Posts

Perché il Vescovo di Noto e un altro ecclesiastico non dovrebbero partecipare ad un Dibattito organizzato dalle Logge siciliane

Because the bishop of noto and another cleric should not participate in a debate organized by the sicilian lodges.
Translated
A pochi giorni dalla decisione di Papa Francesco di non concedere il suo “agreement” all’Ambasciatore libanese Johnny Ibrahim, che il suo Paese aveva indicato come proprio rappresentante presso la Santa Sede trascurando il “dettaglio” della nota appartenenza del diplomatico alla massoneria, dalla Si...
ilmessaggerovaticano.com
“Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?”. È il titolo di un interessante libro di Donal Anthony Foley, edito in Italia da “Cantagalli, Pagine 594, Prezzo di Copertina: 25,00 Euro, con la prefazione di Marco Corvaglia. Ancora oggi moltissimi fedeli sono in attesa di una valutazi...
ilmessaggerovaticano.com
Photos
Posts
Una volta fecero notare a Madre Teresa che le centinaia di migliaia di dollari che le arrivavano puntualmente in donazione da un magnate americano, in realtà erano soldi sporchi, provento di attività illecite, perché frutto di riciclaggio. Madre Teresa non si scompose più di tanto: “A me non interes...
ilmessaggerovaticano.com

NUOVO STEMMA UFFICIALE PER L'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE "TV ES PETRVS"

Lo sfondo rosso, a rievocare il sangue del martirio e della fedeltà a Cristo effuso da Pietro, il primo Papa, a cui è dedicata l'Associazione. Al centro, le chiavi decussate, il simbolo del potere sulla Chiesa nascente dato dallo stesso Cristo al Principe degli Apostoli: "Tu sei Pietro (...) A te darò le chiavi del Regno dei Cieli...". In alto, l'ancora, segno distintivo di "Santa Maria della Speranza", ...Patrona di Battipaglia, dove il Movimento nacque nel 2005 grazie a una felice intuizione del Cardinale Francesco Marchisano, all'epoca Arciprete della Basilica Patriarcale di San Pietro in Vaticano, e del giornalista Gianluca Barile. In basso, una croce bianca, sempre su sfondo rosso, a voler richiamare sia lo stemma episcopale del Cardinale Marchisano, deceduto il 27 Luglio del 2014, sia la bandiera svizzera, Paese natale dell'attuale Presidente Onorario, il Cardinale Kurt Koch. Dopo dodici anni e tanta strada percorsa in tutto il mondo, con proprie delegazioni in 63 diversi Paesi, l'Associazione Internazionale "Tu es Petrus" cambia lo stemma, aggiornandolo e arricchendolo di tutta la propria storia, ma non la "mission" che l'ha caratterizzata sin dalla sua fondazione: servire il Papa, Vicario di Cristo e Successore di Pietro, come colui che presiede nella Carità e, quindi, servire il prossimo; manifestare con le proprie opere e la propria vita, la fedeltà al Papa e al Vangelo; portare l'Annuncio del Vangelo a chi ancora non lo ha conosciuto; intraprendere iniziative, anche culturali, come ad esempio il Premio Internazionale "Tu es Petrus, finora conferito ad oltre trenta tra Cardinali e Vescovi ed a personalità del mondo civile, militare, delle arti e delle professioni che si sono distinti nei loro ambiti con la testimonianza delle virtù evangeliche della Carità della Pace; un Premio che il Presidente Barile ha avuto modo di presentare anche a Benedetto XVI e Papa Francesco. Prossimo appuntamento per l'Associazione, la nomina, a Settembre, di un nuovo Consiglio Direttivo, essendo giunto al termine del secondo mandato consecutivo, quello entro in carica nel 2005. Il Presidente Barile inserirà nel gruppo dirigente del Movimento laicale, personalità di varie nazionalità, a dimostrazione dell'espansione che ha avuto "Tu es Petrus" dalla sua fondazione ad oggi.

See More
No automatic alt text available.
Image may contain: 1 person, text
Image may contain: 2 people, people smiling
Image may contain: 1 person, smiling
Image may contain: 2 people, indoor
Image may contain: one or more people and text
Gianluca Barile added 5 new photos.

Oggi ricorre il terzo anniversario della morte del Cardinale Francesco Marchisano. Gli ho voluto bene come se ne vuole al proprio padre; mi ha voluto bene come ...se ne vuole al proprio figlio. Abbiamo trascorso insieme, gomito a gomito, ben nove anni. Mi ha insegnato tanto, tantissimo. Ancora oggi non mi sembra vero che non ci sia più. Era un uomo buono e generoso, fedele e leale al Papa, un vero testimone del Vangelo, che ha proclamato soccorrendo gli ultimi e i disperati. Per favore, fatemi la carità di una preghiera in suffragio della sua anima benedetta. Grazie di cuore.

