Sosteniamo Sergio Lari
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Common Interest - Beliefs & Causes
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Da molti giorni respiro un'aria nuova. Non è ancora quel fresco profumo di libertà che si auspica da tante parti, ma è un profumo di speranza e di ottimismo.
Esiste un fatto nuovo, passato sotto silenzio totale o quasi da parte di tutti i media.
A Caltanissetta è andato a dirigere la Procura un certo dott. Sergio Lari. Ha il viso ingenuo di un ragazzino, ma ha un'esperienza alle spalle che potrebbe essere il nostro bisnonno. Trova pure il tempo di giocare a basket, organizzando a spese sue, e... (read more)
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Sosteniamo Sergio Lari
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Common Interest - Beliefs & Causes
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Da molti giorni respiro un'aria nuova. Non è ancora quel fresco profumo di libertà che si auspica da tante parti, ma è un profumo di speranza e di ottimismo.
Esiste un fatto nuovo, passato sotto silenzio totale o quasi da parte di tutti i media.
A Caltanissetta è andato a dirigere la Procura un certo dott. Sergio Lari. Ha il viso ingenuo di un ragazzino, ma ha un'esperienza alle spalle che potrebbe essere il nostro bisnonno. Trova pure il tempo di giocare a basket, organizzando a spese sue, e... (read more)
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Recent News
 

News:
15 OTTOBRE 2009 - SERGIO LARI E ANTONIO INGROIA CI SONO RIUSCITI. HABEMUS PAPELLUM!
http://www.facebook.com/note.php?created&&suggest&note_id=154350839785#/note.php?note_id=154350839785&ref=mf
9 ottobre 2009 - Palermo (ANSA). L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula Liliana Ferraro saranno interrogati dai magistrati della Procura di Caltanisetta che indagano sulla strage di via D'Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino. Martelli e Ferraro dovranno riferire su quanto emerso, ieri, nel corso della trasmissione Annozero. Il Guardasigilli ha raccontato che Borsellino era a conoscenza della trattativa tra Stato e mafia. E che ad informarlo era stato la Ferraro. Né l'ex ministro, né la Ferraro, in 17 anni, sono andati dai magistrati che indagano sulle stragi a riferire la vicenda. Martelli e l'ex capo degli Affari penali di via Arenula verranno sentiti anche dai pm della Dda di Palermo che indagano sulla trattativa che ebbe tra i protagonisti l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. In Procura oggi sono stati sentiti il giornalista di Annozero Sandro Ruotolo e l'inviato di Repubblica Franco Viviano.

15 agosto 2009 - Scandaloso!
(GDS) Il dott. Lari ha preso due giorni di vacanza (15 e 16 agosto).

12 agosto 2009 - ABBIAMO VINTO!
(AGI) - Palermo - Il Csm ha nominato quattro nuovi magistrati che, dal mese prossimo, andranno a lavorare alla Procura di Caltanissetta, che ha riaperto le indagini sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1992. Le nomine riguardano Gabriele Paci, ex pm a Palermo e oggi sostituto procuratore a Perugia, l'altro ex pm di Palermo Giovanni Di Leo, Marina Ingoglia, ex giudice di Trapani e poi in servizio alla Corte d'appello di Palermo, e Onelio Dodero, pubblico ministero a Torino. I "rinforzi" erano stati ripetutamente chiesti dal procuratore nisseno Sergio Lari.

18 luglio 2009 - CALTANISSETTA - Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha "una faccia da mostro". è un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano per scoprire cosa c'entra lui e cosa c'entrano altri uomini degli apparati dello Stato nelle stragi e nei delitti eccellenti di Palermo.
Diciassette anni dopo si sta riscrivendo la storia degli attentati mafiosi che hanno fatto tremare l'Italia. Ci sono testimoni che parlano di altri mandanti, ci sono indizi che portano alla ragionevole convinzione che non sia stata solo la mafia a uccidere Falcone e Borsellino o a mettere bombe. É stata ufficialmente riaperta l'inchiesta su via Mariano D'Amelio. É stata ufficialmente riaperta l'inchiesta su Capaci. É stata ufficialmente riaperta anche l'inchiesta sull'Addaura, su quei cinquantotto candelotti di dinamite piazzati nel giugno dell'89 nella scogliera davanti alla casa di Giovanni Falcone. Una trama. Una sorta di "strategia della tensione" - questa l'ipotesi dei procuratori di Caltanissetta titolari delle inchieste sulle stragi palermitane - che parte dagli anni precedenti all'estate del 1992 e finisce con i morti dei Georgofili a Firenze e quegli altri di via Palestro a Milano....(leggi tutto)
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/mafia-8/inchieste-riaperte/inchieste-riaperte.html

