MOZIONE partecipata BARBATO – GRUPPI DELLA SOCIETA’ CIVILE IDV – IDV ESTERO Il Civismo dell’Essenziale
MOZIONE ‘ITINERANTE’
BARBATO – GRUPPI DELLA SOCIETA’ CIVILE IDV – IDV ESTERO
Il Civismo dell’Essenziale
Viviamo in questa Italia frantumata da egoismi e tendente a performance alimentate da una politica sempre meno attenta a porre l’uomo al centro della società, della famiglia e, perché no, dell’impresa.
Di una politica che non sa dare risposte concrete ai bisogni primari delle persone, al dramma della disoccupazione e del lavoro; di famiglie che non arrivano alla terza settimana; dello sfruttamento del territorio, fino alla scandalosa privatizzazione delle acque, della riscoperta “ideologica” del nucleare con 20 siti che ci regaleranno delle centrali “sotto casa”.
Siamo e viviamo in un’Italia in cui la Politica non sa dare risposte concrete alle persone e ai loro bisogni e che cede sempre più pezzi di stato e di cultura all'incalzare di Mafie e Camorre.
Siamo e viviamo in un’Italia che non sa dare le risposte ai bisogni dei lavoratori, di giovani chiamati a svolgere mansioni marginali e ripetitive, di gente che sempre più è costretta a salire sui campanili, sui tetti, SULLE VETTE DELLA DISPERAZIONE DEL TERZO MILLENNIO.
Manca quindi una risposta, forte e concreta, del “FARE PER” qualcuno o “PER” qualcosa.
Occorre una risposta capace per mandare in soffitta gli attuali partiti che si reggono ormai solo sull’“apparire”, sul chiacchiericcio, sul gossip e sui veleni creati ad arte.
Da qui l'esigenza, ormai inderogabile, di una vera Cultura Civica già affermata a livello locale e che deve soppiantare l’attuale partitocrazia, figlia di un impianto novecentesco ormai arrugginito .
Le Liste Civiche nascono e si organizzano per affermare la centralità del cittadino come destinatario dell'azione politica e si presentano come raggruppamenti di cittadini su contenuti e progetti. Ebbene questi sono identificati come prioritari rispetto alle collocazioni politiche. La rete civica è una delle risposte forti della società alle tensioni e ai problemi che investono il nostro Paese, che espongono i cittadini al rischio di un ruolo essenzialmente funzionale e subordinato perciò agli apparati. La rete civica rivolge il proprio impegno per assottigliare le disuguaglianze sociali, per incalzare le politiche sperequative del Governo, per evitare qualsiasi restrizione delle garanzie democratiche per difendere l’ambiente ed il territorio. L'anomalia della situazione politica italiana sta aggiungendo a tali rischi il progressivo impoverimento dei ceti medi e bassi, la de-istituzionalizzazione del sistema di relazioni democratiche, un’esasperata personalizzazione del confronto politico.
Le proposte per difendersi da tali rischi sono, a nostro parere, riconducibili sostanzialmente a 2 ipotesi scuola:
- un diverso modello di società di cittadini, che allo svolgersi degli interessi privati affianchi una solida rete di diritti sociali e di sani localismi, riaffermata dall'incisiva azione del civismo, che si sostanzi e abbia al centro del suo divenire la necessità di operare “PER” qualcuno e “PER” qualcosa;
- la democrazia partecipativa, condivisa e deliberativa, caratterizzata da scelte che lievitino dal basso, attraverso un diffuso coinvolgimento orizzontale dei cittadini iscritti e non iscritti a IdV, ma che hanno voglia di dire e fare qualcosa per il bene comune.
Queste proposte rispondono a domande che hanno in comune elementi tra loro connessi. Esse sono per lo più domande di beni collettivi, cioè indivisibili la cui produzione e distribuzione richiede decisioni collettive, valide per tutti, e non semplici meccanismi di mercato. Sostengono queste un bisogno di “pubblico”. Esemplare è, in proposito, la difesa del principio di legalità, della preminenza pubblica in tema di servizi sociali, sanità, scuola e formazione fisica e intellettuale, nonché la gestione di beni primari.
La mentalità civica è estranea ai dogmatismi ed alle chiusure, ma anche alle scelte astratte e all'accanimento ideologico e si concretizza anche nello stringere alleanze con le forze politiche tradizionali sulla base della condivisione di principi e programmi, soggetti questi ultimi a verifiche periodiche.
Adeguata è perciò la METAFORA DELL'ARCIPELAGO: una struttura orizzontale, una federazione di realtà locali, un insieme organico d’idee, competenze, entusiasmi, di uomini e donne accomunati dall'impegno a realizzare progetti che nascono dalla conoscenza del territorio e delle sue peculiarità.
E' funzionale promuovere perciò la partecipazione dei cittadini alla gestione della vita pubblica a tutti i livelli. Per essere efficace, la partecipazione deve essere caratterizzata dalla trasparenza, dalla competenza e dalla fiducia di operare in politica per produrre risultati tangibili nell'interesse di tutti, e dalla difesa della centralità del cittadino sopra ogni cosa. Nell'orizzonte ideale e valoriale, la politica quindi rimane un’attività svolta dai cittadini esclusivamente per perseguire il bene comune.
Una società, come un partito, è autenticamente democratica non solum se è per i cittadini, sed etiam se è dei cittadini, se esaudisce le loro preferenze e le loro istanze e se riesce a coinvolgerli nello sforzo collettivo di ricomporle e soddisfarle. Ed è soprattutto sul territorio, dove gli interessi implicati sono facilmente identificabili e mobilitabili, la democrazia partecipativa trova il suo campo di applicazione più adeguato.
Caso esemplare quello di decisioni che comportino un impatto ambientale (l'installazione di antenne, d’inceneritori, grandi arterie viarie, ecc.). Ne consegue che l'istituzione di tavoli permanenti di lavoro che innervino il territorio di processi decisionali di tipo deliberativo contribuisce a riconciliare i cittadini con la politica e a coinvolgerli nel governo del territorio stesso. I diritti politici e civili, e in specie quelli che garantiscono discussioni, dibattiti, critiche e dissensi aperti, sono al centro dei processi che generano scelte informate e meditate.
L'impegno civico vuole dunque realizzare nelle comunità locali, trasferendolo a livello sempre più vasto e sempre più alto, un modello di società aperta che favorisca la crescita di cittadini emancipati e liberi, legati dall'ideale di solidarietà, che offra a tutti eguali opportunità di vita e di democratica partecipazione alla vita sociale.