See More
Le grandi potenze atee mondiali – comunismo, alta finanza, massoneria, lobby gay – sono tornate all’attacco di Benedetto XVI, al quale non perdonano la lotta che ha portato avanti contro di loro durante il suo Pontificato. E così, come vere e proprie organizzazioni criminali, consumano quella che si...
ilmessaggerovaticano.com
Chissà se Sant’Ignazio di Loyola avrebbe fondato ugualmente la Compagnia di Gesù se avesse saputo che un giorno un suo successore, Padre Arturo Sosa, sarebbe andato a pregare in un tempio buddista in Indonesia… Per chi non lo conoscesse, Padre Sosa, Superiore Generale dei Gesuiti, è quello senza alc...
ilmessaggerovaticano.com
Quando, pochi giorni prima dell’attentato di Via D’Amelio, seppe dell’arrivo a Palermo del tritolo destinato a farlo saltare in aria, Paolo Borsellino non si scompose più di tanto. Era una notizia che si aspettava. Sapeva che, dopo Giovanni Falcone, ucciso neanche due mesi prima con la moglie e gli…
ilmessaggerovaticano.com
In un’intervista esclusiva al giornale tedesco “Allgemeine Zeitung”, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller ha dichiarato di aver saputo da Papa Francesco venerdì scorso, il giorno prima dell’annuncio ufficiale, che non sarebbe stato confermato come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fed...
ilmessaggerovaticano.com
Il “Cavaliere inesistente” è un personaggio di Italo Calvino. Combatte in battaglia eroicamente, tutto stretto in una lucida corazza scintillante. L’elmo nasconde il volto. Gli occhi sono invisibili. Cavalca indomito un bianco destriero. Tutti l’ammirano. È difensore degli oppressi. Ha solo un difet...
ilmessaggerovaticano.com
Image may contain: 4 people, people sitting
Gianluca Barile is with Pia Luciani and 96 others.

+++ LA POLITICA COME LA PIÙ ALTA FORMA DI CARITÀ +++

+++ Lectio Magistralis del Cardinale Kurt Koch in occasione del ritiro della Cittadinanza Onoraria di Batti...paglia - Sabato 22 Aprile 2017 - +++

Eminenze e Eccellenze Reverendissime,
Stimata Dott.ssa Cecilia Francese, Sindaco di Battipaglia,
Pregiato Signor Franco Falcone, Presidente del Consiglio Comunale,
Pregiato Dott. Gianluca Barile, Presidente di „Tu es Petrus“,
Autorità Religiose, Civili e Militari della Provincia di Salerno,
Sorelle e fratelli nel Signore,

Vi ringrazio di cuore per il conferimento della Cittadinanza Onoraria di Battipaglia. È un grande onore che da voi ricevo e che mi riempie di gioia, tanto più che già in diverse occasioni nel passato sono venuto nella vostra città. Un grazie particolare lo rivolgo alla Signora Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale per la loro presenza e per il conferimento di questa onorificenza. Sono grato anche al Dott. Barile, Presidente di “Tu es Petrus”, promotore dell’iniziativa odierna. Mi pare appropriato che, nella lieta occasione di oggi, mi sia stato chiesto di parlare della politica come più alta forma di carità.

1. La necessaria interrelazione tra fede e politica
Riguardo a questo titolo, vorrei innanzitutto scongiurare un possibile fraintendimento ed affermare subito la mia convinzione di fondo che la Chiesa non debba reclamare alcun potere politico sullo Stato o sulla società di cittadini; essa rinuncia ai privilegi politici del passato e non si appoggia più al cosiddetto “braccio secolare” dello stato per imporre i suoi interessi, né ha più alcuna intenzione di farlo. Dall’altro lato, la Chiesa ha il diritto di aspettarsi dallo Stato che esso non si intrometta nelle sue questioni interne e che non tenti di estrometterla dalla sfera pubblica relegandola esclusivamente a quella privata. Di fatti, la separazione tra fede e politica e dunque tra Stato e Chiesa, così come si è sviluppata nella storia quale forma adeguata di rapporto tra i due campi secondo il pensiero cristiano, non significa assolutamente una mancanza di relazione, ma, al contrario, un reciproco riferimento ed una sensata cooperazione.

Da un lato, lo Stato non può fare a meno della Chiesa. Effettivamente, il problema di fondo dello Stato secolare e ideologicamente neutrale consiste nel fatto che, nonostante la sua neutralità, deve vivere di presupposti ideologici, etici e religiosi che esso stesso non riesce però più a garantire. Questa situazione dello stato moderno è stata evidenziata in maniera dettagliata ed incisiva dal filosofo Ernst-Wolfgang Böckenförde, il quale ha osservato che lo Stato moderno non dispone più dei suoi fondamenti e che, proprio per questo, non può fare a meno del rinnovamento pubblico degli orientamenti religiosi ed etici che lui non riesce a produrre da solo e, in ultima analisi, vive “di quegli impulsi interni e di quelle forze coesive che la fede religiosa dei suoi cittadini trasmette allo Stato”. Lo Stato moderno, per la sua sussistenza e per il suo futuro, continua a dipendere da gruppi religiosi, come la Chiesa, che tutelano i valori, le norme ed i diritti fondamentali, i quali sono esposti ad un fatale processo di erosione nell’ambito pubblico, preservandone il radicamento nel trascendente, e mantengono viva l’eredità religioso-culturale, di cui deve vivere anche e precisamente lo Stato secolare e ideologicamente neutrale.