12 giugno 2009 - Quelle sulle stragi mafiose del '92 in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino «sono indagini delicatissime, coperte da segreto. Posso limitarmi a dire che, per quanto riguarda le due stragi, rimangono da esplorare i mandanti esterni». Lo dice Sergio Lari, Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, intervistato da Lineanotte del TG3, dedicata oggi ai due magistrati con testimonianze anche delle loro sorelle, Maria Falcone e Rita Borsellino e in onda alle 24
A Lineanotte Lari parla poi del mafioso pentito Gaspare Spatuzza, autore di recenti dichiarazioni sull'attentato contro Borsellino, dichiarazioni che contraddicono quelle dell’altro pentito, Vincenzo Scarantino, sulla Fiat 126 usata come auto-bomba per colpire Borsellino. «Per via d’Amelio -afferma Lari- il problema è serio e grave perchè le indagini non consentono alternative: o ha ragione Spatuzza, e allora una parte della ricostruzione della fase esecutiva della strage è stata ricostruita, oppure ha torto e allora bisogna capire perchè oggi debba depistare. Noi -conclude Lari- stiamo vagliando... Ma interrogativi enormi, enorme difficoltà, dopo 17 anni dal delitto che ha sconvolto la storia d’Italia...» «Giovanni si faceva voler bene. Dopo 14 ore di lavoro, e era capacissimo di prendere in braccio i figli di un collega con qualche punta di amarezza. Lui desiderava avere dei figli, ma ci aveva rinunciato perchè sapeva che con il suo lavoro era un lusso che non poteva permettersi...».

31 maggio 2009 - Nicola Mancino presenta un esposto denuncia alla Procura di Palermo per difendersi dalle dichiarazioni di Ciancimino e Brusca. Leggete l'articolo completo:
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1392:la-verita-di-spatuzza&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

21 maggio 2009 - Roma.
"Riina mi disse il nome dell'uomo delle istituzioni con il quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell'ordine, la trattativa con Cosa nostra".
Lo dice per la prima volta in aula il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, deponendo nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia. Il processo, che si svolge davanti ai giudici del tribunale di Palermo, è in trasferta nell'aula bunker di Rebibbia a Roma per sentire alcuni pentiti. Brusca racconta che tra la strage di Falcone e quella di Borsellino "persone dello Stato o delle istituzioni" si erano "fatti sotto" con Riina, il quale aveva loro consegnato un "papello" di richieste per mettere fine agli attentati. Per la prima volta in un pubblico dibattimento, Brusca afferma di aver saputo da Riina il nome della persona a cui era rivolta la trattativa. Ma, quando il pm Nino Di Matteo gli chiede di farlo davanti ai giudici quel nome, Brusca si ferma e dice: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché su questa vicenda vi sono indagini in corso e non posso rivelare nulla". Il riferimento è all'inchiesta che viene condotta dalla procura di Caltanissetta, guidata da Sergio Lari, che da mesi ha avviato nuove indagini sulle stragi del '92.
Se Brusca dicesse fesserie, perderebbe lo status di collaborante. E quindi farà quel nome a Sergio Lari.

20 maggio 2009 - ANSA - Palermo. ''Da procuratore di Caltanissetta mi occupo di tante vicende non ancora chiuse: tanti misteri sono legati alle stragi del '92. Ci sono livelli esterni che non sono stati sicuramente solo quelli di Cosa nostra''. Lo ha detto il capo della DDA di Caltanissetta, Sergio Lari.

12 MAGGIO 2009 - Il Ministro Angelino Alfano ha individuato le Procure che necessitano di integrazione dell'organico. Al primo posto Caltanissetta. Entro il mese le domande di concorso. Speriamo bene.