E’ per questo che noi dobbiamo andare anche oltre il Congresso IdV e l'attuale IdV, ancorato alla cultura politica e sociologica del secolo scorso. Con le categorie ormai consunte di “Destra”, “Sinistra”, “Centro” che servono solo all’autoconservazione della Casta e al conseguimento di poltrone utili a servire il proprio “Io” e non il bene comune e i cittadini. Queste categorie raffiguravano una dimensione sociale e valoriale della società italiana quasi fosse l'Aula di Montecitorio, metafora complessiva di vita. La vita, la società è più complessa, più variegata, più ricca delle Aule Parlamentari. Delle arene politiche televisive.
Ebbene da queste considerazioni noi dobbiamo ripartire per approdare ad una RETE NAZIONALE DEL CIVISMO cercando di portare il contributo fattivo con lo scopo di far funzionare la democrazia per i cittadini, in particolare per tutti coloro non coinvolti nella partecipazione politica. Infatti solo la pratica della democrazia favorisce lo sviluppo e la giustizia sociale. La forte tensione solidale che caratterizza l'arcipelago delle liste civiche impone ogni sforzo per armonizzare le esigenze della crescita economica con la salvaguardia dei diritti in tema soprattutto di sanità, assistenza, educazione. Per il bene comune vanno dunque restituiti il futuro ai giovani, la solidarietà a quanti vivono in condizioni di difficoltà e di solitudine, rispetto e amore agli anziani, tutela adeguata del cittadino consumatore.
La partecipazione a deliberazioni collettive è il nostro modello ideale di azione politica. Il cittadino ne è il soggetto centrale. Essere cittadino significa così, essere titolare di diritti e doveri, che sono elementi costitutivi della democrazia, della civiltà e dello sviluppo, inteso in un’accezione larga e ricca, non è null'altro che lo sviluppo dei diritti. Parimenti, difendere e promuovere la democrazia significa opporre una resistenza, intransigente proprio perché meditata, agli attacchi cui i diritti vengono sottoposti: il diritto a un lavoro dignitoso e sicuro, il diritto a un’informazione trasparente e onesta, il diritto a una giustizia efficiente e imparziale.
II linguaggio dei diritti è la base del Civismo, che è pragmatico ma fortemente orientato in senso ideale. I diritti sono, infatti, la misura della civiltà, perché esigono di essere estesi e generalizzati. L'attuale effervescenza di domande di diritti discende dalla comparsa di nuovi soggetti collettivi la cui presenza, o la cui attivazione politica, impone di ritoccare il modo convenzionale di intendere i diritti e la cittadinanza.
Va inoltre promossa la funzione sociale dell'IMPRESA ETICA che deve sì generare profitto per gli azionisti; ma offrire anche effettive opportunità occupazionali, mettendo al centro il capitale umano, più di quello finanziario. Non è questa la condotta delle imprese e quelle italiane non fanno eccezione. Queste, vessate da imposte di uno Stato sempre più esigente e ferite duramente dalla recessione economica, mettono in salvo i propri interessi a danno dei dipendenti, di chi ha dato tempo, impegno, di chi ha contribuito a dare loro una posizione nell’economia nazionale e internazionale. Fino a ieri si pensava che l’unica legittimazione etica e sociale del fare impresa fosse quella di operare per la massimizzazione del profitto e che questo di per sé costituiva un indicatore del migliore uso possibile delle risorse e dei lavoratori. Oggi l'impresa non può prescindere dal contesto sociale e ambientale che la circonda e deve sempre assumere responsabilità non unicamente legate al profitto.
Essere responsabili per un'impresa, essere responsabili per coloro che vi operano, significa avere ben presente chi sono i soggetti coinvolti nell’attività dell’azienda e tenere conto degli interessi di tutti, secondo i diversi ruoli e il diverso livello di partecipazione. Per i cittadini e i consumatori la responsabilità delle imprese è un valore. E per le imprese il lavoratore deve essere di valore; deve essere un patrimonio prezioso.
È il lavoratore italiano che deve essere diversamente considerato e apprezzato, mentre oggi è sempre più facilmente sostituito da lavoratori all’estero; come nel caso dei due maggiori gruppi bancari italiani, Unicredit e Intesa San Paolo che hanno avviato un processo di massiccia esternalizzazione all'estero di molti servizi bancari di grande impatto sul piano occupazionale. L’esternalizzazione all’estero è un processo che svilisce ed insulta i lavoratori italiani che per anni hanno fatto parte di un’impresa, che li esaspera e li rende costantemente schiavi di un’ingiustizia.
Non dobbiamo dimenticare poi la drammatica situazione del Mezzogiorno, in cui la maggioranza delle imprese nasce, si afferma e sopravvive solo se sostenuta dal lavoro sommerso e da capitali provenienti da attività illegali.
In un Sud che i giovani rifuggono, l’impresa resta in vita solo se si piega alle leggi dell’AntiStato.
Un’azienda del meridione infatti è sempre la prima ad essere messa in pericolo dagli assalti della mafia e, sfortunatamente, anche la prima ad essere minacciata dalla chiusura. E primi a perdere la propria occupazione sono i lavoratori del mezzogiorno d’Italia. Questa è la situazione in cui versano ad esempio i lavoratori FIAT di Pomigliano d'Arco, di Termini Imerese, quelli di Alcoa e tutte le persone che come loro sono in Cassa integrazione o rischiano il posto di lavoro e che hanno visto sfumare, assieme al posto di lavoro, i progetti, i sogni e le certezze di una vita e che purtroppo, in quanto lavoratori del Sud, vedono scomparire anche l’unica opportunità di impiego della propria vita. E’ sempre il Mezzogiorno che paga per tutti.
La crisi economica e le scelte aziendali di alcuni grandi gruppi assicurativi hanno altresì messo a rischio chiusura circa 5.000 agenzie di assicurazione, anche in questo caso soprattutto nel Meridione, con ricadute pesanti per gli utenti. L’aumento delle tariffe per le assicurazioni auto, la riduzione dei punti di assistenza sul territorio e quindi la diminuzione della qualità del servizio sono solo alcuni dei problemi. La chiusura delle agenzie assicurative al Sud, infatti, comporta un incremento delle zone ad alta illegalità, dove circoleranno sempre più autovetture non assicurate, una potenziale perdita di 25.000 posti di lavoro, in una zona del paese nota per il suo elevato tasso di disoccupazione e di un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro.