Se prendiamo sul serio questo paradosso in tutta la sua portata, allora, dall’altro lato, la Chiesa non dovrà essere relegata nella sfera privata, in una specie di subcultura sociale. La Chiesa deve dunque aspettarsi ed esigere dallo Stato che esso le garantisca quello spazio vitale che le permette di assumere la sua missione. Dato che il Vangelo che la Chiesa è tenuta ad annunciare non appartiene solo alla Chiesa, ma riguarda il mondo intero, alla Chiesa spetta una missione pubblica fondamentale, che lo Stato deve consentire. In questo senso, anche oggi lo Stato può e deve essere considerato dalla Chiesa, secondo quanto aveva già detto Paolo, “al servizio di Dio” (Rm 13,4), ovvero deve essere “ministro di Dio”; ed allo Stato la Chiesa dovrà continuamente ricordare che i ministri non sono mai là per fare i propri interessi, ma per mettersi al servizio di Dio e dunque degli uomini. La Chiesa può assumere questo compito critico davanti allo Stato soltanto se essa stessa non ambisce al potere statale e non tenta di appropriarsene.

L’interdipendenza reciproca di Stato e Chiesa consiste nel fatto che la Chiesa aiuta lo Stato a rimanere secolare e a non autoconcepirsi erroneamente in maniera religiosa e lo Stato aiuta la Chiesa a rimanere religiosa evitando il rischio di una sbagliata visione di se stessa con tratti statali. In questo senso, l’istituzione di strutture pubbliche giuste non rientra nelle competenze dirette della Chiesa, ma nel campo dell’ordinamento politico e dunque nella sfera della ragione responsabile. La Chiesa ha tuttavia il dovere di purificare la ragione umana, come pure di risvegliare e di rafforzare le forze etiche, senza le quali le giuste strutture della società non potrebbero né essere realizzate, né perdurare. La creazione di una società giusta non può essere l’opera diretta della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Alla Chiesa spetta il compito di spingere i cittadini, incoraggiandone il discernimento e la volontà a fare il bene, verso la promozione della giustizia. Al riguardo, è soprattutto Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica sulla carità cristiana “Deus caritas est”, ad aver descritto la relazione tra fede e politica e tra Chiesa e Stato: la Chiesa “non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare.”

2. La responsabilità politica alla luce della fede cristiana
Da questa interdipendenza deriva innanzitutto il fatto che non è possibile evitare la domanda su quale sia la relazione tra fede cristiana e responsabilità politica. Più concretamente, ci si deve chiedere in che senso la Chiesa agisce e vuole agire politicamente, ovvero se la Chiesa si limita a confermare in maniera acritica la politica dominante o se contribuisce efficacemente allo sviluppo di una politica migliore. La storia ci insegna che la Chiesa, ogni qual volta ha deciso di tirarsi fuori dalle questioni politiche e di occuparsi soltanto dei propri compiti spirituali, ha presto svolto il ruolo, in maniera consapevole o inconsapevole, voluta o non voluta, di un’avvocata acritica dello status quo. La Chiesa ha dunque, sempre, una funzione politica, anche quando si ripiega su se stessa.

Ma potremo capire quale è il giusto modo in cui la Chiesa può agire in campo politico soltanto partendo dal nucleo della fede cristiana stessa. Allo zenit della fede cristiana vi è la speranza nella venuta del Regno di Dio in questo mondo, che rappresenta una speranza politica fondamentale, perché promette una nuova convivenza tra gli uomini, che alla fine potranno vivere gli uni con gli altri nella pace e nella giustizia e potranno relazionarsi in maniera riconciliata con tutto il creato. In questo orizzonte di fede, il santo papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera enciclica sulle preoccupazioni sociali della chiesa, “Sollecitudo rei socialis”, afferma che il problema della pace nel mondo è anche una questione religiosa, evidenziando “fino a che punto la pace e, quale sua necessaria condizione, lo sviluppo di «tutto l’uomo e di tutti gli uomini» siano una questione anche religiosa” . Per sottolineare il nesso inscindibile tra la pietà cristiana e la responsabilità politica dei cristiani, egli, alla fine della sua enciclica, arriva persino a parlare della santa Eucaristia: “Quanti partecipiamo dell’Eucaristia, siamo chiamati a scoprire, mediante questo Sacramento, il senso profondo della nostra azione nel mondo in favore dello sviluppo e della pace.”

