andato
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- Members:
- "Il Poeta Delle Cose Semplici"
- Genre:
- cane
- Hometown:
- torino
- Record Label:
- innabilis/new model label/goodefellas
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2 upcoming eventsSee All
- vittorio cane al BAR BUKOWSKI ...
BAR BUKOWSKI
Friday, January 29 at 10:00pm - vittorio cane al BAR ASTRA - v...
BAR ASTRA
Saturday, January 30 at 7:30pm
Basic Info
- Members:
- "Il Poeta Delle Cose Semplici"
- Genre:
- cane
- Hometown:
- torino
- Record Label:
- innabilis/new model label/goodefellas
Detailed Info
- Website:
- http://www.vittoriocane.it
http://www.myspace.com/vittoriocane
http://www.youtube.com/innabilis - General Manager:
- innabilis
- Press Contact:
- innabilis@vittoriocane.it
- Biography:
- VITTORIO CANE
"Il Poeta Delle Cose Semplici", una definizione della stampa che ricorre per la musica di Vittorio Cane, un cantautore unico. "Secondo", in realtà il primo album ufficiale di Vittorio Cane, pubblicato da poco da Innabilis, promosso da New Model Label e distribuito da GoodFellas, contiene 15 tracce tra cui i singoli "Ci Proverò" con Mao, già programmato da MTV ed All Music (dove Cane è stato anche intervistato nel programma All Music loves Italy), ed il nuovo singolo-video "Domenica". Oltre a Mao, compare un altro ospite speciale, Remo Remotti, grande poeta ed artista che in "Conclusione", offre un suo tributo al cantautore torinese. Il disco è stato accolto con molto calore dalla stampa con recensioni su Rumore, D della Repubblica, Marie Claire, Blow Up, Rockol, Il Mucchio e molti altri media ed all'inzio del 2009 verrà lanciato il terzo singolo e video.
(fabrizio vespa)
RECENSIONI "SECONDO".
“Vicissitudini semisurreali, confidenze oniriche e un uso solo apparentemente distratto delle parole: Vittorio Cane presenta così, accompagnandole con la chitarra, le canzoni del nuovo lavoro, Secondo. La ruvida semplicità delle canzoni della voce non tragga in inganno: non è un disco condito via in fretta, ma costruito con la pazienza di un artigiano indipendente.” – D di Repubblica
“Vittorio è un poeta delle cose semplici. Come un cane che zampetta sul ciglio della strada, con in bocca una penna d'avorio e un pentagramma di seta.” – Rumore
“questa è la voce di un outsider che merita di essere ascoltato perché ha molte cose da dire, e … riesce ad arrivare ben oltre il pubblico affezionato a stranezze ed eccentricità.” – Mucchio
“Sarebbe banale fare giochi di parole con il cognome del nostro artista. Scontato, forse, ma di gran lunga irresistibile. Se è per questo, è difficile resistere anche ai versi che scrive e al modo in cui li canta.” - Rockol
“con la sua vena autoriale provocatoria Vittorio Cane colpisce e, come tutte le cose che contano, rimane impresso…Ispirato, da tenere d'occhio.” – Freequency
“Ragazzi che spesso studiano e hanno voglia di esprimersi con uno strumento antico come la canzone, utilizzandone uno molto piu' recente, la rete delle reti, per farsi conoscere e distribuire la propria musica… Sulla buona strada pare avviato anche l’eccentrico Cane…” – La Stampa
d DONNA "la repubblica"
Vicissitudini semisurreali, confidenze ironiche e un uso solo apparentemente distratto delle parole: Vittorio Cane presenta così, accompagnandosele con la chitarra, le canzoni del nuovo lavoro, Secondo. la ruvida semplicità non tragga in inganno: non è un disco condito via in fretta, ma costruito con la pazienza di un artigiano indipendente.