Ed è per questo che dobbiamo interessarci ai lavoratori d’Italia tutti, a coloro che sono usati e poi gettati via trascurando l’importanza ed il contributo in termini umani, professionali e di esperienza che questi danno costantemente ad un’impresa.
È così che la politica deve pensare il capitalismo del Terzo Millennio: un CAPITALISMO FATTO DA “AZIONISTI DELL’UMANESIMO”.
(LOMBARDIA)
Un adeguato capitolo, di valore e di sostanza, va aperto analizzando compiutamente la QUESTIONE FEMMINILE, che non va semplicisticamente ghettizzata nel discorso, anch’esso di stile novecentesco, sulla stregua delle suffragette che infiammarono la lotta di classe rosa tra le due guerre nel secolo scorso.
Va riaffermata quindi la centralità del ruolo valoriale della Donna, promuovendo un incisivo impegno per adeguare la legislazione e le azioni politiche concrete al fine di garantire uguali opportunità, ma senza la logica protezionistica delle “quote” che fanno sembrare la partecipazione delle donne alla società una sorta di riaffermazione delle riserve indiane. Insomma va archiviato davvero l’IdV, partito di troppi uomini.
Altro capitolo è la difesa dell'AMBIENTE che rientra tra le priorità dell'esperienza amministrativa civica, la cui vocazione è uno stile di vita compatibile con l'habitat naturale. Nella loro azione di tutela e valorizzazione ambientale, le amministrazioni cittadine si avvalgono con profitto del contributo di gruppi e associazioni locali. Al centro del nostro impegno futuro e delle nostre battaglie va posta quindi la lotta contro la Privatizzazione delle Acque (chi dice che si tratta semplicemente della privatizzazione della gestione delle acque, gabba il prossimo, trattandosi esattamente della stessa cosa: perché a gestire le acque saranno i ...soliti noti!). E poi c’è la grande questione del nucleare che si sta riaprendo nel nostro Paese. E' evidente che si tratta anche qui di andare al cuore del problema. Uscire dagli schematismi e dagli steccati ideologici. Qualsiasi sia la scelta, sul piano di indirizzo energetico nazionale, appare evidente che dovranno comunque essere rilanciate le fonti alternative di approvvigionamento energetico. Così come è evidente che anche qui al centro delle decisioni dovranno esserci le persone ed i loro bisogni; che il primo requisito dovrà essere la “gestione trasparente” dell'intera vicenda, dell’intero affare da parte dell'attuale Governo che ha posto un’accelerazione alla questione!
Il tema dell’ambiente è centrale in ogni democrazia avanzata; i cittadini giustamente sentono che la loro casa deve essere tutelata. Per questo riteniamo che il concetto di “sviluppo sostenibile” debba essere centrale nel dibattito politico italiano, come lo è già a livello mondiale ed europeo. Sostenibilità vuol dire sviluppo per abbattere la povertà, ma nel rigoroso rispetto della Natura, pensando alle generazioni future. Dobbiamo essere strenui difensori del principio che le terre su cui viviamo non sono nostre, ma le abbiamo avute in prestito dai nostri genitori per consegnarle integre ai nostri figli.
Gli impatti dell’uomo sull’ambiente sono, infatti, molteplici; quello che attualmente desta più preoccupazione - come affermato più volte nei rapporti degli organi tecnici delle Nazioni Unite - è quello relativo ai cambiamenti climatici che, a causa dell’effetto dovuto ai gas serra delle industrie e quindi dall’utilizzo dell’energia, dei trasporti e del riscaldamento, sta mettendo in forse la stessa sopravvivenza dell’umanità.
I tempi sono brevissimi: in pochi decenni saremmo chiamati a cambiare completamente il trend di sviluppo; per farlo dobbiamo costruire un adeguato mix di fonti rinnovabili, efficienza energetica, gas metano (il meno clima - alterante). Altresì dobbiamo mettere in atto un grande piano per prevenire il dissesto idrogeologico dell’Italia che tanti danni ha fatto e ancora può fare; lottare politicamente per preservare ed aumentare le aree verdi ed i parchi naturali; azzerare i rifiuti con un attento utilizzo della raccolta differenziata e delle migliori tecnologie. Contrastare l’utilizzo dissennato d’inceneritori e discariche e valorizzare invece l’ecologia nel senso più pieno e più alto del termine.
La vastità e la ricchezza dell'insigne patrimonio artistico diffuso capillarmente nel Paese fa sì che l'esperienza poi amministrativa civica sia avvezza a confrontarsi con rilevanti problemi di conservazione e valorizzazione dei beni culturali nei territori. Anche in tal caso l'approccio è funzionale al godimento del bene da parte dei cittadini e alla sua messa al servizio di uno sviluppo turistico sostenibile. Ciò è possibile soltanto mantenendo la pubblica proprietà del patrimonio o, in stretto subordine, ottenendo dal privato garanzie precise e senza limiti temporali che quel bene potrà venire liberamente fruito dalla comunità o dall’umanità.
Ma è sul piano della cultura intesa come espressione autentica della nostra identità storica che l'arcipelago della Rete del Civismo, impegnerà una parte rilevante delle sue energie. Porre l'accento difatti sulle peculiarità del vissuto locale si traduce in arricchimento dell'intero sistema Paese: le diversità, anche linguistiche, stimolano al confronto, inducono al dialogo, educano alla convivenza e, nel rispetto reciproco, preparano i cittadini della nuova Europa.
Ecco infine la nostra Mission: proporsi quale alternativa di governo, mutando e modernizzando l'attuale assetto dell'Italia dei Valori come semplice partito, baluardo valoriale e proiettarlo in una veste profondamente rinnovata, come MOVIMENTO CIVICO DEGLI ITALIANI, in grado di realizzare, in una unità d'intenti insieme alle forze politiche che condividono i suoi principi e i suoi programmi, modelli avanzati di una società estranea ad apatie e velleità, resa forte invece dalla consapevolezza della sua irripetibile identità, dei suoi inalienabili diritti, dei suoi radicati valori.
(EMILIA ROMAGNA)
Questa mozione è perciò “ITINERANTE” perché nasce attraverso e dai territori e ha il suo incipit il 20 dicembre 2009 a Bologna durante l’Assemblea degli Autoconvocati “La Base IdV” che riunisce le sigle di diversi movimenti che chiedono maggiore democrazia all’interno dell’Italia dei Valori. La bozza originaria di Bologna, cresciuta in modo condiviso e partecipato, è stata poi fusa con altre proposte simili provenienti dalla Rete.
