1. SWEET KILLER

by Revolutionine on Sunday, October 24, 2010 at 4:16am ·

"Che stanotte sarà bello, sarà bello,

sarà bello, sarà bello, per un po'."

(Tonight will be fine, Leonard Cohen, 1969)

 

 

«Tutto quello che c'è da dire è che lei era il mio bersaglio e che abbiamo scopato. Poi mi sono svegliato con un gran mal di testa, ho accesso la luce e l'ho vista ricurva, con gli occhi sbarrati e la testa fracassata e con le mani, e il volto, e il petto, tutto pieno di sangue. Sangue ovunque. Oddio. No, non sto calmo per un cazzo.»

 

Era andato tutto liscio. Almeno fino a quel momento.

 

La pedinavo da un'ora. Sapevo benissimo che stava tornando a casa dopo il Tai Chi. Ho caricato la pistola e ho sparato ma ho colpito la borsa. Lei non si è accorta di niente così ho mirato alla spalla sinistra. Si è spaventata. Ha cominciato a correre e l'ho inseguita. Frugava ovunque cercando le chiavi di casa. Mi sono avvicinato piano. Lo sapeva che non aveva scampo ma si è attaccata lo stesso al citofono. Nessuno apriva e lei, dopo aver tirato un pugno sul portone, si è girata di scatto.

«E va bene, vaffanculo, mi hai colpito ma quei piombini, cazzo, fanno un male cane.»

«Scusa. La mira non è un granché.»

«Sei il primo sweet killer che mi frega. Merda. E non sembri nemmeno uno esperto.»

«Non lo sono. La fortuna del principiante.»

«Già, non puoi capire quanta.»

 

Mentre il portone si apriva lei mi tirava dentro leccandomi le labbra come nessuna aveva mai fatto. Stava succedendo proprio come in quei film noir dove a un certo punto c'è la scena di sesso tra l'investigatore scaltro e la dark lady che lo porterà inevitabilmente alla rovina, nella quale si dimostra che poi, in fondo, lui non è per niente scaltro e lei per niente dark. Solo che stavolta succedeva a me. Mentre salivamo le scale continuavamo a toccarci e, a ogni gradino, lei aumentava la posta in gioco: mi leccava l'orecchio, il collo, una mano. Una cosa così non mi era mai successa prima. Il mio corpo non rispondeva più. Era sicurezza + desiderio + sesso + adrenalina meno tachicardia. Tutto moltiplicato al quadrato per un senso di colpa verso la mia ragazza.

 

Me la sono scopata senza sapere nemmeno il suo vero nome e questo è il risultato.

 

«Sì, sono scappato. Dopo che me ne sono accorto mi sono rivestito e sono uscito sconvolto senza sapere dove andare fino a quando ho sentito come una puntura dietro la nuca. Era un sottile dardo di carta come quelli che, avete presente quelli che ci sputavamo addosso da bambini? Quelli.»

 

Un dardo di carta con la punta umida. Erano loro, e mi avevano trovato. Dovevo correre via di lì.

 

«Ho iniziato a correre più veloce possibile con tutto il fiato che avevo nei polmoni senza pensare e senza voltarmi.»

 

Ricominciamo.

 

«Sono G. Valis e dal lunedì al venerdì lavoro in un'agenzia pubblicitaria. Sono bravo nel mio lavoro ma mi rompo i coglioni. Quello che è successo stanotte non ha nulla a che vedere con quello che faccio di solito. Oggi è sabato e io sono Cuchillo26: uno dei tanti sweet killer in giro per la città. Qualche giorno fa mi sono iscritto a questo cazzo di gioco e da allora sono iniziati tutti i miei guai: lei è morta, un tizio sconosciuto mi ha inseguito sparandomi piccoli dardi di carta e ora voi volete incastrami.»