di Olga d'Alì
ALIAS (Inserto settimanale del Manifesto)
Il nuovo album di Vittorio Cane – vero nome Claudio Cosimato – è meno storto, lo-fi e surreale del precedente (eponimo, uscito verso la fine del 2005). Il cantautore torinese si sofferma sugli stati d’animo comuni con delicatezza e si mette a nudo on le sue allusioni intime. Tra le righe si respira aria da bancone di bar, si percepisce il potere di seduzione esercitato su Cane dagli ambienti marginali. All’ascoltatore la scelta di prendersi la leggerezza che le canzoni comunque trasmettono o di andare oltre e entrare in questo mondo romanitico. Vittorio Cane tour court p un cantautore pop intimo, ma di certo non di quelli che si rinchiudono 24 ore su 24 nella loro camera/studio. E a rendergli omaggio ci pensa l’intervento finale di Remo Remotti (esilarante quando viene sorpreso nel suo “dietro le quinte”) che lo definisce un poeta.
Luca Gricinella
FNAC
Ok, è tornata la canzone voce e chitarra e di questo siamo molto contenti.
Siamo contenti che a Torino, oltre la musica elettronica e i gianduiotti ci siano anche i menestrelli
e a questo proposito, parliamo di Vittorio Cane.
Appartiene alla scuola degli stonati e quindi al primo ascolto può deludere gli amanti del bel canto ma, se lo si ascolta un po’ (come si fa con Tricarico o Carboni) è come trovare i girasoli tra le erbacce dei campi: scansando il canto scorato, ci fa divertire con “Ci proverò” cantata con un ispirato Mao, c’incuriosisce con lo strambo e originale uso del coro che ricorda quello buffo di Battisti e con “Domenica” ecco che avremo finalmente una torinese “Domenica Bestiale” da cantare in bicicletta sulle rive del Po, invece che sul lago. Ma Vittorio sa fare anche le cose serie: atmosfere veramente particolari che ricordano un po’ il cupo di certa “scuola Radiohead” (Around e Mille) e due lampi di genietto, due girasoloni: Quassù e Torno su, di quelle canzoni che, come diceva Vasco :“…vengono fuori già con le parole…”.
Vale la pena quindi non fermarsi alla questione del canto anatroccolo (a mia madre ho detto che lo fa apposta e lei – ah sì, ma gli altri lo sanno? -) e gustarsi la semplicità di Vittorio, uno che come dice lui :”ci proverà, serenamente, con tutto quello che può, sempre”
e scusate se è poco.
Daniela R.
onda rock
Eccolo di nuovo Vittorio Cane dopo il precedente disco omonimo del 2006 che, diciamolo pure, aveva creato un piccolo caso in certi ambienti. Bislacco, amaro, e perfino tragicomico in alcuni episodi, “Vittorio Cane” sapeva affrescare storie di ordinaria alienazione a partire da episodi apparentemente insignificanti, alienazione che atteneva alla provincia italiana più periferica, quella dimenticata da tutto e tutti.
Questo “Secondo” conferma quanto di buono fatto vedere nel precedente lavoro, mantenendo inalterate le caratteristiche di fondo, ovvero una visionarietà del quotidiano che ha quasi dell’ossessivo per come è sviscerata.
I testi sono al solito profondi e pregni di significati, nonostante possano suonare schiocchi a un primo ascolto.
Le canzoni? Ci sono pure quelle, a partire dalla bellissima “Mille”, che con il suo crescendo orchestrale ricorda lo Scott Walker di “Scott 4”, e l’altrettanto riuscita “Quassù”, con arrangiamenti sottilmente psichedelici. E poi una sequela di filastrocche sghembe (“Domenica”, “Ci Proverò”, “L’ermetico”) dal gusto dolce-amaro, atte a risvegliare l’eterno bambino che è in ognuno di noi.
Ancora un centro.
di Antonio ciarletta
Marie Claire
SECONDO
VITTORIO CANE (INNABILIS)
Una voce inconfondibile,
volutamente sgangherata,
che canta storie surreali e fa
venire in mente Rino Gaetano
(ma anche il malinconico e rabbioso
Piero Ciampi).
