ambito degli uffici che ha diretto presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Di ciò si trova ampio riscontro nelle rassegne stampa dell’epoca, negli archivi delle agenzie giornalistiche e, cosa più importante, nelle sentenze dibattimentali di condanna dei più pericolosi e sanguinari boss mafiosi e criminali comuni di varie parti d’Italia, confermate nelle fasi cautelari e nei diversi gradi di giudizio, persino con lusinghiere attestazioni di merito nelle motivazioni dei giudici che hanno redatto le sentenze, tutte confermate nei giudizi di legittimità, dalla Suprema Corte di Cassazione.
Nel 1992 - l'anno della “strage di Capaci” - il Capo della Polizia – Prefetto Vincenzo Parisi – gli ha affidato ad interim l’incarico di dirigente del “Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale”, per una più efficace azione di contrasto alla criminalità mafiosa e di collaborazione operativa alle indagini sulle stragi, condotte da un gruppo di fidati poliziotti, sotto la diretta direzione del dr. Arnaldo La Barbera.
Con i suoi due uffici - la Zona Telecomunicazioni ed il Nucleo Anticrimine - ha affiancato sin da subito il dr. Arnaldo La Barbera nelle indagini sulla stragi del 1992.
La sera del 19 luglio 1992 – alcune dopo la strage di Via Mariano d’Amelio, dove avevano perso la vita il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e gli agenti di scorta – il Capo della Polizia Vincenzo Parisi ed il Ministro della Giustizia Claudio Martelli, hanno incaricato Genchi di organizzare e dirigere l’immediata evacuazione dei più pericolosi boss mafiosi, comodamente reclusi nelle carceri palermitane, al penitenziario di “Pianosa”.
In raccordo operativo con il Comando dell’Arma dei Carabinieri, con l’Aeronautica Militare e con la Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria, nel giro di poche ore Genchi ha organizzato il trasbordo aereo degli oltre 150 “capi mafia” palermitani da Palermo a Pianosa, con gli aeroplani e gli elicotteri “Mangusta” dell’Aeronautica.
Alle 05:00 della mattina del 20 luglio 1992, già rombavano i motori degli aeroplani dell'aeronautica all'aeroporto di "Punta Raisi" di Palermo, che qualche anno dopo prenderà il nome - che speriamo riuscirà a mantenere - dei due magistrati assassinati: Falcone e Borsellino.
Poco più di un'ora dopo, i più pericolosi capimafia palermitani ed i loro sanguinari gregari erano già atterrati all'aeroporto di Pisa, dove con una sincronia ed un tempismo che ha pochi precedenti nella storia, erano ad attenderli i "Mangusta" dell'Aeronautica, per l'ultima tappa della trasferta verso "Pianosa".
Rientrato a Palermo la sera del 20-07-1992, Genchi si è rimesso a fianco del dr. Arnaldo La Barbera, alle indagini sulle stragi.
Nel corso delle indagini sulle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ha fornito un contributo decisivo nell’approntamento delle tecniche di elaborazione e di analisi dei dati di traffico telefonici, perfezionati negli anni.
Di questo, di quanto ha fatto Gioacchino Genchi in quelle indagini (e di quanto non gli hanno consentito di fare), parlano le sentenze dei Giudici di Caltanissetta, che hanno riscontrato l’integrale vaglio di legittimità della Suprema Corte di Cassazione, con la condanna all’ergastolo di decine e decine di imputati, grazie anche al suo contributo determinante.
Delle indagini sulle “stragi del 1992”, si tratterà in altra sezione del sito.
Dal 1994 il dr. Gioacchino Genchi ha diretto il Centro Elettronico Interregionale del Ministero dell’Interno, con sede a Palermo, mantenendo l’incarico di insegnamento negli istituti di istruzione.
Ha svolto, negli anni, centinaia e centinaia di incarichi di consulenza tecnica e di perizia, per conto di Pubblici Ministeri, Tribunali, Corti d’Assise, Corti d’Appello, Tribunali Militari, GUP, GIP ed altri Uffici Giudiziari e Magistrati dello Stato: da Giovanni Falcone a Luigi de Magistris.
Di questo, comunque, si tratterà in altra parte del sito.
Ha contemporaneamente svolto dei corsi di formazione e di aggiornamento su vari temi ai Magistrati, su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura, tanto in ambito nazionale, che in sede di formazione decentrata.
In ambito locale, su incarico dei Magistrati referenti e dei Consigli Giudiziari, ha tenuto delle lezioni nell'ambito della formazione degli "Uditori Giudiziari".
Ha svolto pure lezioni e seminari di aggiornamento per conto di vari istituti universitari ed agli Avvocati, per conto della Camera Penale di Palermo.
