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Discriminazioni Razziali Italia (Rapporto UNAR 2014)

Dalla metà degli anni ’70, ma soprattutto a partire dagli anni ’80, l’Italia è progressivamente diventato un Paese di immigrazione.Dalla metà degli anni ’70, ma soprattutto a partire dagli anni ’80, l’Italia è progressivamente diventato un Paese di immigrazione.


Dati Statistici e Segnalazioni aggiornate a Ottobre 2014

  • Dopo oltre un quarantennio, alla fine del 2013, gli stranieri residenti in Italia sono ufficialmente 4.922.085 su una popolazione complessiva di 60.782.668, con un aumento rispetto all'anno precedente di 164.170 unità (+3,7%). Un dato che però il Centro Studi e Ricerche IDOS stima sia un po' superiore, ovvero stima una presenza effettiva di 5.364.000 persone in posizione regolare.
  • Le donne sono il 52,7% del totale,
  • I minori oltre 1 milione (925.569 quelli con cittadinanza non comunitaria), 802.785 gli iscritti a scuola nell'anno scolastico 2013/2014 (il 9,0% di tutti gli iscritti).

Superare le discriminazioni per una effettiva Integrazione

L'UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali), nell'ultima edizione del suo Dossier, dedica un'attenzione specifica alla rilevazione di situazioni di discriminazione degli immigrati, "de iure e de facto", in diversi ambiti del loro inserimento nella società italiana. In particolare è stato messo a punto per la prima volta un set di quattro indicatori statistici di discriminazione, elaborati ognuno attraverso un metodo comparativo e riguardanti l'accesso alla casa, l'accesso all'istruzione superiore e universitaria, il tasso di impiego lavorativo e la tenuta occupazionale.


I casi di discriminazione segnalati all'UNAR nel 2013 sono stati 1.142,

  • Il 68,7% su base etnico-razziale. I mass media rappresentano il fronte più esposto (34,2%delle segnalazioni rispetto al 19,6% dell’anno precedente), specialmente dopo la nomina a Ministro di Cécile Kyenge.
  • Consistenti sono anche i casi di discriminazione nei contesti di vita pubblica (20,4% del totale).
  • Accomunati da un’incidenza di poco superiore al 7% di tutte le segnalazioni sono le discriminazioni segnalate nell'accesso al lavoro e ai servizi pubblici.
  • Il 5,1% delle segnalazioni ha riguardato l'accesso alla casa.
  • Valori percentuali minori, ma non trascurabili (attorno al 4%), contrassegnano le discriminazioni denunciate nei confronti della scuola e delle forze pubbliche.
Di particolare importanza è proprio l’accesso all'abitazione, diventato più problematico a causa della crisi del settore. Secondo i dati di "Scenari Immobiliari", le 40mila compravendite effettuate da stranieri nel 2013 sono meno della metà rispetto a quelle degli anni antecedenti la crisi (erano state 135mila nel 2007) e anche il volume finanziario si è ridotto a 7,8 miliardi di euro (16,8 miliardi di euro nel 2007). Ne è conseguita una maggiore canalizzazione nel mercato degli affitti (spesso discriminatorio) e nei bandi dell’edilizia residenziale pubblica.

In diverse circostanze è stato possibile superare la diversità di trattamento solo a seguito dell’azione giudiziaria, del ricorso alla normativa comunitaria (segnatamente della Direttiva CE sui cittadini non comunitari lungo-soggiornanti) e alla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Ad esempio, per tutelare il diritto alle prestazioni di invalidità e all'indennità di accompagnamento, a prescindere dalle condizioni di reddito e di residenza, come anche per tutelare l’accesso all'edilizia residenziale pubblica, è dovuta intervenire la Corte Costituzionale (sentenze n. 40/2013 e 168/2014), mentre per superare la chiusura nel riconoscimento degli assegni per i nuclei familiari con almeno tre figli è stato necessario l’orientamento uniforme della magistratura di merito.

Tuttora, a livello amministrativo, si fatica a recepire che i bandi per i concorsi pubblici (tranne alcune ristrette tipologie) non possono essere riservati ai soli cittadini italiani o comunitari.

Non mancano le resistenze inverse e, mentre il Ministero della Giustizia ha ritenuto superata la legge sulla stampa (n.47/1948), circa il requisito della cittadinanza italiana per diventare direttori di testate giornalistiche, qualche giudice di merito non è stato in sintonia con questa apertura.

In ambito sportivo, durante il campionato professionistico di calcio 2013/2014 sono stati numerosi gli episodi di discriminazione legati alla diversa origine razziale o territoriale (ben 118). L’Osservatorio su Razzismo e Antirazzismo nel calcio ha monitorato anche 55 episodi di razzismo (di cui 14 in campo) nel calcio dilettantistico, che coinvolge un numero maggiore di giocatori stranieri o di origine straniera. E molto resta da fare per eliminare le “discriminazioni istituzionali” che impediscono agli stranieri (inclusi quelli di seconda generazione) l’accesso al calcio professionistico.

Particolarmente odiose sono le discriminazioni a motivo della propria fede. Con l’immigrazione la società italiana è diventata strutturalmente multi-religiosa e si stima che tra gli stranieri le appartenenze religiose si ripartiscano in questo modo:
  • Mussulmani 33,1%,
  • Ortodossi 29,6%,
  • Cattolici 18,5%,
  • Religioni orientali 6,4%,
  • Evangelici e altri cristiani 5,0%,
  • a seguire altri gruppi di ridotte dimensioni tra cui Ebrei.
Questo tema, trattato nel Dossier da un gruppo di studio interconfessionale(cattolici e protestanti), porta a interrogarsi su come favorire l’incontro tra persone di diversa fede religiosa.