Da scoprire.
di alba solaro
rumore
vittorio cane / secondo
innabilis produzioni
7 Capofila di una scuola sabauda che annovera tra gli altri artisti del calibro di Deian, Antimusica, Spaccamonti e Amen, aspirando a un ruolo di archetipo nazionale, Cane riscrive in questo secondo disco gli obbiettivi della sua produzione artistica di cantastorie surreale, approfondendone i temi.Come un menestrello contemporaneo sguaiato e sopra le righe, coadiuvato da un enseble di musicisti di caratura (Danusso e Spaccamonti in particolare) disegna i suoi haiku metropolitani a metà fra un moderno Marcovaldo e un figlio adottivo e disincantato di Remo Remotti.L'esordio di due anni or sono ne aveva segnalato le potenzialità e questo secondo capitolo le conferma attraverso 13 poesie musicate, impreziosite dal cameo di remotti stesso, che in conclusione enumera ciò che vittorio è:un poeta delle cose semplici.Come un cane che zampetta sul ciglio della strada, con in bocca una penna d'avorio e un pentagramma di seta.
di Domenico Mungo
freequency
VITTORIO CANE: sgraziato, stralunato e anche un pò ruffiano. Eppure, con la sua vena autoriale provocatoria Vittorio Cane colpisce e, come tutte le cose che contano,
rimane impresso. Il nome è anche azzeccato, perchè il cantautore torinese come cantante è abbastanza canino, ma sulla distanza il gradevole album Secondo ci presenta un artista autoironico che dal suo "malcantismo" ne fa una posa. Un ruolo cucitosi addosso a pennello, che tra motivi accattivanti quali Ci proverò (feat. Mao) e Torno su, regala perle di saggezza popolare come:" sai, la tristezza prende di sera...". A conferma di ciò anche gli arrangiamenti sono molto meno ingenui di quanto Vittorio vorrebbe far credere. Ispirato da tenere d'occhio.
di Luca Cacciatore
lost highways
Il potere più grande che conferisco alla musica è la sua capacità unica di risvegliare l'immaginazione per condurti in mondi surreali e diversi da quello che si para normalmente davanti ai tuoi occhi. Ascoltando questo disco mi sono ritrovata a camminare per chilometri e chilometri in paesi di un'epoca lontana, abitati da personaggi romanzati. Mentre camminavo, la sensazione di una voce dietro di me. La musica che riempiva la mia stanza si manifestava sotto forma di un menestrello d'altri tempi che alle mie spalle, lentamente, seguiva il mio cammino. Questo è Vittorio Cane, pseudonimo del torinese Claudio Cosimato, trentaquattrenne cantautore alle prese con il suo secondo disco, dall'esplicito titolo Secondo. Cantautore o cantastorie, Vittorio Cane, ha un approccio del tutto personale alla sua musica. Trascende i generi, unendoli e superandoli, non riuscendo però a creare un filo conduttore nella trama dei 15 brani che formano la tracklist. A tratti geniale, a tratti confuso. La troppa originalità non sempre premia e il rischio è quello di sforare nel non senso. Ad una scrittura non molto incisiva fa eco un cantato poco accattivante: questa è la forza di alcuni pezzi più riusciti come Ci proverò, Torno Su e Dipendente, ma diventa l'estrema debolezza di tracce come Cascafaccia, Mille e Ci credo ancora. Il disco ben risponde a tutte le sfumature della civiltà urbana che l'autore prova a rappresentare e che fa da sfondo anche nei brani più introspettivi. Secondo è un album dalle grandi collaborazioni: oltre alla presenza di Mao e Remo Remotti, da sottolineare le collaborazioni strumentali di Paolo Spaccamonti e Stefano Danusso su tutti, rispettivamente alla chitarra acustica e al basso. Nel complesso un disco curioso e impertinente, che dividerà nettamente la critica, così come già aveva fatto il precedente.