Accennando a ciò, papa Giovanni Paolo II non solo ha esplicitato il nesso tra quegli elementi che non possono essere separati, ovvero la pietà cristiana e la responsabilità politica. Egli ha anche e soprattutto evidenziato che l’impegno a favore di un ordinamento giusto e pacifico nella società spetta come compito, nella Chiesa, principalmente ai laici credenti. Essi sono chiamati, come cittadini, a partecipare alla vita pubblica e a contribuire in modo retto alla vita sociale. Sono dunque tenuti, nella loro fede, così come ha più volte ribadito il beato papa Paolo VI, a vedere le loro decisioni politiche “in rapporto al Vangelo”. Questo rapporto influisce necessariamente sia sul contenuto che sulla pratica dell’impegno politico dei cristiani e delle comunità cristiane a tal punto che può essere considerato come la più alta forma di carità. L’impegno politico, secondo lo spirito della fede cristiana, è animato soprattutto da tre elementi.

a) In primo luogo, l’impegno politico dei cristiani è caratterizzato dal fatto che comporta uno schierarsi a favore della totalità, del mondo intero, della Casa Globale in cui viviamo. Questo sembra, ad un primo impatto, un paradosso. Infatti, come è possibile schierarsi per qualcosa e, al tempo stesso, impegnarsi a favore del tutto? Ma questa apparente contraddizione si scioglie nel momento in cui ci ricordiamo che il più importante segno distintivo della verità è la sua interezza. La verità esige da noi cristiani un’apologia a favore della totalità, contro i tanti particolarismi della società odierna e dell’odierna politica. Pertanto, soprattutto i cristiani e le comunità cristiane sono chiamati e tenuti ad offrire un pladoyer a favore dell’ uomo intero e di tutti gli uomini, in tutte le loro condizioni di vita, schierandosi dunque in difesa sia del diritto alla vita dei non nati che della dignità umana dei viventi. Prendere posizione a favore del tutto - atteggiamento che contraddistingue l’impegno politico secondo la fede cristiana - significa non soltanto tener presente tutti gli aspetti e le sfaccettature di un problema politico, ma anche situare questo problema nel contesto degli altri numerosissimi problemi politici.

b) In secondo luogo, in un mondo come il nostro, segnato dall’ingiustizia e dalla violenza, lo schierarsi dei cristiani a favore del tutto deve intendersi come un prendere posizione a favore dei poveri e deve conferire all’amore cristiano per la giustizia la forma concreta della predilezione appassionata per i sofferenti e per i poveri, per gli indifesi e per gli oppressi. Se, di fatti, i poveri sono i figli preferiti di Dio, come cantiamo nella sequenza di Pentecoste menzionando il “pater pauperum”, essi devono essere i principali destinatari dell’impegno politico dei cristiani, i quali sono chiamati ad assumere la propria responsabilità politica con gli occhi dei poveri, ovvero guardando alla realtà dall’altra faccia della storia, o dalla periferia, come ripete papa Francesco. L’opzione preferenziale per i poveri rappresenta dunque la conseguenza logica, in politica, della predilezione di Dio stesso per i poveri, che viene cantata in modo esemplare nel salmo 146: “rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova” (Sal 146, 7-9). Le Sacre Scritture testimoniano che l’opzione preferenziale per i poveri è innanzitutto l’opzione di Dio stesso, che si schiera prioritariamente in difesa dei poveri, e diventa di conseguenza un’opzione anche nell’impegno politico dei cristiani.