(DALLA RETE)
Abbiamo provato così a mettere insieme le idee pervenute dalla rete, strumento democratico per eccellenza, e dai gruppi formatisi su Facebook, quali “Parole Civili” e “S.O.S. IdV”. La sintesi di mozione scaturita è articolata su quattro temi principali, prendendo spunto anche dalle mozioni “La Base IDV” e dai vari contributi e suggerimenti degli onorevoli Borghesi, Donadi e Pardi.
I titoli individuati per incanalare le mozioni congressuali in argomenti omogenei sono i seguenti:
A) PER IL PARTITO DELLE MANI PULITE, SENZA CUMULI D'INCARICHI, SITUAZIONI D'INCOMPATIBILITA' E CONFLITTI D'INTERESSE
Considerato che in molte realtà periferiche si è manifestata la tendenza ad un cumulo degli incaricihi da parte delle stesse persone, ed altri fenomeni di malcostume,
si propone al Congresso la presente mozione, consistente nelle modifiche di seguito specificate da apportare al vigente statuto:
art 4 bis (diritti e doveri degli iscritti, cumulo di incarichi e situazioni di incompatibilità)
1- Ogni iscritto è tenuto ad assicurare la propria partecipazione alle attività sociali; gli iscritti che nel corso dell’anno non siano intervenuti ad almeno il 30 % delle assemblee e delle riunioni cui sono stati formalmente convocati, perdono il diritto all’elettorato attivo e passivo per l’intero anno successivo.
2- Tutte le cariche relative agli organi interni del partito sono elettive, salvo le deroghe espressamente previste dal presente statuto o da quelli locali.
3- Non è consentito il contemporaneo cumulo di più cariche, da parte dello stesso soggetto, relativamente agli organi della stessa regione, nè fra questi e quelli nazionali. Analogamente quanti risultino eletti o nominati per conto dell’IdV a ricoprire incarichi nelle istituzioni pubbliche, devono dimettersi entro 60 giorni da ogno altro incarico ricoperto all’interno del partito.
4- Nell’ambito della stesa regione, è incompatibile la contemporanea assunzione di incarichi fra parenti in linea retta, ascendenti o discendenti, nonché ogni altra eventuale situazione di conflitto fra gli interessi personali e quelli del partito o della collettività.
5- L’accesso alle cariche interne del partito, così come a quelle esterne non elettive, è riservato solo a quanti risultino iscriti da non meno di 365 giorni consecutivi. Analogamente non è consentita la candidatura nelle liste elettorali, se non come indipendenti, a quanti hanno ricoperto nel precedente anno incarichi istituzionali in rappresentanza di altri partiti.
La proposta assorbe molti punti della mozione de "La Base IdV", nonchè di altre proposte.
B) PER INTRODURRE IDONEE GARANZIE E RIDURRE GLI ECCESSI DI DISCREZIONALITA’ NELL’ADOZIONE DEI PROVVEDIMENTI SANZIONATORI
Premesso che nel nuovo statuto sono stati confermati (art 3, 4, 5, 9, 10) gli istituti che consentono l’applicazione di provvedimenti sanzionatori, come la revoca degli incarichi, la destituzione e il commissariamento degli organi territoriali, l’espulsione o la sospensione dei singoli iscritti, nonché di quelli relativi all’accettazione delle iscrizioni ed al riconoscimento delle stesse strutture territoriali e dei relativi statuti;
ritenuto che tali istituti, così come configurati, consentano agli organi competenti di procedere in base a considerazioni del tutto discrezionali, non sufficientemente documentate, e di conseguenza potenzialmente arbitrarie, come in molte occasioni si è potuto verificare;
si propone al Congresso la presente mozione, che prevede l’inserimento nel vigente statuto di un nuovo ulteriore articolo, come di seguito specificato.
NUOVO ARTICOLO (Garanzie da adottare nei procedimenti sanzionatori)
1- Tutti gli organi e le cariche interne al partito risultanti dall’esito di regolari elezioni da parte delle competenti assemblee degli iscritti non possono essere destituiti d’ufficio se non con provvedimento dettagilatamente motivato, dal quale risulti la gravità dei fatti o comportamenti addebbitati.
2- Fra tali comportamenti, adeguatamente comprovati e documentati, non rientra in ogni caso il dissenso o la semplice critica verbale, epressi all’interno delle sedi del partito o in forma comunque non pubblica, rispetto alle attività dell’IdV o dei suoi singoli rappresentanti.
3- Stesse garanzie devono essere applicate nei procedimenti relativi all’espulsione di singoli iscritti, nonché in caso di mancato riconoscimento della costituzione dei circoli ed altre strutture locali, e della mancata accettazione della domanda di iscrizione. Il mancato riconoscimento dei circoli e degli altri organi statutari, nonché la mancata approvazione dei relativi statuti, e l’eventuale diniego della domanda di iscrizione, devono essere resi noti dai soggetti competenti entro 60 gg dal ricevimento della comunicazione, altrimenti si applica il silenzzio-assenzo.
4- Ove i provvedimenti sopra elencati siano carenti dei requisiti richiesti, il Consiglio di Garanzia adito provvede immediatamente al loro annullamento; qualora il Consiglio non si pronunci anche in via interlocutoria entro 60 giorni dal ricorso, i provvedimenti decadono automaticamente.
5- I commissariamenti non possono durare più del tempo strettamente necessario alla rielezione degli organi destituiti, e comunque non più di quattro mesi. I commissari o “garanti per la fase congressuale” non possono surrogare i poteri e le funzioni attribuite per statuto, ai vari livelli territoriali, alle assemblee degli iscritti.
6- In fase di prima applicazione delle presenti norme, tutti i provvedimenti assunti negli ultimi tre anni che rientrano nelle fattispecie sopra descritte devono, a richiesta degli interessati, essere riesaminati e confermati o revocati procedendo in conformità alle norme di cui al presente articolo.
(assorba ed esplicita l'appello a Di Pietro contenuto nella mozione de La Base, e risponde ad esigenze segnalate da più parti)
C) PER UN RIEQUILIBRIO DEI POTERI NEGLI ORGANI NAZIONALI E IL PASSAGGIO DALL'OLIGARCHIA ALLA DEMOCRAZIA
1- Lo statuto del Partito dovrà essere approvato dal Congresso Nazionale e solo da questo potrà essere modificato.
