Alcune testate regionali e nazionali mi accusano di "strizzare l’occhiolino" al nuovo governatore Musumeci per mantenere il mio incarico di amministratore unico di Sicilia Digitale che mi fu affidato da Rosario Crocetta attribuendomi in modo offensivo uno squallido movente, e cioè l’intenzione di mantenere lo “stipendio” della Regione Siciliana. Premesso che di quello “stipendio” non ho proprio bisogno, dato che io, a differenza dei tanti politicanti di mestiere, ho un lavor…o che faccio con grande soddisfazione, svolgendo l'attività di avvocato in varie città d'Italia, tanto che conduco non uno, ma ben tre studi legali, a Roma, Milano e Palermo, pensavo che nell’intervista rilasciata a un importante quotidiano nazionale fossi stato chiaro, seppur inevitabilmente sintetico. Ma, pur di strumentalizzare le mie parole, mi si accusa di "capriole e giravolte" che non mi appartengono. Non si tratta di "equilibrismi", ma di "equilibrio istituzionale", ferme restando le opinioni politiche di ciascuno. Veniamo ai fatti. Basta rileggersi le cronache e le mie varie pubbliche dichiarazioni in questi anni per scoprire che non ho mai votato per Crocetta e non ho mai avuto simpatie per il PD, partito che anzi considero mio avversario politico e rispetto al quale mi considero alternativo da sempre. Ricordo che alle precedenti elezioni regionali ho sostenuto Giovanna Marano, avversaria di Crocetta, e che poi fu anche candidata alle politiche nelle liste di Rivoluzione Civile. Ribadisco la mia stima (personale e istituzionale) per il neo presidente Musumeci, che non è ovviamente condivisione dell’ispirazione politica della sua coalizione, ma ribadisco altresì la mia disistima per certi personaggi delle liste che lo hanno sostenuto (uno è stato arrestato ieri, appena eletto). Infine ricordo che l'amministrazione di una partecipata non è un ruolo di sottogoverno, ma un incarico istituzionale, specie nel mio caso, in considerazione della particolare situazione di Sicilia Digitale e delle finalità del mio incarico che ho accettato solo per dare un contributo in una situazione difficilissima. Ho preso le redini di questa società dopo che, sotto l'effettivo controllo di gruppi e interessi privati, e con la complicità della politica di allora e il silenzio della stampa, sono stati fatti pagare ai cittadini siciliani, a costi di gran lunga superiori ed a volte perfino quadruplicati, gli stessi servizi che ho poi assicurato durante la mia gestione a prezzo di costo. Ed è davvero indegno il tentativo, costante e mistificante, di capovolgere la realtà, cercando tutt'ora di ignorare una situazione così grave ed onerosa per i siciliani, costata centinaia di milioni di euro, e che io ho per primo denunciato, milioni di euro che avrebbero potuto aiutare a risanare la nostra comunità siciliana negli ospedali, nelle scuole, nelle infrastrutture e nella tutela dell'ambiente dove viviamo. So bene di avere messo alla porta di questa società affaristi e speculatori che prima la facevano da padroni e che non vedono l'ora di rientrare dalla porta principale e di farsi un "altro giro" sulle spalle dei siciliani. Ho perfino dovuto fare un blitz per recuperare i server della Regione Siciliana che incredibilmente erano "sequestrati" nel nord d'Italia. Fare tutto quest'ordine e pulizia è stato un grande lavoro, ma è per me motivo di grande orgoglio poter contribuire ogni giorno a ciò che dovrebbe essere naturale: il compito di ogni società pubblica, in quanto senza fini di lucro, dovrebbe essere esclusivamente quello di dare un servizio efficiente e trasparente ai siciliani, obiettivi difficili da realizzare da società private che devono invece perseguire il profitto a tutti i costi. Questo è sempre stato fino ad oggi il mio compito, pubblico e istituzionale, per il quale l'incarico mi è stato affidato e per il quale l'ho accettato. Del resto, non si capirebbe altrimenti perché Crocetta ha nominato me, politicamente così distante e critico verso il suo partito di appartenenza. Ed un incarico istituzionale non muta se muta la maggioranza dell’organismo a cui fa riferimento. Questa dovrebbe essere la regola. Con quell’intervista ho solo manifestato rispetto per la storia e la figura di Musumeci ed ho suggerito di guardare anche la storia di questa società, prima e dopo la mia gestione, e tenere in considerazione l’interesse dei cittadini siciliani, a fronte delle decine di milioni di euro di denaro pubblico da me fatte risparmiare, facendo pulizia, mantenendo i livelli occupazionali e migliorando i servizi. Non ero del Pd con Crocetta, non diventerò di destra con Musumeci. Ma credo che la logica spartitoria degli incarichi, secondo i criteri dell’appartenenza, che ha sempre regnato in Sicilia e nel Paese vada abbandonata.
Antonio Ingroia