c) In terzo luogo, queste due prese di posizione conducono ad una più approfondita definizione della responsabilità politica alla luce della fede. Comunemente s’intende la politica come l’ “arte del possibile”. Questa definizione contiene una profonda verità e certamente sarebbe già molto se la politica davvero facesse il possibile. Ma l’esperienza ci mostra anche che, nella realtà concreta della politica, tale definizione assume una connotazione rassegnata e riduttiva. L’ “arte del possibile” è compresa non di rado, nella quotidianità politica, come l’arte di limitare il necessario a quello che è “possibile” realizzare, ovvero a quello che gli “attori” politici ritengono ancora possibile e fattibile. Tuttavia, nella loro convinzione di fede, i cristiani, che vivono dell’ampio respiro di Dio e delle sue ben più vaste possibilità, definiscono la politica anche come l’arte di trasformare in possibile ciò che pare impossibile, ovvero come l’arte, davanti ai tanti possibilismi sociali ed ai diversi vincoli politici ed economici, di rendere possibile ciò che non sembra tale grazie al profondo respiro della fede, a dispetto di ogni dispnea politica.
Da quanto appena detto si vede chiaramente che la speranza della fede cristiana dischiude un più vasto orizzonte ed un più ampio orientamento anche nell’impegno politico. Il pilota e scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry ha descritto la dinamica di questa speranza con le seguenti parole: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini. Ma desta in loro il desiderio per il mare vasto e infinito.” Se trasferiamo questa massima alla fede cristiana ed all’impegno politico dei cristiani, possiamo declinarla così: è più importante destare nell’uomo di oggi il desiderio per l’ampio oceano della vita eterna che organizzare la vita presente. Si fraintenderebbe questa massima se la si intendesse come un invito all’evasione dal mondo e come una promessa illusoria dell’al-di-là, secondo quanto rinfacciato al cristianesimo da Ludwig Feuerbach e da Karl Marx. Si deve cogliere dunque anche l’altro lato della massima di Saint-Exupéry: per quanto, nel voler costruire una barca, sia meglio destare nell’ uomo il desiderio per il mare vasto e infinito piuttosto che tagliare la legna, dividere i compiti ed impartire ordini, non appena il desiderio per il mare vasto e infinito sarà stato destato, gli uomini si metteranno immediatamente al lavoro e costruiranno la barca come previsto. Analogamente, la speranza cristiana nella vita eterna non offusca minimamente lo sguardo rivolto alla vita presente, terrena, ma mostra in modo particolare l’importanza della fede cristiana nella vita degli uomini. Lo sguardo fiducioso che si spinge oltre i confini della morte verso il compimento della vita nell’al-di-là non può dunque mai distogliere il cristiano dai compiti del presente; piuttosto, esso lo induce ad affrontare questi compiti in maniera decisa e ad impegnarsi a favore della vita degli altri uomini e di tutto il creato, come ha osservato in maniera pertinente il Cardinale Cristoph Schönborn: “La vera <responsabilità per l’al-di-qua> cresce soltanto in base all’autentica <speranza nell’al-di-là>. Ma vale anche l’inverso: la responsabilità per la vita eterna dà, ancora di più, vera gioia a questa vita: dalla <responsabilità per l’al-di-là> cresce la vera <speranza nell’al-di-qua>.”
3. Gli orientamenti cristiani nella politica europea
Questa conseguenza logica della fede è stata più volte confermata dalla storia del cristianesimo. Basti pensare all’esempio eloquente di comunità monastiche o di altri ordini religiosi, che, anelando alla patria nella vita eterna, hanno lasciato la loro patria terrena per cercare e per testimoniare Cristo come stranieri in terre straniere e sono diventati in tal modo i maggiori diffusori di civiltà e di cultura nel paesaggio europeo. Questo esempio ci aiuta a tener presente l’importanza fondamentale rivestita dal cristianesimo anche nella storia dell’impegno politico in Europa. È bene ricordarlo in modo particolare nell’anno della commemorazione dei Trattati di Roma di sessant’anni fa, che rappresentano il punto di partenza di quella che in seguito sarebbe diventata l’Unione Europea. All’epoca, i padri fondatori dell’Europa, quali Konrad Adenauer, Robert Schumann, Alcide de Gasperi e Jean Monnet, erano ben consapevoli che un’Europa senza un orientamento spirituale non avrebbe potuto sussistere e sarebbe diventata una pallina da biliardo delle potenze politiche ed economiche. Lo stesso Michail Sergejewitsch Gorbatschow, l’allora Presidente dell’Unione Sovietica, sottolineò che una “politica in Europa svincolata dalla cultura e dall’etica” non avrebbe avuto alcun successo, perché avrebbe corso il rischio “di snaturarsi e di volgersi contro i popoli”. Gorbatschow fece notare in tale contesto che non si poteva parlare di Europa e tralasciare il cristianesimo. Analogamente, anche oggi dobbiamo riconoscere che l’Europa ha bisogno non solo di una moneta comune, ma anche di una valuta spirituale di riferimento alla quale la sua politica possa orientarsi. A questa valuta spirituale ha accennato papa Benedetto XVI nel discorso tenuto davanti al parlamento federale tedesco nel 2011, quando ha affermato che l’identità dell’Europa, “nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo” ha fissato “dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico” . Con ciò, è stato definito chiaramente il lascito decisivo del cristianesimo nella storia europea, un lascito che può essere riassunto in tre principi, ai quali anche oggi la politica deve orientarsi secondo lo spirito cristiano.