2- Secondo i principi di spersonalizzazione già enunciati dallo stesso Presidente Antonio Di Pietro si propone di eliminare la dicitura "Lista Di Pietro" dal simbolo ufficiale del partito; tale dicitura potrà essere eventualmente inserita nei contrassegni di presentazione di candidature elettorali.
3- In modifica all'art. 6 dell'attuale Statuto si prevedono quali organi e strutture nazionali del Partito: l'Assemblea Nazionale che è sovrana; il Presidente, il Vice Presidente, l'Esecutivo nazionale, la Direzione nazionale, l'Assemblea degli eletti, il coordinamento nazionale dei dipartimenti tematici,
il Tesoriere Nazionale ed il Collegio dei Revisori dei Conti, Il Collegio Nazionale di Garanzia.
4- L'Assemblea Nazionale ai fini dell'elezione del Presidente del Partito vota tra i primi 3 classificati a primarie aperte; il primo degli eletti sarà nominato Presidente il secondo ricoprirà l'incarico di Vice Presidente. Il residente ed il Vice presidente durano in carica 2 anni.
5- L'esecutivo nazionale sostituisce l'attuale ufficio di presidenza e sarà composto da 9 membri Il Presidente, il Vice Presidente, il Capogruppo alla Camera, il Capogruppo al Senato, il Capogruppo al Parlamento Europeo, il Tesoriere, il Segretario Giovanile, il Coordinatore dei Gruppi Tematici, il Presidente dell'Assemblea degli Eletti.
6- La direzione Nazionale del Partito sostituisce l'attuale Esecutivo Nazionale e sarà composta da 100 membri di cui i 9 componenti dell'esecutivo nazionale e 91 eletti dal congresso nazionale.
7- Il Tesoriere del Partito sarà eletto dal congresso nazionale che lo sceglierà tra candidati di riconosciuta competenza professionale nel settore economico-finanziario.
8- I responsabili dei dipartimenti tematici dovranno essere eletti dalla Direzione Nazionale tra i candidati di riconosciuta esperienza professionale nei vari settori di competenza. I vari responsabili eleggeranno il Coordinatore.
9- Il Collegio Nazionale di Garanzia dovrà essere eletto dall'Assemblea Nazionale e non potranno farne parte dirigenti territoriali ed eletti.
E’ qui riportata integralmente buona parte della mozione de “La Base IdV”, anche se non è da tutti condiviso il comma 4.
D) PER IL RIPRISTINO DELL’AUTONOMIA STATUTARIA E ORGANIZZATIVA DELLE STRUTTURE TERRITORIALI
Preso atto che col nuovo Statuto Nazionale del partito, adottato in data 1/12/09, e l’imposizione di uno “statuto unico” sia per i circoli che per i coordinamenti regionali, è stata del tutto eliminata l’autonomia statutaria e organizzativa riconosciuta alle strutture territoriali periferiche dal precedente statuto;
considerato che tale scelta non appare compatibile con gli obiettivi di responsabilità, partecipazione, trasparenza, confronto democratico e reale federalismo enunciati in altre parti del medesimo statuto;
si propone al Congresso la presente mozione, consistente nelle modifiche di seguito specificate, da apportare al vigente statuto per ripristinare e incentivare le autonomie prima garantite.
Art. 3 – Oggetto sociale e struttura organizzativa (ex art. 2 della precedente versione)
1- Il partito nazionale dell’IdV a livello periferico è organizzato in forma federale su base territoriale regionale, …… (segue come art. 2, comma 1, della precedente versione).
2- Le strutture regionali e territoriali …(segue come art. 2, comma 2, della precedente versione, cui va aggiunto il seguente comma)
comma 2 bis- Ad esse compete anche la rappresentanza politica, limitatamente alle specifiche questioni concernenti il territorio di competenza e nella piena osservanza delle linee politiche e delle direttive stabilite dagli organi nazionali.
3- Agli statuti regionali, redatti secondo lo schema proposto dall’Ufficio Nazionale di Presidenza, compete ….( segue come art. 2, comma 3, della precedente versione, cui va aggiunto il seguente comma)
comma 3 bis- Negli statuti deve essere previsto inoltre un responsabile regionale per i servizi di informazione e ccomunicazione interna, eletto dall’assemblea, col compito di gestione diretta anche dei siti informatici, il quale dovrà garantire la tempestività e la completezza dell’informazione, nonché la possibilità per tutti gli iscritti di accedere alla comunicazione interna, anche con modalità interattive.
4- A loro volta gli statuti regionali possono …(segue come art. 2, comma 4, della precedente versione)
5- Le strutture territoriali del partito a qualsiasi livello possono…(segue come art. 2, comma 5, della precedente versione, con l’aggiunta del seguente comma)
comma 5 bis- Fatto salvo il rispetto dei limiti previsti nella delega di cui al precedente comma, in caso di elezioni amministrative o regionali, i programmi elettorali, la scelta di eventuali alleanze, e la formazione delle liste dovranno essere sottoposte all’approvazione dell’assemblea degli iscritti dei territori interessati. La stessa cosa dovrà avvenire per la scelta dei candidati sindaci o presidenti, salvo il ricorso a consultazioni primarie.
6- eliminare completamente il comma 6, da portare in apposito articolo riguardante le sanzioni e i provvedimenti disciplinari, opportunamente integrato (vedi mozione B).
Art. 5 – I Circoli (ex art. 6 della precedente versione)
comma 3- Eliminare il riferimento allo “Statuto Unico dei Circoli”, ripristinando quindi l’art. 6. comma 3, della precedente versione.
(LIGURIA)
Alla bozza originaria della mozione “itinerante”, nata in Emilia Romagna e arricchitasi con le proposte delle Rete, si è aggiunto quanto gli esponenti della Liguria chiedono al Partito. In un periodo storico che è purtroppo determinato dal crollo dei principali valori etici, l’IdV si è erto quale paladino indiscusso di questo nuovo Rinascimento Morale fatto di Donne e di Uomini che credono in una società più giusta, più equilibrata e più solidale con gli ultimi. L’IdV ha visto una crescita esponenziale negli ultimi due anni ed è passato dal 2,4-2,6% del 2007 a oltre l’8% del 2009. Un enorme crescita di consenso che ha visto l’ingresso di nuovi elementi provenienti dalle più disparate esperienze politiche e civiche. Ciò ha creato non poco disagio all’interno del partito, abituato a gestioni di minore importanza e come sarebbe successo in una famiglia come la nostra si è resa obbligatoria una gestione più decisa. E’ per questo che molti hanno avvertito una mancanza di democrazia.
