Cosa resteeeeerà di questi anni novaaantaaa?!
Io non se le precedenti generazioni musicali siano state altrettanto unite e lo siano state così a lungo. So solo che tra molti musicisti "degli anni novanta" si è instaurato un legame forte, fraterno, leale. E duraturo.
Con la chiusura del Velvet alcuni di noi hanno giocato a sancire la fine di un'epoca musicale. Ci siamo detti sorridendo, "questa sera terminano definitivamente gli anni '90, ok?".
E ci sta....
Ci sta con la storia del Velvet, uno dei templi di quel decennio musicale innaturalmente protratto per almeno altri tre lustri in assenza di dighe significative in grado di arginarne contenuti, valori, senso e se posso aggiungere…generosità.
Ci sta per il fatto che oggi -ed era ora- in Italia si intravedono musicisti e band, capaci di scrivere il proprio pezzo di storia.
Capaci di esporsi, di metterci finalmente la faccia senza paura.
Di abbattere i paraventi dei trend e delle attitudini. Capaci di usare benissimo le parole e disposti a sporcarsi anche le mani lasciando pulito il resto. Capaci, insomma, di uscire dalle pigra comodità dei piccoli circuiti asfittici. Che come ormai si sa, a lungo andare tendono a produrre muffa nutriente per narcisisti oziosi e polemisti inconcludenti.
Gli anni novanta sono, ovviamente, rappresentati da molto altro rispetto a noi tre cazzeggianti qui ritratti. Dalle Posse, all'hard core, dalla old school dell'hip hop alle sperimentazioni controculturali più estreme.
Ma i tre highlander qui in posa simboleggiano bene una ampia schiera di artisti ancora in attività e in discreta salute.
Dispiace rovinare la festa a quanti, pur di attenuare la scontentezza per i propri deludenti risultati hanno costantemente imputato a coloro che "ce l'hanno fatta" lo scippo di terreno e di ossigeno. Questa generazione ha fatto di tutto per aprire varchi, intrecciare reti senza esclusioni per accogliere tutti e per salvaguardare luoghi e spazi fondamentali per la musica.
Non solo per la propria.
Ci siamo trovati infinite volte sopra sotto e dietro il palco a mettere a disposizione i nostri suoni, il nostro tempo le nostre energie, senza nessun tornaconto, in centinaia di cause.
Facevamo cose da adulti senza nemmeno rendercene conto.
Abbiamo cambiato le sorti politiche di città date per perse e già quasi in mano ai nemici del nostro modo di intendere la socialità.
Abbiamo sostenuto e difeso realtà e spazi di libertà in innumerevoli occasioni.
Abbiamo onorato i nostri morti.
Alcuni hanno investito risorse per creare piccole, combattive e importanti etichette: La tempesta, tanto per citarne una recente.
Sono state tentate imprese ambiziose volte a rendere il posto in cui viviamo musicalmente più aperto e simile ad altre nazioni europee.
Il festival Tora Tora ad esempio, tanto per usare una sigla che per molti identifica, nel bene o nel male , una parte della musica di quel periodo.
Con quell'iniziativa si cercava di dimostrare a tutti che anche nei numeri- visto che è sempre stata l'ossessione per i numeri una delle nostre malattie culturali- la musica "indipendente" poteva rivendicare ruoli e spazi più ampi nel canali di comunicazione. Non a beneficio di quel singolo gruppo o artista.
Per più di venti anni gli artisti '90 hanno entusiasmato, deluso, cambiato la vita a molte persone, infastidito altrettante altre. Ma è bello scoprire che in molti tra i nuovi protagonisti (musica, cinema, letteratura, arti visive) dichiarano di essere cresciuti sotto i nostri palchi, o di avere deciso di incominciare a suonare a scrivere, in qualche modo a crederci sul serio grazie ai concerti e agli album, di quel periodo.
Detesto le celebrazioni, la musica stantia mi deprime da sempre, anzi mi fa proprio del male.
Ma per quanto mi riguarda, nelle occasioni come quella della festa di chiusura del Velvet ritrovo il clima di festa di sempre. La voglia di voglia di esserci di incontrare quelle persone lì, di condividerne gli abbracci e di ascoltare molte di quelle canzoni.
Segni cedevolii dell'età?