 

Conducevo senza entusiasmo una vita moderatamente tranquilla: lavoro dal lunedì al venerdì, sabato pizza con gli amici e domenica pranzo dai genitori, miei o suoi. Tanti libri, qualche film, pochi concerti, nessuna mostra. Certo non era esattamente ciò che desideravo prima di laurearmi e, effettivamente, qualcosa era andato storto nei miei piani visto che mi ritrovavo, per otto ore nette al giorno, senza contare le quattro lorde di viaggio, a scrivere volantini, brochure e cartoline promozionali. Anche se potevo sempre dire in giro di essere un creativo, notavo con immenso stupore che il fatto non interessasse pressoché a nessuno e tutto ciò incideva negativamente sul mio umore e, diciamola tutta, anche sul mio lavoro.

Insomma, sarà stato per l'avvicinarsi dei trenta, per il mutuo, o per quelle cazzo di analisi da cui risultava che avevo il fegato come Bukowski – senza peraltro aver mai vissuto la vita di Bukowski – che una mattina, prima della pausa pranzo, mi sono iscritto a Sweetkiller.com, una specie di social network caldamente consigliato dal mio collega Max che lo descriveva sempre con toni entusiasti.

 

«Io e mia moglie siamo iscritti e il sabato ci divertiamo un casino. Devi provarlo assolutamente. Ti cambierà la vita.»

«Odio i social network Max. Sono pieni di gente che non ha un cazzo da fare.»

«Non è un social network e ti impegna un solo giorno a settimana. E solo quando lo decidi tu.»

«Cos'è? Un gioco di ruolo?»

«Non proprio.»

«Non vado in giro vestito da mago o folletto.»

«Nessuno sweet kiler si è mai vestito da folletto.»

«Si rimorchia?»

«Tu non hai bisogno di una ragazza amico, tu hai bisogno di adrenalina.»

 

Ed era vero.

 

Mi ero adagiato alla vita così come era venuta e, senza essermene pienamente reso conto, mi ero costruito una routine quotidiana basata sempre e solo sulle stesse persone, gli stessi tragitti e, addirittura, a quanto emergeva dai valori alterati delle analisi, sulle stesse bevande.

 

Quel pomeriggio non riuscivo proprio a scrivere niente, anche perché il volantino medico barra informativo barra pubblicitario sulla pipì nervosa non era esattamente quello che avrei definito un lavoro stimolante. E poi l'immagine di Max e la moglie che partecipavano a un gioco di ruolo vestiti da folletti mi distraeva troppo. Mi sembrava di lavorare da sempre con Max, e non avevo mai incontrato sua moglie. E sempre per colpa mia. Avevo evaso tutti i loro inviti e le loro terribili uscite a quattro in maniera scientifica. Ecco perché ora, in assenza di un preciso riferimento iconografico mi immaginavo al fianco di Max una donna grassa e sorridente. Nella mia visione lei girava energicamente una pozione magica in una pentola mentre Max, vestito da Obelix, le saltellava attorno.

 

«Caffè. Torno fra un po'.»

 

Di tornare su quella stronzata della pipì nervosa non mi andava. Non capivo nemmeno la differenza tra "vescica neurogenica disinibita" e "atonica", figuriamoci se ero in grado, in quelle condizioni, di trovare le parole giuste per spiegarlo al target di riferimento (donne di media età che affollavano gli studi dei medici di base). Il volantino, in sostanza, avrebbe dovuto dire:

 

"Signore che state per diventare vecchie e non volete accettarlo, sappiate che andare continuamente in bagno solo per fare un goccio di pipì non è normale quindi: o lo dite a uno psicologo che vi farà parlare del vostro rapporto infantile con la tazza del cesso, o al vostro medico di base che vi prescriverà queste formidabili pillole che - sì sì sì - fanno proprio al caso vostro."

 

Ed ecco i payoff che mi ero appuntato a penna su un foglio e che non avrei mai potuto consegnare a nessuno:

 

"Piscine uriche: incontinenti contenti."

"Il pisciolino d'oro: fiabe per piccoli piscialletto."

"Uro-Robot: e la fai veloce come un razzo missile..."

