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2009
 
L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
Pier Paolo Pasolini

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
Pier Paolo Pasolini

Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.
Alda Merini

Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.
Giovanni Falcone

Se capisci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa.
Edward Bernays

Se capite questo, capite tutto.
Paolo Barnard

Forse un mondo onesto non esisterà mai,
ma chi ci impedisce di sognarlo?
Forse se ognuno di noi prova a cambiare,
forse ce la faremo.
Rita Atria

Siamo tutti condannati a morte,
l'importante è usare bene il tempo dell'attesa.
Beppe Severgnini

Potranno recidere tutti i fiori,
ma non potranno fermare la primavera.
Pablo Neruda



Io non so.
Io non so i nomi dei responsabili della morte di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Niki Aprile Gatti, Marcello Lonzi, eccetera, eccetera, eccetera.
Io non so i nomi dei complici, dei secondini, dei medici, dei sacerdoti, degli assistenti sociali, dei magistrati, dei giornalisti che non vedono, non sentono, non parlano, non denunciano.
Io non so i nomi delle "mele marce" che infangano i simboli della Legge, dello Stato e delle Istituzioni democratiche parandosi dietro il finto protocollo consuetudinario.
Io non so i nomi delle "mele buone" imprigionate nei lager della Libertà e costrette a ubbidire e tacere, subendo la presenza del marciume che infanga la nostra Democrazia agli occhi del mondo civile.
Io non so i nomi di chi appartiene alla cupola esecutiva che costruisce muri di gomma, sabbie mobili, depistaggi, eversioni.
Io non so nemmeno i nomi dei politici innocentemente conniventi e dei cittadini colpevolmente silenti, come gazzelle immobili che con un solo ruggito sanno terrorizzare la ragione non appena sentono ripetere la formula fascista: "Habemus leone".
Io non so i nomi dei rappresentanti del potere occulto, opprimente e omertoso, che sta dietro, sopra, ovunque.
Io non so tutti questi nomi perché un cittadino italiano non può saperli, potrebbe venirne a consocenza soltanto se fosse in una Democrazia matura, compiuta e trasparente, dove i rappresentanti rispondono alle domande, rispettano la Costituzione e lavorano per il bene comune, mentre noi tutti siamo ormai sudditi rassegnati all'idea di un sultanato sfuggente, uguale tra i meno uguali, che sembra aver defraudato il Parlamento e la rappresentatività democratica imponendo lodi e papelli, pregiudicati, pregiudicandi, sniffatori, tra perbenisti penetranti e mammasantissimi penetrati, tutti impegnati a fingere nel teatrino squallido e perpetuo del finto muro contro muro che stupra la Nazione con il consenso informato delle pecore catodiche.
Io non so. Non ho le prove delle frottole mascherate da verità. Non ho nemmeno indizi che permettano di citare in giudizio questa Democrazia Criminale minoritaria che nessun giudice potrà mai condannare né assolvere senza finire col fare da miccia per la solita restaurazione prossima ventura.

Come uscirne? Io non lo so; forse facendo appello alle forze che ancora non si sono lasciate traviare dal marcio, che mantengono ferma la barra del senso dello Stato e della responsabilità. Facendo appello alla maggioranza dei cittadini perbene che non si sentono rappresentati e non condividono questa deriva fascista e illegalitaria.

C'è chi girotonda e chi movimenta, ma in definitiva il cambiamento verso un avvenire migliore può giungere solo dalle menti che passano dall'io no-n so al noi no-n sappiamo ora, ma sì, vorremmo tanto sapere!

Ionoi, quasi un raglio... certamente un bel palindromo, o anche l'anagramma di un nostro mare anch'esso inquinato che pretende verità... o forse soltanto un'altra monade che si perderà nel gretto brusio assordante.

Vostri ionoimente,
Fabio Gurini

Io no

Io so

Profezia

Niente di più feroce della banalissima televisione

A Pa'

34 anni senza Pierpaolo

Io so (telegramma)

La rabbia

Io so

Cosa direte ai vostri figli?

Una storia sbagliata

30 anni dopo

A 34 anni dalla morte di Pasolini

Lamento per la morte di Pasolini

Vietato dalla censura cattofascista

Il mito

Alla mia Nazione

Io la do (*)

* Video non adatto ai minorenni, vale a dire a quelli che non capiscono un tubo di democrazia. Emblematico il "Sono a tua disposizione, pronte ad ubbidire ai tuoi comandi". Va beh, patata, banana o materia grigia, poco importa quello che che si dà. Fa veramente specie pensare ai milioni di cittadeborah che mollano la dignità e la democrazia sognando le mutandine e i cellulari prodotti dal cancro catodico. Assassini di stato da una parte, troie pronte a perdonare i magnaccia dall'altra (e scusate per aver detto magnaccia: casta mafiosa di cocainomani d'altronde è un'espressione ormai desueta, soprattutto quando sono dei fedeli rappresentanti dei propri elettori), bella società che stiamo costruendo... grazie al cielo c'è chi dice no, pochi ma buoni rappresentanti delle istituzioni che fanno il proprio dovere, ma i risultati saranno sempre scarsi finché le Deborah moderne non cambieranno idea :-(

Se capite questo, capite tutto (Paolo Barnard)

Come curare una democrazia malata

(vengono i brividi, per farli passare bisogna continuare a riflettere su Pfizer...)

Da non dimenticare. Da fare.

Caro diario

Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Articolo 21 della Costituzione italiana


I maghi cattivi della censura vogliono strozzare la strega della libertà! Se potessero, eliminerebbero anche quelle del pensiero e della libera espressione. Forza cittadini, difendiamole!!! Ma chi difende le streghe è per forza di cose un pazzo da internare dietro le sbarre del conformismo, primo perché va contro l'inquisizione di santa romana, casta di giorno e puttanaia di notte, secondo perché la magia non esiste. Come altro definire infatti la Democrazia?