Ha sempre mantenuto eccellenti rapporti con Magistrati, Avvocati e con le parti processuali con cui ha interloquito.
Ha lavorato fianco a fianco, per venti anni, con poliziotti, carabinieri e finanzieri, che rappresentano il fiore all'occhiello delle diverse forze di polizia.
Con costoro ha mantenuto rapporti di amicizia e di stima professionale, ben oltre gli ambiti di impegno nelle indagini collaborate.
Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che gli sono stati affidati, ha sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’.
Questa è la biografia e la storia del "mascalzone", di quello "strano personaggio", addirittura di quel "Licio Genchi", che ha fatto l'errore più grande della sua vita: approntare il suo modesto aiuto di consulente, ad un giovane Pubblico Ministero di Catanzaro, che si chiama Luigi de Magistris. (read less)Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
Per espletare il servizio militare (non ancora prestato),... (read more) - Privacy Type:
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Io sto con Gioacchino Genchi
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- Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
Per espletare il servizio militare (non ancora prestato), nel 1985 ha partecipato al Concorso pubblico a 200 posti di Vice Commissario in prova della Polizia di Stato.
Superato il concorso e classificatosi ai primi posti della graduatoria, ha svolto nei primi mesi dall’immissione in ruolo l’incarico di insegnamento di discipline giuridiche nelle scuole di Polizia.
Trasferito a Palermo nel 1987, ha da allora ricoperto diversi incarichi presso gli uffici della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici della Polizia di Stato di Palermo.
Nel 1988 – per volontà del Capo della Polizia Vincenzo Parisi – è stata affidata al dr. Gioacchino Genchi (quando aveva ancora la qualifica di Vice Commissario), la Direzione della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale di Palermo, già diretta da un funzionario "Dirigente" della Polizia di Stato, promosso "Dirigente superiore ad onorem" e collocato a riposo per raggiunti limiti d'età.
Si noti la particolarità ed il livello dell'incarico conferito, di qualificato rango dirigenziale, identificandosi la "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" quale ufficio periferico del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dotato di propria autonomia, (amministrativa, finanziaria, disciplinare, organizzativa etc), al pari delle Questure, dei Compartimenti di Polizia Stradale, Ferroviaria etc, e con competenza interprovinciale nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani.
Anche presso la sede di servizio di Palermo, unitamente alla direzione degli uffici ricoperti, il dr. Gioacchino Genchi ha ininterrottamente mantenuto l'incarico di docente di materie giuridiche (Diritto penale, Diritto processuale penale e Leggi di Pubblica Sicurezza) presso gli Istituti di istruzione della Polizia di Stato.
Nel corso dell'anno 1989 ha frequentato e superato il corso di formazione del Ministero dell'Interno per il conseguimento della specializzazione in "Informatica".
Nel novembre del 1989 ha svolto, per conto del Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la relazione ufficiale sul tema: "La valenza del supporto informatico nelle indagini di polizia" al Convegno nazionale sul tema: "L'informatica nella lotta alla criminalità organizzata", organizzato dall'Università degli Studi di Palermo con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La relazione del dottor Gioacchino Genchi ha riscontrato vivo apprezzamento fra gli studiosi e le Autorità intervenute al Convegno ed i relativi atti sono stati integralmente pubblicati nella rivista di criminologia e psicopatologia forense (n. 2 dell'anno 1990), edita a cura dell'Istituto di Antropologia criminale dell'Università di Palermo (pubblicazione iscritta al n. 17/85 nel registro dei periodici del Tribunale di Palermo).
Ha partecipato a decine e decine di convegni, seminari, corsi di studio ed altre iniziative culturali ed universitarie.
Nel quadriennio di Direzione della "Zona Telecomunicazioni del Ministero dell'Interno per la Sicilia Occidentale" (maggio 1988 - maggio 1992) il dr. Gioacchino Genchi ha costantemente collaborato con diversi uffici investigativi – e direttamente con il Capo della Squadra Mobile dell’epoca, dr. Arnaldo La Barbera - nello svolgimento di particolari e riservate indagini di polizia criminale, per le quali ha curato la sperimentazione e la proficua utilizzazione di sofisticate tecnologie ed impianti informatici, radioelettrici e di telecomunicazioni.
In quegli anni, per il tramite del dr. Arnaldo La Barbera, ha collaborato con vari magistrati, fra cui Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, assistendo pure l’Autorità Giudiziaria dell’epoca nelle indagini sul fallito attentato della “Addaura”.
Ha partecipato in prima persona ed ha varato le più importanti tecniche di indagine, che hanno portato, fra gli altri, all’individuazione del covo di Totuccio Contorno a San Nicola l’Arena, dove il mafioso pentito è stato arrestato unitamente ad altri suoi sodali, con il contestuale sequestro di un vero e proprio arsenale.