 

Il concept più complesso, infine, era poi quello con cinque uomini di diverse etnie che si tenevano allegramente per mano. Dietro di loro un mappamondo e, sotto, la scritta:

 

“La pipì: il dramma dei cinque incontinenti.”

 

La mia mente era chiusa a qualsiasi tipo di intuizione creativa così, mentre aspettavo l'ispirazione, sono andato su Sweetkiller.com.

 

Sulla homepage c'era scritto:

 

Benvenuti su Sweetkiller.com

 

Nessuno sa chi l'abbia inventato ma poco importa: è semplice e divertente ed è meglio di tutte quelle stronzate della palestra, del calcetto e dello Yoga.

 

Inserisci la tua data di nascita e prosegui solo se maggiorenne.

 

 

Bell'incipit. Veramente d'impatto. Non sapevo mica se ero in grado di scriverne uno così per le incontinenti isteriche.

 

«Max? Cos'è, un fight club per sfigati?»

«Ti sei iscritto?»

«Ancora no. Sto solo dando un'occhiata.»

«Allora fallo e poi ne riparliamo.»

 

Così mi sono iscritto.

Sono entrato nell'area protetta e ho inserito nome utente e password. Ho riflettuto un po' sul nickname. Il nome è importantissimo in questi casi. Poi sono entrato.

 

Mi aspettavo una cosa più accattivante. Chennesò, musica dei Chemical Brothers su oggetti 3D in movimento. Almeno un tizio strafigo che diceva: «prima regola dello sweet killer: non parlare mai di sweet killer.» E invece no, c'era solo una descrizione molto sintetica. E basta.

 

Il gioco finisce ogni domenica e ricomincia ogni venerdì.

Puoi metterci il tempo e il giocattolo che vuoi per eliminare il tuo bersaglio.

Se invece sei tu il bersaglio: corri.

 

Da qui potevo accedere allo spazio utenti e leggere consigli sulla costruzione e l'utilizzo delle più incredibili armi giocattolo: si andava da semplici pistole ad acqua a oggetti degni di James Bond. O dell'Ispettore Gadget, m questo dipendeva con quanta serietà si sceglieva di guardare la cosa. C'era tutto: balaustre e penne spara inchiostro, dardi di carta e cerbottane, raggi laser, pistole ad aria compressa di tutti i tipi e poi fionde e corde. Manette a volontà. Addirittura un paracadute. Ero tentato dal paracadute, ovvio, ma poi ho pensato che era meglio iniziare con qualcosa di più soft così ho scelto una pistola a piombini con inciso il mio nick sopra, in rosso, più per una questione di ricordi che per reali esigenze strategiche. Ne avevo una simile da piccolo e un pomeriggio, per errore, colpii mio fratello sul viso e la pistola si spaccò in due sotto la pressione delle mani di mio padre perché «quando un bambino con la pistola a piombini incontra un genitore...», si sa, «il bambino con la pistola a piombini è morto».

 

Ero entrato nel forum per capire meglio le dinamiche del gioco ma

 

o esisteva una casta di iniziati in grado di scovare significati nascosti dietro frasi del tipo "sabato ho fatto fuori il mio bersaglio con l'MX50 e ora sono a quota 4.75"

 

oppure,

 

semplicemente,

 

questi qui erano una massa di smanettoni invasati che si divertivano con poco.

 

Max, davanti a me, stava già lavorando alla proposta grafica di quel volantino medico. L'aveva fatto tutto viola. La sua proposta grafica era un cesso viola su uno sfondo giallo. Se non gli veniva in mente nient'altro eravamo fottuti. Ci avrebbero licenziato e la banca mi avrebbe pignorato la casa perché non avrei più potuto pagare il mutuo.

 

Il gioco vero e proprio, invece, non era un granché. Dopo aver letto la pagina "Cos'è Sweet killer " avevo capito che il tutto si svolgeva ogni settimana dalla mezzanotte del venerdì alla mezzanotte del sabato. "Il Tutto" consisteva nel prenotare, anonimamente un altro utente come bersaglio, scegliendolo magari per affinità geografica o per grado di difficoltà e facendolo fuori attraverso la propria arma giocattolo.