di Valentina Colaianni
vitaminic
Un disco che parte con un’introduzione fatta di spot tv invoglia senz’altro all’ascolto. Inizia con questo blob, Secondo il…secondo album di Vittorio Cane,
cantautore torinese, alfiere di un neorealismo freak e pure un po’
trash. L’ironia e il paradosso sono strumenti difficile da maneggiare,
ma sono la chiave di lettura necessaria per provare a entrare nel mondo
di Vittorio; un dipinto surreale di sé stesso, uno specchio da luna
park dove la sua voce sgraziata e a volte perfino dissonante è al suo
posto. Il disco va a sprazzi, con barlumi di genialità alla Bugo e
altri luoghi molto più comuni ed evitabili. Fogli sparsi di appunti
presi per strada sono l’archivio di storie sbagliate, magari finite
male tra il senso grottesco di una sconfitta e l’aria strafottente di
chi fa spallucce. Nel giro di questa pop-metropolitana, fermate funky,
soli di farfisa e chitarre acustiche accompagnano le dichiarazioni
semiserie di Cane, ché in certi momenti pare di sentire addirittura
Rino Gaetano (Dipendente). In questo delirio incontrollato di dipinti post-moderni c’è posto anche per il lirismo silenzioso di Intervallo o per la ballata in vecchio stile (Around, Mille):
parentesi piacevoli che danno spessore al disco. Alla fine del giro
restiamo un po’ frastornati, sarà stato l’accumulo di immagini, di
situazioni e di parole a volte cliché a volte intuizioni geniali.
di Amos Martino
kronic
Bellissimi deliri in salsa lo-fi
E’ un cantautorato “sgangherato”, quello di Vittorio Cane. Guai però a soffermarsi soltanto sull’apparenza, perché dietro una voce sgraziata, al limite dello stonato, c’è sostanza, ci sono canzoni accattivanti, originali, che richiamano alla mente il primo Vasco Rossi, Rino Gaetano, Lucio Battisti.
“Secondo” è un disco che fotografa l’universo quotidiano di un artista che non cerca ardite costruzioni musicali, ma si limita a vestire i testi con l’essenzialità della “bassa fedeltà”. Quasi tutti i quindici brani hanno un’ottima fruibilità pop, forti di ritornelli che restano in testa abbastanza facilmente. Ottimo anche l’uso dei cori, capaci di dare una marcia in più a tante canzoni, fra cui la meravigliosa “Dipendente”. Nel disco c’è spazio anche per alcuni ospiti: a Mao (quella della Rivoluzione) il compito di aprire il cd, mentre la chiusura è affidata al divino Remo Remotti, poeta bizzarro e geniale, che conclude a modo suo il lavoro.
Si arriva alla fine del disco con la certezza di non aver sprecato il proprio tempo. Forse – se proprio vogliamo essere puntigliosi – qualche brano in meno avrebbe dato all’intero lavoro una omogeneità migliore, ma va bene uguale.