a) Il principio di divinità: contro i nuovi crepuscoli degli dei
Alla luce di quanto detto finora, non sorprenderà che nomini in primo luogo il principio di divinità. Questo principio, che si fonda sulla professione di fede cristiana in Dio, creatore del mondo, trova la sua più chiara espressione nel primo comandamento del decalogo, ovvero nel comandamento del timore di Dio. Infatti, chi riconosce ed accoglie la divinità di Dio e sa di dover rendere conto a lui sarà al sicuro da subdoli e inquietanti crepuscoli degli dei che possono sempre verificarsi nella vita personale, sociale e politica quando realtà terrene e secolari vengono messe al posto di Dio e idolatrate. Se gettiamo uno sguardo alla storia, ci renderemo conto che le peggiori atrocità sono sempre state commesse quando realtà terrene come il sangue e la terra, la nazione o la dottrina del partito, sono state sostituite a Dio e deificate. Deve continuare a farci riflettere il fatto che i più efferati stermini di massa siano stati perpetrati nell’Europa della cosiddetta epoca moderna e illuminata in nome di ideologie anticristiane e neopagane, come il nazionalsocialismo in Germania, il fascismo in Italia, il leninismo e lo stalinismo in Russia. Il ventesimo secolo, che è passato alla storia come uno dei secoli più crudeli e disumani, ha così confermato ampiamente il principio di base della fede cristiana, ovvero che l’umanità, se non si fonda sulla divinità, può presto trasformarsi in bestialità. Là dove Dio viene estromesso dalla coscienza pubblica, l’uomo non sarà assolutamente libero, ma vittima di nuovi crepuscoli degli dei e finirà con l’essere prigioniero delle sue idolatrie.

Quando asseriamo il principio di divinità, non ci opponiamo, in nome della fede cristiana, a importanti valori come la nazionalità e l’ordinamento statale, ma ribadiamo in maniera inequivocabile che questi sono e rimangono solo valori umani, se non vengono assolutizzati e dunque idolatrati. Se vogliamo evitare il pericolo di simili idolatrie anche nel pensiero politico e nell’azione politica, sarà indispensabile annunciare Dio pubblicamente e prendere coscienza della responsabilità di ognuno davanti a Dio nella vita personale, sociale e politica, come ha più volte osservato Papa Benedetto XVI: “Senza un fondamento trascendente, senza un riferimento a Dio Creatore, senza la considerazione del nostro destino eterno, rischiamo di cadere in preda ad ideologie dannose.”

b) Il principio di umanità: contro l’erosione della dignità umana
Dal principio di divinità scaturisce direttamente il principio di umanità, come riflette il duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo quale summa della fede cristiana. Dalla fede nel Dio Creatore si sono sviluppati, nella storia del cristianesimo, il riconoscimento dell’inviolabilità della dignità umana dei singoli individui, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge ed, infine, il concetto di diritti umani. Il principio di divinità è dunque benefico per l’uomo, per la tutela della sua vita e per il riconoscimento della sua dignità. La dignità che contraddistingue ogni individuo si fonda precisamente sul fatto che l’uomo appartiene a Dio. In virtù di questa appartenenza, Dio ha il diritto di proprietà sull’uomo e la vita dell’uomo è, pertanto, inviolabile.

L’interrelazione tra il principio di divinità ed il principio di umanità si mostra già, in modo negativo, nel fatto che la radicale crisi della consapevolezza della presenza di Dio in cui sono precipitate le nostre società europee è stata seguita, per una logica interna, da un’altrettanto pericolosa crisi dell’immagine dell’uomo. Se, conformemente alla visione biblica, l’uomo è immagine e somiglianza di Dio ed è da Dio protetto come un bene inestimabile, allora l’offuscarsi della consapevolezza della presenza di Dio nella società odierna mina in maniera pericolosa anche la dignità della vita umana: là dove Dio viene congedato dalla vita sociale o viene messo in panchina, vi è il forte rischio che anche la dignità umana venga calpestata. Il teologo cattolico Johann B. Metz ha giustamente lanciato un monito nel rilevare questa fatale interrelazione: “Non è forse in questa Europa recente che per la prima volta nel mondo è stata annunciata pubblicamente la ‘morte di Dio’? E non è in quest’Europa che già da tempo veniamo preparati anche alla ‘morte dell’uomo’, di quell’immagine di uomo che conosciamo dalla nostra storia?”

I sintomi di questa fatale situazione, in cui il tacere pubblicamente di Dio non va assolutamente a vantaggio dell’uomo, sono ben tangibili nella società odierna. Se ad esempio consideriamo la rivoluzione antropologica, che è segnata dai rapidi sviluppi della biomedicina, dalla diagnosi genetica preimpianto fino alla ricerca che spesso legittima la morte dell’embrione, si giungerà facilmente alla conclusione che queste grandi sfide non possono più essere affrontate soltanto da un punto di vista etico, ma dovranno essere risolte in una prospettiva strettamente teo-logica, partendo dalla fede cristiana nel Dio Creatore. Le problematiche bioetiche di oggi, così come i dibattiti condotti in Europa in ambito politico sulla legalizzazione del suicidio assistito e sull’eutanasia mostrano in maniera più che evidente che, senza un riferimento al trascendente, la dignità della vita umana, dal suo inizio alla sua fine naturale, può essere molto difficilmente riconosciuta e, ancora meno, tutelata. Dalle discussioni politiche emerge sempre più chiaramente che l’unico solido fondamento della dignità della persona umana e della sua connaturata inviolabilità risiede in un ancoraggio al trascendente.