 

«Tutto qui?»

Tutto qui.

 

Poteva capitare che nel frattempo un altro sweet killer carcasse proprio te mentre eri intento a "terminare" il tuo bersaglio. Beh, in quel caso, la faccenda si sarebbe fatta più complessa ma non certo ingestibile. Insomma, diciamolo, Sweet killer era un innocuo gioco tra adulti consenzienti che, per un giorno alla settimana, si trasformavano in grotteschi guerrieri urbani. Temibili guerrieri che dovevano lasciare svariati indizi sui propri spostamenti per far sapere allo sweet killer interessato dove avrebbe potuto rintracciarli. Ovviamente più indizi equivalevano a meno punti per il guerriero e meno indizi a più punti.

 

Avevo cliccato "Scegli il bersaglio nella tua città" dopo aver visto decine di profili. Le prime vittime disponibili per il weekend erano Magic, una cameriera freakkettona con dred rasta e cane al seguito e Fantaman, un losco impiegato di banca palestrato con un terribile tatuaggio a forma di ragno sul gomito.

«Un momento. Questo è il mio vicino di casa. E si fa chiamare DuraLex55. Lo diceva la signora De Santis che l'avvocato era un tipo strano il che, detto da una che di solito parla con le begonie e rovista nella spazzatura degli altri è una garanzia.»

E poi ho visto T3meraria.

Prima che me ne rendessi conto l'avevo già scelta come bersaglio: «Cuchillo26 sweet killer di T3meraria.»

 

«Fatto?»

«Sì.»

«Allora?»

«È solo un gioco di ruolo Max.»

«Prova a farne fuori uno e poi mi dirai.»

«Sono seriamente convinto che abbiamo idee diverse su come passare il sabato.»

«La prima azione non te la dimentichi. Hai già scelto il bersaglio?»

«Sì.»

«Va bene, va bene, ok, non dire niente. Facciamo che ne riparliamo lunedì. Senti, posso sapere solo qual è il tuo nick da sweet killer?»

«Cuchillo26.»

«Bene, Cuchillo26, questa settimana ti lascio provare il gioco ma dalla prossima guardati le spalle perché potrei essere io il tuo sweet killer.»

 

O mio dio.

 

Ora avevo la prova inconfutabile che Max era un idiota totale e, forse, anche pericoloso. Un idiota pericoloso che mi avrebbe fatto perdere il posto, per non parlare della casa, se non avesse tirato fuori una proposta grafica decente. E io mi ero cacciato proprio in un bel casino.

 

Già, magari sarei rimasto fregato anche con T3meraria. Quello che avevo visto, in fondo, era solo il suo avatar. E se non era bella come nella foto del profilo? Comunque, avevo deciso di provare almeno una volta, e poi mi era già arrivata a casa la pistola e due scatole di munizioni per un totale di duecento piombini rossi. Seduto comodamente sul divano ne consumai metà tentando di far cadere i soprammobili dal pianoforte. Bilancio: una bomboniera e tre swarovski abbattuti + un paio di piccole foto.

Momenti salienti: l'amputazione dell'ala del cigno-swarovski.

Perdite subite: nessuna.

Munizioni utilizzate: a occhio e croce, un centinaio.

Dispersi: ventidue piombini.

Ero pronto per diventare uno sweet killer.

 

Mentre mi vestivo per uscire pensavo che gli inventori del gioco avevano sicuramente visto La decima vittima, quel vecchio film di Elio Petri con Marcello Mastroianni e Ursula Andress. Lui e lei erano gli ultimi due sfidanti di un gioco di ruolo mondiale in cui ci si doveva ammazzare sul serio per vincere un ricco premio finale, solo che appena si erano incontrati era scattata la scintilla. Eros e Thanatos in uno dei più riusciti esperimenti di Spaghetti-Science-Fiction.