di Francesco Casuscelli
Fuori Dal Mucchio
Personaggio dalla storia musicale già cospicua, con alle spalle alcuni demo, un primo disco omonimo autoprodotto distribuito – come del resto anche quello che abbiamo tra le mani – principalmente attraverso i canali della rete e, di riflesso, una fiera rivendicazione di autonomia dalle logiche mercantili della musica, Vittorio Cane, pseudonimo del torinese Claudio Cosimato, è un cantautore atipico ma inquadrato per sommi capi in quella dimensione "approssimativa" e stonata che ci ha regalato negli ultimi anni un personaggio come Bugo. In ogni caso le differenze con il novarese ci sono e non sono certamente poche, visto che Cane sembra avvicinarsi di più a figure della nostra storia cantautorale come il primissimo Vasco Rossi e Rino Gaetano, e che il suo tono è più introspettivo. Al di là dell'amicizia con un altro battitore libero come Remo Remotti, che lo ha coinvolto in alcuni spettacoli e che è protagonista della "Conclusione" di questo lavoro, di quella con Mao, seconda voce nel singolo "Ci proverò", e dei testi che raccontano con stralunata precisione mondi urbani e personali vicende e letture del mondo, spesso ad emergere su tutto è una voce sgraziata che ha senza dubbio una propria valenza poetica ma che a tratti è davvero difficile sostenere. Per chi saprà superare l'ostacolo, questa è la voce di un outsider che merita di essere ascoltato perché ha molte cose da dire, e in una canzone come "Spersi" riesce ad arrivare ben oltre il pubblico affezionato a stranezze ed eccentricità (www.vittoriocane.it
Alessandro Besselva Averame
indie rock
"Si fa fatica a non affezionarsi alle piccole intuizioni candide, alla trasandatezza giocosa e un po' amara che le canzoni di Vittorio Cane sanno esprimere"
SEGNI PARTICOLARI: dietro lo pseudonimo indubbiamente azzeccato, riflesso di una volontà di identificazione che è campanilistica ("Vittorio, come il Re") ma anche artistica ("Cane, per ritrovarmi ironicamente tra i miei simili"), si cela il 34enne Claudio Cosimato, anomalo songwriter proveniente dall'hinterland torinese e celebrato nel capoluogo piemontese come una piccola icona alternativa, lontana dal grande circo delle feste olimpiche eppure opening act per Moltheni, gli Arab Strap (!) e altri. Appena tre anni fa, l'esordio 'Vittorio Cane' fece parlare di sé quasi esclusivamente agli addetti ai lavori, dividendo la critica in maniera netta tra una schiera di detrattori, inorriditi per la qualità non proprio cristallina di alcune composizioni, ed un manipolo di entusiasti adoratori, forse un po' troppo avventati nel pronunciare la parola 'genio' con non poca leggerezza. Piaccia o meno, tutti coloro che hanno ascoltato quel disco si sono posti l'inevitabile domanda "Ma questo ci fa o ci è?", facendo poi pendere l'ago del giudizio personale ora nell'una, ora nell'altra direzione, e riconoscendo di conseguenza nella scaltra insolenza oppure nella sincerità l'indubbia cifra espressiva di questo musicista. Chi scrive qui propende decisamente per la seconda opzione e per il correlato universo di significati e valori.
INGREDIENTI: "Ci sono persone che cambiano e persone che cambiano il mondo", recita l'incipit nell''Introduzione'. Inevitabile che il piccolo Vittorio Cane rientri in entrambe le definizioni soltanto in termini infinitesimi. Rispetto all'esordio lo spostamento è quasi impercettibile e limitato all'umore del bislacco menestrello, almeno apparentemente più sereno nelle nuove creazioni rispetto alle vecchie. C'è una premessa obbligatoria per tutti coloro che non lo conoscono: difficile che l'impatto con Cane sia positivo, solitamente risulta straniante se non sconcertante. Naturale, è effetto della non-abitudine ad ascoltare musicisti tanto 'off', per cui la prima impressione è di sciatta e svaccatissima amatorialità. Il consiglio è di non fermarsi al primo ascolto e approfondire, perché Vittorio Cane sembra conoscere bene i trucchi per farsi apprezzare da chi è ben disposto nei suoi confronti. Il genere è un indie-folk intimista, aperto a contaminazioni sintetiche e alquanto sghembo, che rientra perfettamente nei canoni del cantautorato slacker: voce stentata, melodie sbilenche, chitarre fragili e dissonanti, testi minimali, arrangiamenti spesso approssimativi e stile orgogliosamente "in bassa fedeltà", cui si aggiunge un piacevole gusto ludico per lo scherzo (i non rari cut-up radiofonici, per esempio). Dietro i facili cliché è però possibile recuperare le tracce di una vena genuina, basta ridefinire i propri criteri estetici secondo una scala diversa: impossibile allora non riconoscere in 'Mille' o 'Cascafaccia' i segni di un'assoluta spontaneità di cuore che non è artefatta o mediata. In tal senso i possibili riferimenti sono numerosi, da Gaetano a Bersani, da Celentano a Tricarico, sicuramente gratificanti per quanto parziali. Lo spirito artistico più affine è senza dubbio Bugo, anche se il novarese è più smaliziato e disposto a buttare in burla i propri sentimenti. 'Secondo' non nasconde la propria scanzonatura poetica e visionaria, una grazia ingenua e un istinto pop sguaiato e surreale: i difetti sono evidenti ma l'album gioca a carte scoperte, sapendo di poter coinvolgere con altri mezzi. Prendendo confidenza si fa fatica a non affezionarsi alle piccole intuizioni candide, alla trasandatezza giocosa e un po' amara che le canzoni di Vittorio Cane sanno esprimere: a conti fatti le parole di Remo Remotti nel suo cammeo finale non sembrano esagerate e hanno tutto il sapore di un'investitura.