In quel periodo ha messo a frutto delle originali tecniche d’indagine – quando si era ancora agli albori delle nuove tecnologie elettroniche – per l’installazione di una rete mobile di intercettazioni, utilizzata dall’Autorità Giudiziaria, con risultati di immediata e straordinaria eccezionalità, nella cattura del boss mafioso Pietro Vernengo, evaso tempo prima da una comoda detenzione ospedaliera in un nosocomio palermitano, a cui era stato ammesso prima di darsi alla macchia.
Si omettono di riportare gli ulteriori e numerosi risultati investigativi ed operativi al cui conseguimento ha contribuito l’attività svolta dal dr. Genchi, nell’ambito degli uffici che ha diretto presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Di ciò si trova ampio riscontro nelle rassegne stampa dell’epoca, negli archivi delle agenzie giornalistiche e, cosa più importante, nelle sentenze dibattimentali di condanna dei più pericolosi e sanguinari boss mafiosi e criminali comuni di varie parti d’Italia, confermate nelle fasi cautelari e nei diversi gradi di giudizio, persino con lusinghiere attestazioni di merito nelle motivazioni dei giudici che hanno redatto le sentenze, tutte confermate nei giudizi di legittimità, dalla Suprema Corte di Cassazione.
Nel 1992 - l'anno della “strage di Capaci” - il Capo della Polizia – Prefetto Vincenzo Parisi – gli ha affidato ad interim l’incarico di dirigente del “Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale”, per una più efficace azione di contrasto alla criminalità mafiosa e di collaborazione operativa alle indagini sulle stragi, condotte da un gruppo di fidati poliziotti, sotto la diretta direzione del dr. Arnaldo La Barbera.
Con i suoi due uffici - la Zona Telecomunicazioni ed il Nucleo Anticrimine - ha affiancato sin da subito il dr. Arnaldo La Barbera nelle indagini sulla stragi del 1992.
La sera del 19 luglio 1992 – alcune dopo la strage di Via Mariano d’Amelio, dove avevano perso la vita il Procuratore Aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e gli agenti di scorta – il Capo della Polizia Vincenzo Parisi ed il Ministro della Giustizia Claudio Martelli, hanno incaricato Genchi di organizzare e dirigere l’immediata evacuazione dei più pericolosi boss mafiosi, comodamente reclusi nelle carceri palermitane, al penitenziario di “Pianosa”.
In raccordo operativo con il Comando dell’Arma dei Carabinieri, con l’Aeronautica Militare e con la Direzione dell’Amministrazione Penitenziaria, nel giro di poche ore Genchi ha organizzato il trasbordo aereo degli oltre 150 “capi mafia” palermitani da Palermo a Pianosa, con gli aeroplani e gli elicotteri “Mangusta” dell’Aeronautica.
Alle 05:00 della mattina del 20 luglio 1992, già rombavano i motori degli aeroplani dell'aeronautica all'aeroporto di "Punta Raisi" di Palermo, che qualche anno dopo prenderà il nome - che speriamo riuscirà a mantenere - dei due magistrati assassinati: Falcone e Borsellino.
Poco più di un'ora dopo, i più pericolosi capimafia palermitani ed i loro sanguinari gregari erano già atterrati all'aeroporto di Pisa, dove con una sincronia ed un tempismo che ha pochi precedenti nella storia, erano ad attenderli i "Mangusta" dell'Aeronautica, per l'ultima tappa della trasferta verso "Pianosa".
Rientrato a Palermo la sera del 20-07-1992, Genchi si è rimesso a fianco del dr. Arnaldo La Barbera, alle indagini sulle stragi.
Nel corso delle indagini sulle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, ha fornito un contributo decisivo nell’approntamento delle tecniche di elaborazione e di analisi dei dati di traffico telefonici, perfezionati negli anni.
Di questo, di quanto ha fatto Gioacchino Genchi in quelle indagini (e di quanto non gli hanno consentito di fare), parlano le sentenze dei Giudici di Caltanissetta, che hanno riscontrato l’integrale vaglio di legittimità della Suprema Corte di Cassazione, con la condanna all’ergastolo di decine e decine di imputati, grazie anche al suo contributo determinante.
Delle indagini sulle “stragi del 1992”, si tratterà in altra sezione del sito.
Dal 1994 il dr. Gioacchino Genchi ha diretto il Centro Elettronico Interregionale del Ministero dell’Interno, con sede a Palermo, mantenendo l’incarico di insegnamento negli istituti di istruzione.
Ha svolto, negli anni, centinaia e centinaia di incarichi di consulenza tecnica e di perizia, per conto di Pubblici Ministeri, Tribunali, Corti d’Assise, Corti d’Appello, Tribunali Militari, GUP, GIP ed altri Uffici Giudiziari e Magistrati dello Stato: da Giovanni Falcone a Luigi de Magistris.