 

Le indicazioni sulle abitudini di T3meraria erano giuste. Eccola che usciva dalla palestra dopo il Tai Chi. Non credevo che sarebbe stato così emozionante seguire una persona. Ogni tanto mi guardavo intorno perché non sapevo se era proprio legale quello che stavo facendo. «Vallo a spiegare a un poliziotto», mi dicevo, «che stai seguendo una sconosciuta con una pistola a piombini personalizzata perché ti sei iscritto a un gioco su internet». Sentivo dentro, nelle gambe, e nello stomaco, una scarica di adrenalina. Mi ripetevo: «se la perdo ora non saprò mai dove abita e ci vorrà sabato prossimo per riprovarci.»

Una volta scelto un bersaglio, infatti, non si poteva acquisire punteggio né passare ai livelli superiori senza prima averlo "terminato". Sul forum c'erano alcuni che erano bloccati da mesi sui loro bersagli e cercavano disperatamente alleanze per compiere agguati. Promettevano addirittura la metà del punteggio del bersaglio.

 

«E poi la storia la conosce, no?»

«No. ripetiamola ancora una volta.»

«Non ce la faccio più. È la terza volta che ve lo racconto. Sono esausto. Ho sonno.»

«Vuole un caffè?»

«No. Voglio andarmene.»

«Non può.»

«Non posso?»

«Non può. È accusato di omicidio.»

«Devo andare in bagno.»

«Un'altra volta?»

«Ho la vescica neurogenica disinibita e i trigliceridi alti.»

«Mi prende per il culo?»

«Me l'ha detto il medico.»

«Accompagnalo in bagno.»

 

Mi rendo conto che la mia posizione non è delle migliori ma cazzo, «conterà pure qualcosa quello che dico o no?».

Sarei pronto a sottopormi a tutti i test possibili e immaginabili, anche alla macchina della verità ma questo non sembra interessare affatto. É come se avessero già deciso che sono io il colpevole e qualcosa mi dice che non si smuoveranno più da questa loro acutissima deduzione.

«Massimiliano Lucidi però lo conosce?»

«Chi? Ah sì, certo, Max. Lavoriamo insieme. Fa il grafico nella mia stessa agenzia.»

«Ah sì?»

«È un suo collega?»

«Esatto. Lui mi ha suggerito di iscrivermi a Sweetkiller.com.»

«Roberta Santorini come l'ha conosciuta?»

«Non la conosco.»

«Non la conosce. Però c'ha passato la notte insieme.»

«Gliel'ho detto. Era un gioco. La conoscevo solo attraverso il suo nick su Sweetkiller.com, T3meraria, ma non avevamo mai parlato prima di questa notte.»

«E facevate spesso questi giochetti? Chi dei due si faceva ammanettare?»

«Nessuno.»

«Allora cosa?»

«Gliel'ho detto. Era un gioco. Un cazzo di gioco online. Non facevamo niente di male.»

«Però lei l'abbiamo trovata a terra con il cranio sfondato dalla sua pistola. E questo non mi sembra affatto un gioco dove non succede niente di male.»

 

Lo so come vanno queste cose.

Se non riesco a convincerli subito sono fottuto, indipendentemente da quale sia la verità.

Nerone era ad Anzio la notte che diedero fuoco a Roma. Appena lo seppe partì di corsa e organizzò i migliori soccorsi che poteva. Qualcuno fa risalire a quella notte la nascita dei vigili del fuoco. I vigili del fuoco li aveva inventati Nerone per spegnere l'incendio di Roma. Anni dopo la sua morte però, uno storico, pagato profumatamente, raccontò i fatti in maniera diversa: Nerone aveva dato fuoco a Roma, non materialmente, ovvio, e aveva incolpato i Cristiani del gesto. E poi li aveva fatti uccidere. È su tutti i libri di storia. Ma se andate a controllare sugli stessi libri non troverete un editto che sia uno firmato da Nerone in cui si ordinava di uccidere i cristiani.