DENSITA' DI QUALITA': Vittorio incarna perfettamente l'icona dell'antidivo, della persona comune, proponendo con ostinazione la sua poetica del piccolo e del semplice a partire dall'io narrante autobiografico, riflesso del giovane di periferia sensibile e un po' sbiellato alle prese con un mondo contorto, spersonalizzato, di difficile comprensibilità. In 'Ci Proverò', cantata insieme a Mao, Cane scrive il proprio manifesto estetico e riesce a parlare di contemporaneità con una voce nella quale ci si può riconoscere. Lo stesso vale per la dolce-amara 'Domenica', un brano che presumibilmente allude alla disoccupazione e all'Italia di questi anni duri. Quelli di 'Secondo' sono quadretti che raccontano di innocue fobie, ipocondria, anti-eroismo ma anche di volontà di riscatto, di quotidianità vissuta ai margini, con uno sguardo secondario e non privilegiato che fa tenerezza. 'Spersi' trasmette bene il senso di disorientamento umano e emotivo. Il suo testo, come gli altri, è di una semplicità disarmante. Nell'apparente banalità è custodita però la natura autentica dell'autore, il suo -fanciullino- pascoliano svincolato da qualsivoglia sovrastruttura ideologica o orpello socioculturale, sicuramente una delle più lodevoli qualità del disco: la riprova che a volte un po' di sano disimpegno ('Quassù', 'Torno Su') non guasta affatto, anzi. L'atteggiamento romantico del contemplativo alla Buster Keaton o alla Forrest Gump ('L'Ermetico') è l'arma vincente di un cantautore che sa trasformare i propri difetti (strofe scombinate, stonature, imperizie e sgrammaticature) in elementi di un più complesso corredo identitario, quindi in punti di forza. Tra le perle citiamo un bel pezzo dal sapore autunnale che evoca Battisti ('Around') oltre ad un paio di canzoni d'amore riprese dal primo album, una deliziosa e orecchiabilissima ('Ti Do Qualcosa'), l'altra paradigmatica nel tratteggiare il classico perdente 'non di lusso' ('Dipendente'), apprezzabile soprattutto per l'assenza di retorica e pose forzate. Nota di merito per 'Ci Credo Ancora', brano molto arruffato, contraddittorio, con un cantato non sempre in tono con la parte chitarristica, eppure aperto a risvolti non privi di fascino (tra cori e inserti electro-scratch) e indice di una sensibilità che non lascia indifferenti.
VELOCITA': un'ottima descrizione della velocità di 'Secondo' l'ha data lo stesso Cane parlando di sé in un'intervista: "Siamo nati per vivere tranquilli e per camminare, e ci troviamo qui a correre. Voglio semplicemente camminare e guardarmi attorno."
IL TESTO: "Organizzo la mia squadra, lanci lunghi e correre / E sono confuso, ma il mondo sorride", da 'Ci Credo Ancora'.
LA DICHIARAZIONE: da 'Losthighways.it': "I live mi divertono, e rimangono molto differenti dalle registrazioni dove invece c'è la riflessione e lo studio… Il live mi piace così… a caso interrompere le canzoni se le trovo lunghe, sentire la gente che canta e lasciar fare a loro".