Ora il Partito, al suo Congresso Nazionale, ha la grande occasione di crescere e di concedersi un assetto proiettato al futuro. Ha l’occasione in questo modo di crescere ancora di più. Tale crescita rende però obbligatori alcuni cambiamenti e la mozione “itinerante” presentata è un’importante indicazione che tutti i Delegati non possono sottovalutare per il bene dell’IdV.
Al fine di evitare che altri malintesi possano sorgere durante le successive gestioni del partito, al fine di evitare che si possano ulteriormente diffondere pensieri che l’espulsione, la sospensione o il commissariamento siano semplici e facili costumi utilizzati da un partito che al contrario inneggia ai più alti Valori della Democrazia, gli esponenti della regione Liguria, sostenuti dagli altri che sottoscrivono questa mozione e avanzano la seguente proposta per cambiare l’art. 13 dell’attuale statuto.
Questo recita precisamente:
ART.13 IL COLLEGIO NAZIONALE DI GARANZIA
Il Collegio nazionale di Garanzia ha competenza sulle questioni che riguardano il codice deontologico degli aderenti al partito, le controversie relative alle adesioni, i provvedimenti disciplinari comminati o da comminare agli iscritti ed ogni altra controversia interna in materia elettorale o assembleare.
Il Collegio nazionale di Garanzia è composto da tre membri nominati dall’ Ufficio di Presidenza nazionale. Elegge al proprio interno il Presidente.
I suoi componenti durano in carica cinque anni e sono rieleggibili.
La nostra proposta desidera trasformare il predetto articolo, mantenendo inalterato il primo e il terzo comma, sostituendo il secondo con il seguente testo:
“Il Collegio Nazionale di Garanzia è composto da tre membri di cui due eletti dal Congresso Nazionale fra le iscritte o gli iscritti ed il terzo è il Presidente del Partito eletto dallo stesso Congresso Nazionale. I due membri eletti dal Congresso Nazionale dovranno essere scelti fra candidati di indubbia moralità,iscritti al partito e che non ricoprano nessuna altra carica all’interno del Partito o che abbiano incarichi politici o di altro genere anche in società pubbliche. Qualora i candidati abbiano incarichi sopracitati al momento della loro elezione dovranno in caso di accettazione dell’incarico immediatamente rassegnare le proprie dimissioni da tutti gli altri incarichi. La mancanza del predetto requisito fa cessare immediatamente dall’incarico. I due membri si occuperanno di valutare eventuali richieste di esclusione, sospensione, espulsione, commissariamento, avvisando immediatamente la parte per la quale sono stati richiesti i provvedimenti, visitando le aree da dove siano giunte tali richieste, assumendo informazioni riguardo alla diatriba in corso, ascoltando tutte le parti interessate e decidendo entro il termine di trenta giorni dalla richiesta secondo equità. Qualora la scelta sia condivisa dai due membri eletti dal Congresso Nazionale la decisione diventa definitiva e il fascicolo viene inviato all’ufficio di Presidenza. Qualora la decisione non sia unanime il fascicolo viene inviato al Presidente che valutati i dati raccolti e le relazioni dei due membri deciderà secondo equità. La decisione del Presidente del Partito in quel caso è inappellabile mentre la decisione dei due membri del Collegio di Garanzia è appellabile solo da coloro ai quali è stata comminata la sanzione, al Presidente del Partito entro 30 giorni dalla loro decisione. Nessun appello è previsto e permesso da chi ha richiesto l’applicazione della sanzione. Per i due membri del Collegio di Garanzia eletti dal Congresso Nazionale, visto l’impegno richiesto, sia in termini di spostamenti che in termini di tempo,dovrà essere previsto un compenso economico ed i rimborsi spese necessari deliberati direttamente dal Presidente del Partito e condivisi con il Tesoriere Nazionale.”
Si sottolinea inoltre la necessità di richiedere, visti i numerosi commissariamenti e le numerose espulsioni di diversi elementi dal Partito che hanno provocato confusione a livello della base dello stesso, su richiesta degli interessati, che il neoeletto Collegio di Garanzia possa riesaminare i provvedimenti sanzionatori ed annullarli riammettendo le persone oggetto dei predetti provvedimenti. I predetti ricorsi dovranno essere presentati entro 30 giorni dall’elezione del Collegio di Garanzia e comunque entro 30 giorni dal termine del Congresso Nazionale del 2010. La presente possibilità resta valida solo per i provvedimenti inflitti nel corso dell’anno 2009.
(PUGLIA)
Gli obiettivi in aggiunta alla mozione itinerante e provenienti da Bari prevedono che:
la presentazione, in accordo con le forze politiche responsabili, di proposte di legge per restituire ai cittadini italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento o, in alternativa, indizione di referendum abrogativo;
l’eliminazione degli incarichi plurimi di rappresentanti politici istituzionali, mediante sia un rigoroso e chiaro regime di incompatibilità e decadenze ex officio, sia prevedendo una sola indennità o compenso o voce retributiva (presumibilmente la maggiormente retribuita) in presenza di più incarichi. Strumento indispensabile per il conseguimento di tale obiettivo è l’approvazione di un’adeguata legge sulla trasparenza amministrativa e l’avvio di campagne di sensibilizzazione sul tema, evidenziando l’assurdità della situazione di chi ingordamente “prende quattro paghe per il lesso” (G. Carducci, “Davanti S. Guido”) e chi invece non ne ha alcuna o vive di stenti o muore di fame;
l’eliminazione dei noti privilegi “di casta”.
(ESTERO)
L’esperienza dell’IdV Estero è diversa da tutte le altre, ma anche all’estero gli esponenti del partito sono concordi nella necessità di cambiamenti.
Riconoscimento, Coordinamento, Partecipazione, Organizzazione sono questi i quattro punti affrontati dall’IdV Estero.