c) Il principio di socialità personale: contro gli estremismi individualistici e collettivistici
Alla base della convinzione cristiana dell’inalienabile dignità umana vi è la comprensione dell’uomo come persona, che rappresenta uno dei lasciti più importanti della fede cristiana nella storia dell’umanità. La nozione di persona, cruciale per l’auto-concezione dell’uomo, si fonda sulla fede cristiana nel Dio uno e trino e, pertanto, è contrassegnata essenzialmente dalla categoria della relazione. Da ciò deriva automaticamente il terzo principio fondamentale: il principio di personalità sociale. In questo principio è contenuta la tensione fondamentale tra individualità e socialità, che solleva una questione importante anche per la politica, ovvero quella di capire come conciliare i legittimi interessi del singolo con la necessità di una responsabilità sociale, senza scivolare in un liberalismo individualistico o in un socialismo collettivistico.

La storia dell’umanità ha dimostrato fino ai giorni nostri di essersi sempre mossa tra questi due estremi. Dopo il fallimento storico del collettivismo, l’individualismo ha acquisito negli ultimi tempi una rinnovata forza d’attrazione. Nel frattempo, è emerso con crescente chiarezza che, da un lato, il fallimento del collettivismo non può essere semplicemente superato con un nuovo individualismo e che, dall’altro, il collettivismo non rappresenta la soluzione ai problemi dell’individualismo moderno. Pertanto, fa parte della responsabilità politica, secondo lo spirito cristiano, tentare di rispondere al nuovo desiderio di conciliazione tra libertà individuale e comunità sociale, in modo da mettere in luce la vera e originaria essenza umana, che può dispiegarsi soltanto nello scambio interpersonale. Di fatti, individualità e socialità e, dunque, libertà del singolo e necessità di una responsabilità sociale, sono realtà co-originarie che devono essere tra loro riconciliate in una libertà comunicativa, designata “solidarietà”.

Così, nella vita politica di oggi, si pone la questione decisiva di capire cosa ne sia, nella società odierna, della risorsa “solidarietà”, essenziale per l’esistenza umana. Al riguardo, diversi studi condotti negli ultimi decenni sulla cultura sociale hanno messo in evidenza che, da un lato, esiste uno stretto legame tra il desiderio di libertà dell’uomo moderno e la tendenza diffusa alla de-solidarietà, essendo la pretesa di libertà odierna fortemente alimentata dalla concezione moderna della vita come “al-di-qua”; dall’altro lato, è emerso che la religione praticata alimenta perlopiù una forza che frena un individualismo non solidale e che promuove la solidarietà. Pertanto, aprire sorgenti di solidarietà nella società attuale significa soprattutto liberare l’uomo dalla prigionia di una vita percepita esclusivamente come “al-di-qua”, radicandolo nel Dio vivente.

4. La responsabilità pubblica contro la privatizzazione della religione
Con questa conclusione, siamo tornati al principio di divinità, costatando così quanto inscindibilmente legati siano i tre principi cristiani di divinità, umanità e socialità personale, ai quali si orienta l’impegno politico secondo lo spirito cristiano. Risulta altresì evidente, ancora una volta, l’importanza che riveste anche oggi la fede cristiana nell’assunzione di una responsabilità politica. Tale importanza deve essere costantemente ricordata nella società odierna, dove è riscontrabile una forte tendenza a considerare la religione come un fattore sociale irrilevante o addirittura fastidioso e a relegarla ai margini della vita sociale. Al riguardo, già da qualche tempo, l’Europa sta effettuando un esperimento storico senza precedenti, sicuramente difficile, il cui esito è alquanto imprevedibile. Di fatti, il tentativo dell’Europa di costruire diverse società o una comunità di stati prescindendo, per principio, da un fondamento religioso costituisce una novità unica nel suo genere dal punto di vista della storia della cultura, tanto è appropriato definire l’Europa come il solo continente veramente secolarizzato.

Tali tendenze verso una privatizzazione totale della religione devono essere contrastate dal cristianesimo principalmente per due motivi. Il primo motivo consiste nel fatto che, nelle società europee odierne, dove persone di religioni diverse convivono sempre più le une accanto alle altre, per i fedeli di queste altre religioni la minaccia vera e propria alla loro identità religiosa non è rappresentata dalla fede cristiana, ma dalla diffusa estromissione di Dio dalla coscienza della società. Il carattere assolutamente secolare e profano che è andato affermandosi in Europa è infatti fondamentalmente assente dalle culture religiose al di fuori del nostro continente. Queste culture sono convinte, piuttosto, che un mondo senza Dio non possa avere alcun futuro. La conclusione da trarre da questa costatazione è che una società che si chiude di fronte al fenomeno della religione, escludendolo dalla sua sfera pubblica, non sarà in grado di condurre un dialogo interreligioso, come ha giustamente sottolineato Papa Benedetto XVI nella sua famosa conferenza di Regensburg: “Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture” . Ai fini di una pacifica convivenza dei fedeli delle diverse religioni nella nostra società, il dialogo interreligioso si rivela necessario; ma esso potrà avvenire soltanto se la religione sarà o tornerà ad essere un tema pubblico.