Stefano Ferreri
rockol
Dallo Spazio: la musica di un Cane, Vittorio Cane
Sarebbe banale fare giochi di parole con il cognome del nostro artista. Scontato, forse, ma di gran lunga irresistibile. Se è per questo, è difficile resistere anche ai versi che scrive e al modo in cui li canta.
Vittorio Cane nasce e cresce a Torino. Accantonato il flauto delle medie, il suo primo approccio con la chitarra avviene all'età di sedici anni. Esordisce tempo dopo, nel 2000, con un primo disco autoprodotto.
Oggi, nel 2008, ha alle spalle la raccolta "In Aller Freundschaft" (City Living) e l'album eponimo "Vittorio Cane" pubblicato tre anni fa dalla Innabilis Produzioni.
A giugno uscirà finalmente il suo nuovo disco, "Secondo", arricchito da collaborazioni degne di nota a partire da quella con il compaesano Mao (con cui duetta nella bellissima "Ci proverò", scelta come primo singolo), fino ad arrivare a quella con Remo Remotti.
Le canzoni di Cane sono senza pretese. Sembrano messe lì, suonate e cantate a presa diretta, buona la prima. E se l'ascoltatore questa cosa riesce a percepirla e ad apprezzarla (sfido chiunque a non riuscirci), il gioco è fatto.
Succede così che i nuovi "Ci proverò" e "Dipendente", e i più datati "Mestiere", "La neve sotto il sole", e "Neorealista" – tutti brani ascoltabili sul suo Myspace – diventano una dolce scoperta di cui non si può fare a meno di parlare. Poi, come è normale che sia, ci si lascia affascinare più da un brano che da un altro: "Domenica" ("Oggi è ancora domenica, e son tre giorni che è domenica" ed infine, "Ma oggi è ancora domenica, son quasi un anno che è domenica…") e "Ci proverò" sono due canzoni immediate ed oneste, canzoni che arrivano subito dritte in testa e lì ci rimangono.
(Daniela Calvi)
ONDALTERNATIVA
Vittorio Cane (Secondo)
Come il titolo stesso indica "Secondo" è il secondo lavoro di Vittorio Cane, pseudonimo sotto il quale si nasconde Claudio Cosimato, che io definirei un poeta surreale che ci regala perle di realtà in forme semplici ma mai banali, attraverso ritornelli che rimangono subito in testa (provare per credere ad ascoltare "Domenica").
Vittorio Cane è un cantautore di quelli che sanno usare le parole come una forma d'arte, a tratti forse in modo anche troppo geniale, il che gli fa rischiare di non essere capito e di risultare ad alcuni ascoltatori superficiali sconclusionato. Chi si mette in ascolto di questo lavoro deve cercare di entrare in una dimensione onirica con i pensieri, "pensare in versi/e non c'è niente da cambiare" come dice il testo di "Spersi". Solo così si può capire tutta la complessità nascosta sotto un'apparenza pop.
Entrando a parlare più specificamente dei singoli pezzi, dopo un'introduzione che vuole immetterci nel mondo privo di schemi del cantautore torinese,ci accoglie subito la coinvolgente chitarra del singolo "Ci proverò",che tende subito a rimanere nella testa dell'ascoltatore per la sua semplicità musicale e testuale "Ci proverò/serenamente/con tutto quello che posso/sempre" recita il ritornello, impreziosito dalla voce di Mao (quello di Rivoluzione): il pezzo sembra essere proprio il manifesto poetico dell'artista.
Segue poi la terza traccia "Cascafaccia", che ricorda un po' il Vasco Rossi di Bollicine, fatte le debite proporzioni e che sorprende per il cambio di ritmo centrale,di pochi secondi, che porta il brano verso un finale dal ritmo quasi ipnotico...spezzato dalla voce metallica di un tg sul traffico.