PUO' DARSI
"Guardo il giudice Paolo Borsellino che ha posato una mano sul feretro di Giovanni Falcone. E' in toga nera con la camicia bianca ricamata e per la prima volta lo vedo bellissimo, come un cavaliere antico che giura fedeltà di fronte al compagno caduto". Questo l'incipit di Giorgio Bocca, sul sagrato di S.Domenico, in una bolgia urlante la propria rabbia e frustrazione. Agli omicidi di mafia, qui a Palermo, ci si era abituati, agli omicidi di Stato no. Gente discesa anche dall'entroterra linciava verbalmente gli ipocriti politici della prima fila, lanciando uno sguardo di supplica ed un grido d'aiuto a quell'omino in camicia bianca ricamata. Non si sarebbe più visto un funerale così. Quelli di Paolo furono privati, e la rabbia, pur viva, iniziava a sciogliersi in rassegnazione.

I giovani di oggi non possono ricordare. Ma mostrano di sapere, cercando di compenetrarsi in quella folla di sentimenti che ci pervase, e che leggono tuttora negli occhi umidi dei loro genitori. E' per loro questa nota. Noi vecchi siamo ancora storditi dal fragore di quel tritolo, un lungo sonno dal quale i nostri figli ci stanno risvegliando. Loro sanno, meglio di noi, che fare luce su queste storie significa ritrovare le radici di un vivere civile che per lungo tempo ci è parso perduto. "Nessuno dei mandanti andrà mai in galera", si sente dire. Può darsi, ma quello che vogliamo è solo ritrovare noi stessi.

La Sicilia, lo si voglia o no, è da oltre un secolo il crocevia dei destini politici della nazione. Rappresenta un bel 10% della popolazione e dei votanti italiani, uno Stato nello Stato, ago della bilancia di equilibri politici con i quali, chiunque voglia governare, deve fare i conti. Ben lo sapeva Mussolini, che profittò del disagio contadino racchiuso nel movimento dei fasci siciliani, ben lo sapeva la Democrazia Cristiana della prima Repubblica, ben lo sanno gli attuali governanti che mascherano la loro azione sotto l'egida di un tollerato populismo. Risultato? 61 a 0. Da lì bisogna ripartire. Comprendere che questa distorsione riguarda tutti gli Italiani. Dobbiamo chiederci da dove veniamo, per poter capire dove andiamo.

Siamo tutti contro la mafia. Chi solo a parole, chi anche nell'agire. Si può lottare rifiutando il voto di scambio, denunciando i piccoli e grandi soprusi quotidiani, sputtanando le false promesse, sottraendosi al ricatto di un sistema che suole prendere per fame. Occorre privilegiare l'interesse generale a quello personale, guardando al futuro, un futuro che deve poggiare su solide basi d'onestà di pensiero.
Per riuscire è necessario credere che la verità prima o poi arrivi, e con essa la giustizia, sotto qualunque veste. Si vede qualche squarcio di luce, e sappiamo che qualcuno lavora per portarci fuori dal tunnel di silenzi ed omertà che stiamo percorrendo. Uno di questi è il dott. Sergio Lari, che con lavoro certosino ha ripreso l'opera di ricerca di quelle verità indispensabili per la credibilità delle istituzioni, o per la cacciata dei traditori.
Gutta cavat lapidem, potrebbe essere il suo motto. E le gocce siamo anche noi.
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Ringrazio coloro che si sono iscritti al gruppo in suo sostegno, e coloro che lo faranno. Questo il link:
http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=75329124559
Ringrazio coloro che hanno inviato commenti, so che Sergio Lari Vi legge, continuate a sostenerlo.
Ringrazio Silvana Lari, Rosario Crocetta, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino, Claudio Fava, Leoluca Orlando, e tante altre qualificate partecipazioni, augurandomi che questa bacheca possa riportare presto liete novelle.
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Al raggiungimento delle mille adesioni, proverò a postare questi contenuti al Ministro Alfano. Sono certo che la diversa sponda politica non gli impedirà di valutare una legittima richiesta: due magistrati in più alla Procura di Caltanissetta, anche solo per disbrigare il lavoro ordinario. Non è la luna.
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Per chi volesse approfondire i temi in questione, esistono due mirabili articoli di Giorgio Bongiovanni a questi link:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/2642/78/
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/12502/78/
Poche pagine, pochi minuti di lettura, che aiutano a capire perchè è importante crederci.
Può darsi che non si arrivi a nulla. Può darsi. Ma può darsi che...