La multiculturalità della società odierna ci riporta all’autocomprensione della fede cristiana e suggerisce anche il secondo motivo per cui il cristianesimo sa di doversi opporre all’odierna tendenza alla privatizzazione totale della religione. Di fatti, per principio, una religione meramente privata non ha alcun posto all’interno del cristianesimo, il quale rischierebbe di perdere la propria anima se degenerasse in un fenomeno puramente privato e se tradisse la propria rivendicazione a svolgere un ruolo pubblico.

Tale ruolo pubblico è assunto dalla Chiesa in ambito politico innanzitutto per il fatto che essa prega pubblicamente per la comunità dello Stato e per i leader politici, come già Paolo esortava a fare il suo discepolo Timoteo: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” (1 Tim 2,1-2). Con la sua preghiera pubblica, la Chiesa aiuta lo Stato a rimanere realmente secolare. Dunque, della responsabilità politica dei cristiani fa parte essenzialmente la loro preghiera per lo Stato. Con questa intercessione pubblica, la Chiesa condivide la preoccupazione cruciale dello Stato, facendo propri i suoi compiti politici nel tradurli in maniera religioso-spirituale. Al contempo, la Chiesa incoraggia la responsabilità dello Stato e della politica davanti a Dio e ricorda che il dovere fondamentale della politica consiste nello sforzo di promuovere la giustizia, creando così la condizione necessaria per la pace e servendo gli uomini ed il bene comune; in questo modo, la politica, secondo lo spirito cristiano, potrà essere considerata e portata avanti come la più alta forma di carità.

See More
Image may contain: 1 person, smiling, closeup
Gianluca Barile

+++ BENEDETTO XVI, SAN GIOVANNI BOSCO E L'INGRATITUDINE DEL MONDO +++

Le critiche delle Loro Eccellenze Fisichella e Sciacca e di Sua Eminenza il Cardinale Bra...ndmüller alla decisione di Benedetto XVI di chiamarsi "Papa Emerito", mi ricordano tanto le parole, in questo caso profetiche e attualissime, di San Giovanni Bosco: "Il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l'ingratitudine". Perché, a parte il fatto che la scelta di Benedetto XVI di chiamarsi "Papa emerito" è stata legittima, teologicamente fondata e canonicamente valida, Fisichella, Sciacca e Brandmüller dovrebbero limitarsi a baciare il suolo su cui cammina Ratzinger, già solo per i privilegi che ne hanno ricevuto. Basti pensare che durante il Papato di Benedetto XVI, Fisichella è stato promosso e posto alla guida del Consiglio per la Nuova Evangelizzazione; Sciacca è stato tirato fuori dall'anonimato, eletto Vescovo e piazzato alla Segreteria del Governatorato (per poi essere trasferito da Papa Francesco alla Segnatura Apostolica); Brandmüller ha addirittura ricevuto insieme episcopato e cardinalato. È proprio vero: un bel tacere non fu mai scritto.

See More
Battipaglia (SA) - Nella suggestiva cornice dell’Aula Consiliare del Comune si è svolta la Cerimonia Ufficiale di Conferimento della Cittadinanza Onoraria al Cardinale Kurt Koch. A fare gli onori di casa, la Sindaca Cecilia Francese e il vaticanista...
quasimezzogiorno.org
Nella suggestiva cornice dell’Aula Consiliare del Comune di Battipaglia, si è svolta la Cerimonia Ufficiale di Conferimento della Cittadinanza Onoraria al Cardinale Kurt Koch. A fare gli onori di casa, la Sindaca Cecilia Francese e il vaticanista Gianluca Barile, Fondatore dell’Associazione Internaz...
gazzettadisalerno.it
Image may contain: people standing and indoor
Gianluca Barile

Il Cardinale KURT KOCH in preghiera ai piedi della Madonna della Speranza in occasione del ricevimento della Cittadinanza Onoraria di Battipaglia (Sabato 22 Aprile 2017).

Gianluca Barile added 28 new photos.

Visita ufficiale del Cardinale KURT KOCH (Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, Presidente della Pontificia Commission...e per il Dialogo con l'Ebraismo, Presidente Onorario dell'Associazione Internazionale "Tu es Petrus") alla Compagnia Carabinieri di Battipaglia, guidata dal Capitano Erich Fasolino, in occasione del ricevimento della Cittadinanza Onoraria (Sabato 22 Aprile 2017).

See More
Image may contain: 1 person, standing
Image may contain: 2 people, people smiling, people standing
Image may contain: 3 people, people standing, suit and indoor
Image may contain: 2 people, people smiling, people standing, car and outdoor
Gianluca Barile added 4 new photos.

Altre immagini della visita del Cardinale KURT KOCH, accompagnato da Gianluca Barile, alla Compagnia Carabinieri di Battipaglia.