"Torno su" è un pezzo che personalmente ho trovato di estrema dolcezza, che descrive la figura di un uomo a cui il mondo sta cambiando intorno e non riesce a trovarne un senso. Ottimo l'uso dei cori, che sicuramente fanno sì che il brano crei attorno a se un'atmosfera di smarrimento.
Ecco che poi ci stupisce il basso di "Domenica",che con il suo suono permea tutto il brano, che viene reso ritmato e godibile anche dalla presenza di tromba e flauto: fin dal primo ascolto si capiscono le potenzialità radiofoniche del brano.
"Dipendente" è personalmente il brano che preferisco in tutto il disco, iniziato da uno scratch di stampo hip-hop si snoda poi lungo un ritmo tipicamente cantautoriale in cui ancora è la tastiera a spadroneggiare, con un testo in cui il protagonista si scopre ancora dipendente dai sentimenti e dalle abitudini piacevoli che essi provocano "Pensavo di esserne fuori/da dispiaceri e malumori/di amore e non amore/e invece sono un dipendente".Il finale è ancora arricchito da un coro,elemento che crea nuovamente una giusta alchimia,come già in precedenza.
"Mille" è un pezzo in cui è ancora la chitarra acustica a dominare, con i suoi echi di classica malinconia;il testo è ancora la conferma della surrealità del cantautore torinese: "Ultimamente spesso/mi abbandona il cervello/nuovi medicinali/accumulati scaffali. La gallina dov'è? Il pollo son io".
Come stessimo assistendo ad una piéce teatrale ecco l' "Intervallo", pezzo acustico di sola chitarra che serve per donare un po' di quiete allo "spettatore", prima della nuova immersione nella poetica di "Ci credo ancora" pezzo dal ritmo hip-hop in cui lo scratch fa da sottofondo ad un Vittorio Cane che si esprime anche attraverso metafore calcistiche "Organizzo la mia squadra/lanci lunghi e correre". Ho trovato che questo pezzo stonasse un po' nell'insieme di un lavoro che aveva le potenzialità per risultare più omogeneo;così come sembra un po' fuori dall'insieme compatto dell'album "Ti do qualcosa", le cui sonorità risultano un po' confuse.
"Spersi",come detto sopra è, a mio avviso, l'indicazione della predisposizione mentale con cui l'ascoltatore deve "immagazzinare" questo cd...la novità di Vittorio Cane.
"Quassù" è ancora una volta apprezzabile per l'ottimo uso dei cori che sorreggono la voce a tratti sgraziata ma efficace di Cane.
"L'ermetico" è un ritratto che l'autore sembra dare di se stesso, sapendo che ad un primo ascolto può risultare un po' "instabile".
Infine "Around", pezzo costruito su un paio di semplici accordi chitarristici e accompagnato da un testo irreale che si scioglie nel ritornello, una riflessione sullo scorrere del tempo e di come sia futile tenerne conto e si debba solo viverlo"E capire che/se tutto era previsto/ a calcolare il tempo/poi resta inutile".Ironicamente sul finale del brano si sentono una sveglia suonare e il tg meteo.
La "Conclusione" è affidata alla genialità e alla bizzarria di Remo Remotti,che in poche semplici e simpatiche parole descrive la figura di Vittorio Cane come meglio non si potrebbe.Remo e Vittorio,due poeti surreali.
di Alessio Gallorini
dei suggestivi quadri con immagini della vita urbana dei nostri giorni. (read less)VITTORIO CANE
"Il Poeta Delle Cose Semplici", una definizione della stampa che ricorre per la musica di Vittorio Cane, un cantautore unico. "Secondo", in realtà il primo album ufficiale di Vittorio Cane, pubblicato da poco da Innabilis, promosso da New Model Label e distribuito da GoodFellas, contiene 15 tracce tra cui i singoli "Ci Proverò" con Mao, già programmato da MTV ed All Music (dove Cane è stato anche intervistato nel programma All Music loves Italy), ed il nuovo singolo-video... (read more)