 

«Lei vuole farmi credere che non la conosceva ma che, nonostante ciò, l'ha fatta salire, avete fatto sesso, e si è svegliato accanto al suo cadavere?»

«Esatto.»

«E nel frattempo uno sconosciuto sarebbe entrato e, senza rubare niente, né forzare porte o finestre, avrebbe preso la sua pistola, nella sua giacca e, al buio, avrebbe fracassato il cranio di quella poveretta, andando poi via indisturbato?»

«Deve avermi spruzzato qualcosa. Le ho detto che...»

«Certo, il mal di testa, dimenticavo. Per agire indisturbato l'assassino ha pensato di somministrare un sonnifero al fornitore dell'arma del delitto che dormiva accanto alla vittima, per forza di cose ignaro di tutto.»

«Sì, più o meno.»

«Perché se io entro in un appartamento per non rubare niente e uccidere senza un motivo la proprietaria non me la porto un'arma, tanto lo so che troverò sicuramente qualcosa nella tasca interna della giacca del tizio che è casualmente con lei.»

«Non sono stato io.»

«Non è che magari, dico così per fare un'ipotesi, si era stufato della donna?»

«Non l'avevo mai vista prima.»

 

Sono nei guai.

Questo tizio che mi interroga con uno sguardo sorridente mi ricorda Ian Anderson nel video di una vecchia canzone di Living in the past dove lui era vestito come un vampiro. Assomiglia così tanto a Ian Anderson che se saltasse sul tavolo e iniziasse a suonare il flauto traverso facendo orribili smorfie non ne sarei per niente stupito. Quel video era una delle cose più terrificanti che abbia mai visto da bambino ma quando ne parlo non se lo ricorda mai nessuno. Forse perché quando dico Sweet dream tutti pensano subito a Sweet dreams, quella con la esse finale. Tutti pensano a quell'androgina di Annie Lennox e a quel giro di basso. Però, ora che mi viene in mente, anche la cover di Sweet dreams di Marilyn Manson non era niente male. Quando lui alza le braccia tatuate verso la telecamera cantando "alcuni di loro vogliono essere abusati"  fa venire i brividi. Comunque, le due canzoni non c'entrano niente l'una con l'altra e questo tizio assomiglia a Ian Anderson dei Jethro Tull nel video di Sweet Dream, senza la esse, e io sono molto preoccupato di come si stanno mettendo le cose.

 

«Lei vive con sua moglie. Voglio dire, è normale, ogni tanto, vedere qualche amichetta.»

«Non mi faccia dire cose che non ho detto: non so chi sia quella donna.»

«E magari, dico sempre così per fare un'ipotesi, magari se poi l'amichetta decide di incasinare le cose, a uno gli possono pure prendere i cinque minuti. È comprensibile.»

«Ma cosa sta dicendo?»

«Dico solo che la capisco. Ha avuto paura e ha agito d'istinto. Forza, lo ammetta.»

«Io me ne vado. Devo riposare. Mi aspetta una settimana dura in ufficio. Devo anche finire una brochure medica che ho lasciato in sospeso venerdì.»

«Sicuro, darei un anno di stipendio per vedere lei nella stessa stanza del suo collega.»

«Perché?»

«Lo sa che è veramente convincente? Sono tre ore che andiamo avanti e ogni volta sembra davvero che stia lì lì per cadere dalle nuvole.»

«Non capisco.»

«Max è di là. È sconvolto. Ha appena scoperto che la moglie lo stava per lasciare togliendogli anche la casa. Il mio collega sta aspettando la psicologa per raccontargli il resto della storia.»

«Oddio. La moglie di Max è...»

«Roberta Santorini o, come la chiama lei, T3meraria. Adesso però la smetta di fare l'ingenuo e mi racconti realmente come è andata. Per cortesia, è stato un sabato faticoso e anch'io vorrei andare a dormire.»

 

Ricominciamo.

 

FINE

 

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© Diego Altobelli 2010 | www.revolutionine.com

 

Raccontino rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italy (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it) 


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