Recensione di Roberto Gallurese
Tom Hansen sono io. Sì, sono assolutamente, pericolosamente, vergognosamente io. Lo so, ok, non assomiglio molto a Joseph Gordon-Levitt ma d'altronde, si sa, quando si tratta di romanzare la tua vita è necessario infiocchettarla un pò, bisogna
trovare delle facce cinematografiche e non è che tutti noi possiamo averle. Guardate chi hanno scelto per interpretare quel cesso di Dillinger: Johnnny Depp!!
Tom Hansen sono proprio io. Me la ricordo bene l'ultima uscita con la "mia" Sole: anche lei piangeva senza motivo e si giustificava in maniera puerile (io le credevo); anche lei
evitava la mia mano (e io non ci badavo più di tanto, sarà stanca). La Mazzata era nell'aria e dopo averla ricevuta fra capo e collo ecco scattare il periodo più nero mai visto nella Storia dei periodi più neri: rabbia, delusione, furia, disillusione, rancore perenne, totale asfissia dei poveri amici precettati per sostenere il Compagno
Caduto. Ed è tutto lì, su schermo, raccontato con tale schiettezza e complicità da farmi temere che Scott Neustadter & Michael H.Weber mi abbiano pedinato per mesi.
Tom Hansen sono io. Ho fantasticato per giorni su quella ragazza che incontravo negli stessi posti ogni giorno, temendo di non avere speranze. Ho galleggiato a svariati centimetri da terra quando ho scoperto che lei era mia (e avrei canticchiato "You Make My Dreams Come True", ballando con i passanti ma non la conoscevo all'epoca, sorry!). Ho visto lentamente appassire una storia che probabilmente
era destinata a questo ma ignorandone il tragico evolversi MENTRE la vivevo, fermamente e tenacemente aggrappato ad un'idea che poco si adattava alla persona che avevo di fronte. Colpa sua? No, colpa di un Sentimento che non sa dosare gioia infinita e feroce dolore