Di questo, comunque, si tratterà in altra parte del sito.
Ha contemporaneamente svolto dei corsi di formazione e di aggiornamento su vari temi ai Magistrati, su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura, tanto in ambito nazionale, che in sede di formazione decentrata.
In ambito locale, su incarico dei Magistrati referenti e dei Consigli Giudiziari, ha tenuto delle lezioni nell'ambito della formazione degli "Uditori Giudiziari".
Ha svolto pure lezioni e seminari di aggiornamento per conto di vari istituti universitari ed agli Avvocati, per conto della Camera Penale di Palermo.
Ha sempre mantenuto eccellenti rapporti con Magistrati, Avvocati e con le parti processuali con cui ha interloquito.
Ha lavorato fianco a fianco, per venti anni, con poliziotti, carabinieri e finanzieri, che rappresentano il fiore all'occhiello delle diverse forze di polizia.
Con costoro ha mantenuto rapporti di amicizia e di stima professionale, ben oltre gli ambiti di impegno nelle indagini collaborate.
Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che gli sono stati affidati, ha sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’.
Questa è la biografia e la storia del "mascalzone", di quello "strano personaggio", addirittura di quel "Licio Genchi", che ha fatto l'errore più grande della sua vita: approntare il suo modesto aiuto di consulente, ad un giovane Pubblico Ministero di Catanzaro, che si chiama Luigi de Magistris. (read less)Conseguita la laurea in Giurisprudenza il dr. Gioacchino Genchi ha subito intrapreso la carriera forense, eseguendo, in collaborazione con l’Università di Palermo, ulteriori ricerche in vari settori giuridici.
Ha conseguito, frattanto, a pieni voti l’abilitazione all'esercizio della professione di Procuratore Legale (oggi “Avvocato”), oltre all’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche negli istituti di istruzione superiore.
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- http://iostocongenchi.wordpress.com/
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- Gioacchino Genchi è stato sospeso da ogni funzione dalla Polizia di Stato.
Col provvedimento di sospensione dal servizio sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.
La motivazione è addirittura una replica ad un giornalista di Panorama che lo accusava di essere un bugiardo lasciata sulla sua bacheca di Facebook, in cui Genchi si difendeva in modo misurato e contenuto.
Riteniamo che ieri si sia toccato il fondo in una vicenda che ha chiarito, qualora ce ne fosse stato bisogno, cosa può accadere a chi cerca di fare luce sui coni d’ombra di cui l’Italia è piena, a chi vuole dare giustizia ai familiari delle vittime delle stragi, a chi vuole smantellare i comitati d’affari e le nuove P2. Chi tocca i fili dell’alta tensione muore. Noi forse siamo ancora in tempo.
Siamo indignati e sconcertati da quello che sta accadendo ad uno dei migliori uomini dello Stato italiano, un uomo che forse quello stesso Stato fondato sul sangue delle stragi del 1992, non merita, come non lo meriteremmo noi se rimanessimo inermi ad assistere a questo massacro.
Abbiamo deciso che è ora di reagire, e non più con comunicati, con articoli e con sterili prese di posizione. Noi vogliamo mostrarci, vogliamo farci vedere da chi in questo momento sta decidendo sul futuro del dott. Genchi. Senza violenza e senza aggressività, senza guerriglia, che non ce ne voglia il ministro Brunetta.
Pacificamente vogliamo dimostrare che Gioacchino Genchi è circondato da persone per bene che nutrono per lui una stima e un’ammirazione incondizionata.
Per questo vi invitiamo ai
SIT IN DAVANTI A TUTTE LE QUESTURE D’ITALIA
SABATO 28 MARZO DALLE ORE 10 ALLE 15.
Vi chiediamo di contattarci nonappena avrete formato un gruppo di almeno 10 persone per coordinarci e per darci un’unica regia che ci unisca in una manifestazione che sensibilizzi e che spieghi, a chi nulla sa di questa vicenda, cosa sta davvero accadendo.
Noi temiamo che la sospensione di Gioacchino Genchi non sia il punto d’arrivo. Temiamo che altro possa accadergli.
Reputiamo scandaloso, infine, che coloro che hanno dato il la a questa sporca vicenda, i Ros dei Carabinieri, siano guidati da un soggetto che in questo momento è sotto processo a Palermo con l´infamante accusa di favoreggiamento aggravato nei confronti di cosa nostra.
E’ Mori che deve essere sospeso, non chi ha assestato colpi durissimi a cosa nostra, una organizzazione che non dimentica e colpisce chi lo stato non è riuscito a proteggere.