Riconoscimento
1Il nuovo statuto dell'IdV già riconosce agli iscritti residenti all'estero il diritto di organizzarsi come una regione italiana. Ringraziamo il Presidente per il riconoscimento di anni di lavoro e di attivismo. Chiediamo ora che questo riconoscimento sia effettivo ed a pieno titolo, con medesimi doveri e diritti. La regione estero è peculiare perché rappresenta Paesi europei ed extraeuropei, con distanze tra le “province” ben al di là della realtà di casa, sia per culture, vissuti e bisogni non raggruppabili in poche categorie. In tal senso si chiede che vi sia maggiore apertura verso le diverse realtà IdV nel loro complesso; maggiore confronto in quanto i soggetti non sono sempre uguali, per generazione-appartenenza-cultura-stato sociale; maggiore concretezza volendo non fermarsi alle parole, ma indicando i tempi di realizzazione dei progetti; maggiore fiducia, come valore ineluttabile per evitare sospetti ed incomprensioni; maggiore mondialità come consapevolezza di appartenenza senza limiti geografici. Integrazione con le strutture nazionali è il motto vigente, col quale ci si auspica, come IdV Estero, che ci sia supporto organizzativo che faciliti la creazione di nuovi circoli IdV la continuità e l’estensione dei suoi valori, l’accrescimento reciproco di azioni di sostegno e collaborazione, con la condivisione delle esperienze associative.
2A dimostrazione di valori quali la trasparenza e la chiarezza, si chiede che tutte le cariche interne al partito siano elette democraticamente dagli aderenti, che dovranno poter scegliere i dirigenti della struttura esecutiva del partito, con periodicità e modalità fisse, stabilite e soprattutto rispettate ad ogni livello, con regolamenti applicativi dello statuto condivisi, indicando il prossimo congresso estero come punto di partenza di una nuova organizzazione partecipata. I congressi locali dovranno naturalmente riferirsi al Congresso Estero, così che la “base”, la tanto invocata “società civile” possa avere finalmente un peso rilevante. Dal vertice dovranno essere garantite risorse e un costante impulso a perfezionare l’organizzazione, nonché il necessario coordinamento.
3Chiediamo che i congressi di IdV all'estero abbiano luogo dopo avere stabilito regole precise. Chiediamo che sia fissata la data del Congresso Regionale Estero, e che si svolga là dove ci sono più iscritti.
Coordinamento
1Nel congresso estero siano utilizzabili tutti gli strumenti telematici che rendano possibile un'ampia partecipazione da ogni parte del mondo, con rispetto della comunicazione da parte di tutti gli interessati. Questo metodo limiterebbe allo stesso tempo i costi.
2 Chiediamo anche che i costi infrastrutturali dei congressi, estero e nazionale, ricevano stesso sostegno dal partito, al pari delle strutture analoghe con sede in Italia.
3Si chiede che la regione estero abbia autonomia economica e goda del contributo proveniente dagli eletti all'estero al parlamento italiano. Questi fondi devono essere gestiti dall'esecutivo estero e distribuiti agli esecutivi delle varie nazioni che li useranno, insieme ai fondi eventualmente provenienti dal tesseramento locale, per promuovere le attività del partito nelle circoscrizioni estere. Viene escluso l'uso di tali fondi per le campagne elettorali di uno o più singoli candidati.
4In IdV estero c'è stato un problema derivante dal doppio canale di tesseramento: in Italia o tramite la struttura estera, che esiste e funziona. Si chiede di stabilire le regole di tesseramento valide per tutti, senza distinzioni di residenza, e di stabilire le condizioni di appartenenza alla struttura operativa sul territorio, cioé se essa debba essere composta di iscritti o anche di simpatizzanti.
Partecipazione
1Si chiede che sia istituita una sezione dipartimentale nell'ambito del dipartimento tematico “Ricerca, Istruzione e Beni culturali” che tratti in dettaglio l'urgenza di riforma della scuola italiana all'estero, e funga da centro di studi, supporto e informazione per i parlamentari eletti all'estero e per tutti i parlamentari che siano interessati al problema.
2Gli italiani emigrati in altri paesi sono un enorme serbatoio di conoscenze su come il problema dell'immigrazione sia affrontato in altri paesi, e chiedono di mettere a disposizione questa loro conoscenza. Chiedono anche di poter sedere a un tavolo in cui si dibattino i problemi del rientro in Italia, delle certificazioni e naturalizzazioni, dell'assistenza consolare. Si chiede dunque che sia istituita una sezione interdipartimentale nell'ambito dei dipartimenti tematici “Lavoro e Welfare” e “Giustizia e Sicurezza” che tratti delle politiche di immigrazione ed emigrazione italiana.
3Moltissimi cittadini italiani residenti in altri paesi hanno arricchito il proprio bagaglio culturale italiano confrontandosi con altre realtà. Si chiede che gli iscritti della regione estero siano integrati appieno nei dipartimenti tematici.
4Sempre di piu gli argomenti di interesse per gli emigranti italiani sono ora trattati a livello regionale. Chiediamo che gli aderenti residenti all'estero, in particolare in Europa, siano considerati dall'IdV nella compilazione delle liste per le elezioni regionali e provinciali.
5Chiediamo che l'Italia dei Valori, anche all'estero, dia un segnale forte di riscoperta del ruolo del femminile in politica e continui ad incoraggiare e sostenere attivamente la partecipazione delle donne, non unicamente in relazione al tema delle pari opportunità e alla tutela dei minori e delle donne, italiane o straniere, da atti di violenza.
Organizzazione
1La buona volontà di tanti militanti e attivisti deve essere supportata con un sostegno finanziario alle sezioni. Si chiede la creazione di conti correnti per ogni sezione attiva, nei quali far confluire i fondi dei rimborsi elettorali e i fondi provenienti dal tesseramento. Tali depositi devono essere gestiti dai responsabili di sezione, sotto il controllo interno della sezione stessa e quello superiore della sede centrale, così che con tutti i crismi di trasparenza vengano rispettati sia i più elementari criteri democratici nei confronti della base, sia i fondamentali orientamenti politici e strategici della dirigenza.
2Negli anni recenti Internet ha avuto un enorme sviluppo, rendendo possibili canali di comunicazione bidirezionale, e in tempo reale. Chiediamo che tali risorse vengano sfruttate pienamente dal partito per mobilizzare e rendere chiaramente visibili le risorse sia della base che della dirigenza, ed utilizzare le piattaforme internet sia per l'organizzazione che per la diffusione di attività, convegni, e manifestazioni di circoli e province. Chiediamo inoltre che la direzione centrale assegni risorse e coordini la rete informativa globale, assegnando e chiaramente identificando i ruoli degli addetti alla comunicazione, anche a livello periferico. L'incarico di gestire l'attività in rete del partito ad una impresa privata può creare dei conflitti d'interesse. E' necessario stabilire una serie di regole che permettano l'accesso ai canali di internet da parte delle sezioni del partito con certificazione dalla sede centrale. La comunicazione efficace e bidirezionale tra centro del partito e sedi e circoli di base sarà di grande aiuto per costruire un partito migliore per un paese migliore.