Esagero? Beh, si sa che le solite teorie complottiste lasciano il tempo che trovano, soprattutto perché vanno spesso a parare male sconfinando nel medesimo populismo delle "versioni ufficiali". Il problema è che scavando, poco o tanto, spesso -- viene quasi da dire sempre -- il risultato è quello di scoprire che, volenti o nolenti, le versioni ufficiali si dimostrano faziose, bugiarde, o come minimo fuorvianti anche quando (o forse proprio perché) vengono stilate da commiss(t)ioni congiunte di ladri e antiladri, ladri nel senso "casto" e non "puttanaio" del termine, ovvio.

Ma la massima di Goebbles è stata purtroppo fatta propria dalle nostre "democrazie" dell'Oddorado (o Eldorado occidentale con un senso dell'olfatto primitivo, non riuscirebbe infatti a sentire puzza di marcio neanche in un lago di acque solforose). Lo so, questi sistemi sono al momento il meno peggio di ciò che la disumanità sa produrre, quindi difendiamoli con le unghie perché, se cadono le democrazie, ci si ritrova tutti ad essere caricati sui treni del binario 21, però ci si chiede veramente perché le spinte al miglioramento, che non sono altro che richieste di rispetto delle libertà fondamentali, siano ostacolate in tutti i modi e su tutti i fronti, da qualunque parte provengano.

Sembra un tabù imposto dagli apparati mastodontici che ingannano il cittadino facendolo sempre sentire defraudato dei propri diritti. Ci si sente sempre schiavi come nell'antico Egitto dei faraoni, poco importa poi che si parli di misure economiche o di escort, gay e trans che accompagnano le notti dei vari sultani destri, mammasantissimi beati e governatori sinistri. Come se non bastasse, fa abbastanza specie che le promesse, tipo: "Ne vedrete delle belle", vengano mantenute con rigore scientifico, chissà quanti altri dossier spunteranno ora... ma siamo alle solite: se non sei ricattabile, il sistema ti rigetta vomitandoti come cibo indigesto. Cattivo pensiero ma, visto quello che sa produrre, il parallelo di questa casta politica con l'apparato digerente non è poi troppo campato per aria, purtroppo.

Viene da chiedersi se sia così per via della indole poco trasparente del potere in carica in un determinato paese in un determinato periodo storico, o se invece i burattinai siano altri.

Un consiglio: spegnete radio, tv e telefonini, insomma, non fatevi disturbare, quindi leggete con calma l'articolo sulla caccia alle streghe, o stampatelo se avete un cattivo monitor. L'ho appena letto, e comincio a comprendere l'attacco feroce scagliato contro Google che vuole mettere a disposizione libri di difficile consultazione... meditiamo gente, meditiamo: il pensiero, la cultura, le informazioni e la loro diffusione sono le uniche armi contro certi criminali, soprattutto perché il rischio è che, dopo i libri, mettano al rogo anche i lettori, oltre che gli scrittori :-(

Vostro antimedievalmente,
Fabio

ABC emblematico ;-)
Ad averceli cani da guardia del potere che ubbidiscono ai cittadini "magici"! ;-)

Caccia alle streghe (di Antonella Randazzo)
"Un uomo pubblico non può essere soggetto a ricatto: né di una prostituta, né di un servizio segreto, né di un carabiniere. Un uomo pubblico ricattabile è debole, costretto a pagare per difendersi, a corrompere e a corrompersi".
Concita De Gregorio, giornalista

Ma una soluzione c'è, pensa qualcuno. Basta non rispondere... Chissà cosa penserebbe Pertini di tutto il troiaio che stanno inscenando facendo perdere di vista il nodo cruciale. Che sotto le loro lenzuola ci siano escort, gay o viados sono fattacci loro, ma quando mentono, corrompono e usano il loro potere (e il loro tempo, per inciso anche nostro, visto che i loro stipendi sono pagati dai cittadini) per tappare la bocca alla stampa c'è da scandalizzarsi, e di brutto anche!

Tutto passa, il tempo cancella i ricordi. Accidentaccio, mi ero perso il documentario di Repubblica, sono passate tre settimane e sembrano fatti dimenticati (da noi incazzati contro la deriva autoritaria, immaginarsi dagli schiavi che se ne fregano aspettando invece con entusiasmo i risultati del campionato, con pure una schedina in mano...).

Da vedere, prima che (o giusto in caso) riescano a oscurarlo facendo chiudere il primo quotidiano italiano (primo dopo la Gazzetta, it goes without saying). Sarebbe tanto semplice però: basterebbe fare pressing ponendo queste domande ad ogni occasione, non con fare persecutorio, ma perché un rappresentante delle istituzioni democratiche ha il dovere e l'onere di rispondere del suo operato davanti ai suoi concittadini.

Se per ogni domanda che fanno al capo spunta un dossier su qualche "birichino" dell'opposizione, non la si finisce più. Che poi quelli dell'opposizione si comportino esattamente come quello contro cui puntano il dito è tutta un'altra storia e fa davvero pensare in quale stato sia ridotta questa fantomatica opposione. Sì, sì... si dirà che si è dimesso, a differenza dell'egoarca: vero, ma soltanto dopo aver mentito un giorno intero, o un mese intero?!? E soltanto dopo essersi ben guardato dal denunciare se veramente era finito in una trappola.

Vostro delusamente,
Fabio

Io non rispondo

I don't answer (English version)

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