Anche la riflessione sulla devianza (reati) degli immigrati bisogna che sia più rigorosamente basata sui dati statistici.
  • Le denunce contro italiani sono passate da 467.345 nel 2004 a 642.992 nel 2012 (+37,6%),
  • Le denunce contro stranieri sono passate da 224.515 a 290.902 (+29,6%) nello stesso periodo.
E ciò, nonostante che nello stesso periodo (2004-2012), i residenti italiani sono diminuiti, mentre quelli stranieri, pur essendo quasi raddoppiati (da 2.210.478 a 4.387.721), hanno visto diminuire la loro incidenza sul totale delle denunce. Non appartiene al vero quindi, le "bufale" fatte circolare ad arte sul fatto che i reati vengono commessi per la maggior parte da stranieri.

Dalla vicinanza alla condivisione
Spesso gli atteggiamenti di chiusura sono dettati da visioni parziali e poco chiare del fenomeno migratorio, che contrastano con il suo carattere strutturale. Per questo motivo l’UNAR ha deciso di sostenere la diffusione del Dossier Statistico Immigrazione 2014, uno strumento in cui l’assenza di presupposti ideologici si unisce all'impegno per comunicare in modo accessibile le evidenze statistiche e le relative implicazioni.

Si rende, innanzitutto, necessario un intervento più incisivo da parte delle istituzioni, che non possono limitarsi a uniformarsi a posteriori ai dettami della giurisprudenza e delle Direttive europee.Conoscenza e corretta comunicazione sono fondamentali per superare le resistenze (anche emotive) e i toni accesi che spesso pregiudicano la riflessione, come continua ad avvenire di fronte al fenomeno degli “sbarchi”. Questi, così come vengono presentati nei titoli delle testate giornalistiche, nel corpo degli articoli, sul web, fomentano la psicosi del pericolo e alimentano risposte di chiusura. Tra l’altro, si parla quasi sempre di irregolari e clandestini, mentre si utilizza raramente il termine “richiedenti asilo”, lo si è fatto solo in 85 degli oltre 12mila articoli monitorati tra il 2013 e il 2014 per conto dell’Associazione Carta di Roma.

L’impegno per una società coesa e dinamica, dove ognuno fruisca di pari diritti, doveri e opportunità, deve coinvolgere tutti, istituzioni, cittadini italiani e cittadini stranieri, questi ultimi sia individualmente che nelle loro forme associative. L’immigrazione è stata portatrice di diversità culturali e religiose che hanno alimentato il dibattito sul confronto tra mondi e tradizioni culturali differenti e sulle pretese incompatibilità con la tradizione democratica dell’Occidente. In realtà, la frattura rischia di essere interna alla cultura occidentale qualora questa non riesca a far fronte alle nuove sfide e ad attualizzare le implicazioni della sua tradizione civile e religiosa.

È tempo di passare “dalle discriminazioni ai diritti”.


Stranieri - STATISTICHE
In Europa
  • Residenti stranieri 34,1 milioni
  • Incidenza su popolazione totale 6,8%
  • Residenti nati all'estero 50,9 milioni (incidenza 10,1%)
  • Acquisizioni di cittadinanza 817.000
  • Richieste di protezione internazionale (2013) 435.385.

In Italia

  • Stima dei cittadini stranieri regolarmente presenti 5.364.000
  • Cittadini stranieri residenti 4.922.085
  • Incidenza sulla popolazione residente 8,1%

Distribuzione territoriale residenti
:
  • Nord 60,1%
  • Centro 25,4%
  • Sud 14,6%

Continenti di origine (2012)
:
  • Europa 52,8%
  • Africa 20,9%
  • Asia 18,3%
  • America 7,9%
  • Oceania 0,0%

Inserimento Sociale
  • Prime 5 collettività di soggiornanti non comunitari, Marocco 525mila,  Albania 503mila, Cina 321mila, Ucraina 234mila, Filippine 166mila
  • Prime 3 collettività di residenti comunitari(2012), Romania 933mila, Polonia 89mila, Bulgaria 48mila
  • Permessi di soggiorno scaduti e non rinnovati 145.670
  • Visti per famiglia 76.164
  • Domande di protezione internazionale presentate 26.620
  • Domande di protezione internazionale accolte 61,1% delle 23.565 esaminate
  • Nuovi nati 77.705
  • Minori non comunitari 925.569
  • Iscritti a scuola anno scolastico 2013/2014 802.785 (9,0% degli scritti totali), di cui il 51,7% nato in Italia (Si Ius Soli per loro)
  • Soggiornanti per studio 52.059
  • Acquisizioni di cittadinanza 100.712
  • Matrimoni misti (2012) 20.764
  • Visti per lavoro subordinato 25.683

Approfondimenti
• Dossier Statistico UNAR 2014 (Download) --> http://bit.ly/1LkHLvL
• Discriminazioni razziali 2013 (Nostro Articolo) --> http://bit.ly/1gLGeC2
• Bufale virali dei Razzisti (Nostro Articolo) --> http://bit.ly/1i0Njha
• UNAR (Sito Internet) --> http://www.unar.it/


Mappa del Razzismo e delle discriminazioni etnico-religiose nel Mondo