3Il nostro partito politico deve poter rispecchiare nella sua organizzazione il tipo di organizzazione che vorremmo attuare in Italia.“Si propone un potenziamento degli gli organi di controllo interni al partito, (comitato di garanzia, revisori dei conti) anche rendendo esecutive le decisioni prese da questi organi.” In tal senso occorre sancire da un lato la separazione e l'indipendenza dei controllori interni da tutti i gradi dei comitati esecutivi, dall'altro occorre anche fissare le linee guida e una “scuola di garanti interni”, in modo da evitare possibili abusi. Occorre che le decisioni dei garanti siano esecutive per poter efficacemente garantire i diritti degli aderenti al partito così come vogliamo garantire i diritti di tutti i cittadini.
4Si chiede che i nostri amministratori, a tutti i livelli, parlamento Europeo, parlamento nazionale ed amministratori locali, rinuncino a qualunque tipo di benefit non strettamente connesso all'attività istituzionale svolta. L'individuazione di questi benefit dovrà spettare a una commissione interna, da costituire.
5Le nostre posizioni politiche sono troppo spesso travisate dai media. Si chiede che il partito impieghi maggiori forze e sia più efficace nella comunicazione.
Programma politico per gli Italiani all'estero
1Si chiede che il programma politico preveda garanzie sociali e previdenziali per le lavoratrici ed i lavoratori italiani residenti all'estero che si avviano al pensionamento con l’eventualità del rimpatrio. Si richiede alle autorità italiane un maggiore e duraturo supporto sociale, economico e culturale alle comunità italiane residenti all’estero. Si pensa ad esempio a corsi di lingua per i giovani figli di italiani in tutti i Paesi in cui esista un’importante comunità di immigrati, nonché agli incentivi all’imprenditoria italiana attraverso fidejussioni dirette delle autorità nazionali presso le banche locali in favore di ditte italiane appena formate.
2La rete consolare italiana è anche il cordone ombelicale che lega gli espatriati all'Italia. Purtroppo, di recente, molti consolati sono stati chiusi. Chiediamo che il partito si opponga decisamente a questa politica di tagli. La razionalizzazione dei costi deve avvenire attraverso un piano concordato con i rappresentanti delle comunità italiane all’estero (COMITES), per garantire i servizi e, se possibile, migliorarli.
3Per il rientro dei ricercatori emigrati si invita il partito a non puntare a creare vie privilegiate per chi è andato all'estero, ma a promuovere la meritocrazia in Italia. In un sistema meritocratico, sia chi è andato all'estero e voglia rientrare, sia gli stranieri che vogliano andare in Italia troverebbero legittimo posto, in base puramente al proprio merito, così come lo trovano gli italiani all'estero.
Infine questa Mozione vuole essere un contributo di democrazia che porta ad un ribaltamento verticistico del Partito verso un Movimento che dia autonomia e autodeterminazione ai territori.
Il FEDERALISMO deve essere realtà anche nei partiti.
Il CIVISMO che ridà centralità al cittadino, deve essere la PAROLA D’ORDINE dopo questo Congresso.
Questa parola deve divenire non solum il leit – motiv con la quale caratterizzare fortemente l’IdV di oggi che deve sciogliersi domani per essere il coagulante del nuovo soggetto, non del centro-sinistra, ma del MOVIMENTO DEI CITTADINI E DEI DIRITTI, sed etiam il linguaggio di cui oggi è affamata la società.
Essere civici significa badare all’essenziale.
L’essenziale invece per la politica del capitale finanziario e non umano è stato finora la realizzazione di un obiettivo che le permettesse di sopravvivere a discapito di tutto e tutti.
La politica del capitale umano deve invece dedicarsi a ciò che è basilare, fondamentale e principale: i cittadini ed i giovani in particolar modo sono la vera essenza di ogni società.
Una Mozione dell’“ESSENZIALE” deve perciò concentrare l’attenzione e l’impegno politico per invertire la rotta laddove il nostro Paese, purtroppo, primeggia tra le economie avanzate: ossia la grande INGIUSTIZIA INTERGENERAZIONALE.
Il nostro perciò agire politico, il nostro essere civici deve imporre di adoprarci affinché le misure economiche, approntate in ogni ambito, facciano fronte a questa prima latente e poi crescente disuguaglianza intergenerazionale che negli ultimi 20 anni ha fatto sì che sui giovanti, sui nostri figli nati tra il ’74 e l’84, ricadesse l’intero costo della più grave e pesante crisi economica mondiale del Dopoguerra.
Nell’ultimo biennio, infatti, quello della cosiddetta Grande Frenata, l’Italia si è contraddistinta da uno squilibrio dei sacrifici pagati soprattutto da chi ha 16 e 25 anni ed in misura solo leggermente minore, dei 25enni e 34enni. In Italia, infatti, sono 14 milioni i nati tra il ’74 e il ’94 contro i quasi 26 milioni di chi ha 35-64 anni. Eppure sono i primi, cioè i giovani, a fornire il grosso dei disoccupati perché costituiscono il nocciolo degli atipici, dei temporanei, di quelli che oggi sono i precari da licenziare alle prime avvisaglie di difficoltà.
I ragazzi che oggi entrano nel mondo del lavoro sono una forza motrice da sfruttare per chi è già all’interno del sistema. Un paese che non considera i giovani come una risorsa è un paese già morto.
Bisogna perciò riportare la Politica a indirizzare l’economia e la finanza a concentrare le risorse, le prospettive non verso i meri dividendi di fine anno; ma verso un CAPITALISMO ORIZZONTALE E UMANO. Perché la Politica del Terzo Millennio deve badare non solo alle mete e ai traguardi da raggiungere, ma anche alle strade da percorrere tutti insieme per conseguire il bene comune.
INSOMMA UNA POLITICA NON INCANTATA DALLA META,
MA AL FIANCO DEI SUOI NAVIGANTI!
Una mozione a reale partecipazione democratica in IDV
è come un fiore che spunta in un deserto.
Non lo lasciamo morire, portiamo acqua e facciamo in modo che questo partito possa diventare un meraviglioso prato di democrazia partecipativa.
Massimo Barberio
Parole civili
s.o.s. Italia dei valori





















